15 agosto 1947, India indipendente. Ora l’autoritarismo induista di Modi tra purezza della razza e magia nera

Anche Michele Marsonet non fa sconti di ferragosto andando a ficcanasare per il mondo. E anche lui ne scopre della brutte, anche se ce le racconta con educazione accademica. E il sovranismo-nazional-populista induista che il premier indiano Modi pratica nella versione locale del nostrano fascismo, diventa un più ‘politicaly correct’, «Politiche divisive».
Un po’ alla Orban, per stare vicino a casa, o al sovranismo alla Trump, o ad altri nazionalismi autoritari o esplicitamente dittatoriali modello russo o cinese che crescono nel mondo. Con qualche pensierino da farci sopra anche in casa.

Narendra Modi, Il premier della Federazione Indiana, insiste nel praticare politiche divisive, rivolgendosi alle masse indù presso le quali continua a godere di grande popolarità.

Addio a Gandhi e Nehru

Questa volta l’occasione è stata fornita da una manifestazione organizzata dal Partito del Congresso, laico ed erede della tradizione di Gandhi e Nehru. In minoranza nel Parlamento di New Delhi, gli esponenti del Congresso hanno sfilato contro la crescente disoccupazione e l’aumento del prezzo del riso vestiti di nero in segno di lutto.
Modi ha subito reagito con un “tweet” in cui accusa i suoi oppositori di diffondere in questo modo la magia nera (“kala jadu” in lingua Hindi). A prima vista suona ridicolo, ma occorre rammentare che la credenza nel potere della magia nera è tuttora diffusissima nella popolazione indiana, ragion per cui le parole di Modi possono causare gravi conseguenze sul piano politico.

‘Kala jadu’, magia nera’ e il Nero politico

Il leader dell’opposizione, Rahul Gandhi, ha risposto invitando il premier ad essere serio affrontando i problemi reali del Paese. Tuttavia Modi non si è dato per vinto, aggiungendo che i politici del Congresso stanno cercando di diffondere la magia nera illudendosi di nascondere la loro insignificanza indossando abiti neri.
“Costoro – ha concluso il premier in carica – non capiscono che stregoneria, magia nera e superstizione non aiutano affatto a riconquistare il consenso degli elettori”.

Superstizione e fede di massa

Frasi sorprendenti poiché, in realtà, è proprio Narendra Modi a sfruttare per fini politici la superstizione diffusa tra le masse. L’accusa non può certo essere rivolta al Partito del Congresso, che da sempre promuove il laicismo e il dialogo pacifico tra le molte religioni presenti nella Federazione (e soprattutto tra indù e musulmani).
Il primo ministro in carica, invece, non perde occasione per esaltare la superiorità della componente indù, praticando politiche discriminatorie mei confronti di islamici, cristiani (sia cattolici che protestanti) e buddhisti. Strategia che ha ovviamente causato l’aumento della tensione in tutta la Federazione.

Razzismo religioso e purezza della razza

E’ una situazione preoccupante, poiché la polemica innescata da Modi cade proprio mei giorni in cui ricorre il 75mo anniversario dell’indipendenza dell’India (15 agosto 1947). L’attuale premier ha più volte affermato che l’India dovrebbe appartenere soltanto agli indù, senza peraltro chiarire quale sorte intende riservare a tutti coloro che non lo sono.
D’altra parte Modi ha pure lanciato un progetto volto a ricostruire la storia genetica della popolazione, per tracciare la “purezza” delle razze che compongono il miliardo e 400 milioni di cittadini indiani.

Ondeggiando tra Usa, Russia e Cina

A tutto ciò va aggiunta la politica estera ondivaga del premier. La Federazione Indiana fa infatti parte del “Quad”, alleanza strategica anti-cinese, assieme a Stati Uniti, Giappone e Australia. Negli ultimi tempi, tuttavia, Modi ha assunto posizioni sempre più anti-occidentali, avvicinandosi alla Russia di Putin e, soprattutto, alla Cina di Xi Jinping.
Fatto strano, visto che la Repubblica Popolare è una sorta di “nemico storico” dell’India, e che i due colossi asiatici sono tuttora impegnati in sanguinose operazioni belliche nella regione dell’Himalaya.

‘La più grande democrazia del mondo’? Povera democrazia

Contraddizioni a non finire, dunque, che lasciano perplessi gli analisti internazionali, e inducono molti a dubitare del futuro di quella che ama autodefinirsi “la più grande democrazia del mondo”.

Condividi:
Altri Articoli