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mercoledì 16 Ottobre 2019

Turchia alla riconquista dei Balcani, Erdogan a Sarajevo

Il presidente turco Erdogan a Sarajevo, ex impero ottomano. «Guiderò l’islam nei Balcani, gli attacchi dell’Europa non ci divideranno».
-Il leader turco in Bosnia Erzegovina ha fatto leva sulle radici musulmane comuni in una parte di quei territori per allargare l’influenza nella regione.
-E a caccia di voti per le elezioni politiche e presidenziali di giugno.

Turchia alla riconquista dei Balcani

Parte da Sarajevo la sfida del presidente turco Erdogan all’Europa. Non una contro crociata la sua, , precisa Marta Ottaviani su La Stampa, ma poco ci manca. Erdogan con i toni della campagna elettorale intern in un Paese che le guerre di religione armate la ha sofferte sino a 2 anni fa, e quelle politiche le vive tuttora sulla pelle. Grandi accoglienze nella Sarajevo un tempo multietnica e cosmopolita, oggi città musulmana poco tollerante nei confronti dei bosniaci di altra religione, slavi di fede cristiana romana o bizantina, non converti durante il dominio ottomano. Sarajevo della decine di nuove moschee a farle da corona, molte delle quali finanziate da Ankara.
La motivazione ufficiale della visita, un dottorato honoris causa nell’università che lui ha fatto costruire, ma soprattutto per tenere un discorso in vista delle prossime elezioni politiche e presidenziali nella Mezzaluna, fissate per il 24 giugno prossimo e dove Erdeogan si gioca il tutto per tutto, in una situazione economica e di democrazia in pesante crisi.

Prima volta di un comizio fuori dai confini nazionali diretto alle comunità turca che risiede all’estero, ma che vota e conta. Ci aveva già provato lo scorso anno, in occasione del referendum costituzionale, ma il «No» di Berlino e di Amsterdam provocò una mezza crisi internazionale. . Contro quella parte di Ue, un vendicativo Erdogan: «Voglio ringraziare per questo invito e l’opportunità di questo discorso. Quei Paesi europei che si definiscono la culla della democrazia hanno fallito, ma i bosniaci sono stati i veri democratici».
Poi è partito l’affondo, da quel passato ottomano, rincorso come un’età dell’oro perduta. «L’Europa non è un luogo nuovo per i turchi, siamo stati parte dell’Europa per secoli ai tempi degli Ottomani e proteggeremo i turchi che vivono in Europa come i nostri occhi».

Memoria imperiale in chiave moderna, da quando gli Osmali tentarono la penetrazione nel Vecchio Continente. «Dovete assolutamente prendere la cittadinanza dei Paesi dove vivete – ha detto Erdogan, ricordando che ci sono circa 6 milioni di turchi che abitano all’estero -. Non dite di no. Ma non dimenticatevi la vostra lingua e la vostra religione e dovete tramandarle ai vostri figli». I turchi, in patri a fuori chiamati a difendersi. «Alcune nazioni – ha aggiunto il Reis – stanno agendo in modo oltraggioso nei confronti della Turchia e cercando di dividere i turchi che vivono all’estero».
C’è solo una soluzione, secondo il presidente, per impedire tutto questo: «Fate politica attiva – ha esortato Erdogan mentre una folla in delirio lo acclamava sventolando migliaia di bandiere turche -. Dovete andarci voi in quei parlamenti, non i traditori». Il capo di Stato ha poi chiesto di votarlo alle prossime elezioni. Qualche timore di troppo per questa elezione anticipata che era per celebrare il suo trionfo di Presidente neo ottomano dopo la Turchia laica che fu di Ataturk.

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