
Relatrice la verde francese Gwendoline Delbos-Corfield, sintetica e dura: «L’Ungheria non è più una democrazia. Era più che mai urgente che il Parlamento prendesse questa posizione, considerando il ritmo allarmante con cui lo Stato di diritto sta arretrando in Ungheria». Ovviamente dura la reazione di Budapest: «È incredibile – ha reagito Fidesz (ex Partito popolare europeo), il partito di Orbán – come persino nella crisi attuale una maggioranza di sinistra del Parlamento Europeo continui a concentrarsi sull’attacco all’Ungheria».
Contro la risoluzione hanno votato Lega e Fratelli d’Italia, mentre a favore avrebbero votato gli eurodeputati di Forza Italia. Fratturae polemiche pericolose alla vigilia del voto. La vicinanza anche personale oltre che politica di Giorgia Meloni e Matteo Salvini all’autoritario leader ungherese Orban era nota. Diventa atto politico il voto di rottura con la larga maggioranza Ue e soprattutto con l’alleato Berlusconi. Il leader di Forza Italia: “Non staremmo nel governo se non sarà liberale, cristiano e soprattutto europeista e atlantista”.
In una nota Raffaele Fitto, co-presidente del gruppo dei Conservatori, e altri sette eurodeputati Fdi denunciano «l’ennesimo attacco politico nei confronti del legittimo governo ungherese», insistendo sulla linea ‘sovranista’ contro sui si è schierata Forza Italia. «Mi occupo d’Italia – glissa invece Salvini – e vorrei salvare i posti di lavoro in Italia, lascio ad altri occuparsi di Ungheria, Turchia, Russia, Cina», cerca di prendere le distanze Salvini, cercando di salvare capra e cavoli.
«L’Ungheria che sfrutta i soldi europei non ne rispetta le regole e gli obblighi. E c’è una cosa ancora peggiore: Lega e FdI che prendono le parti di Orban. Anche oggi. In barba agli interessi italiani». Attacco via Twitterv della responsabile Esteri della segreteria dem, Lia Quartapelle. «Tra pochi giorni l’Italia dovrà scegliere da che parte stare: con gli alleati di Orbán o con l’Europa che difende i diritti di tutti». «Ancora una volta i partiti di Meloni e Salvini si schierano dalla parte dei regimi illiberali» per l’M5s Laura Ferrara . «Chi si piglia si assomiglia» ironizza il segretario di +Europa Benedetto Della Vedova.
Il Parlamento elenca gravi problemi sul fronte del funzionamento costituzionale, del sistema elettorale, dell’indipendenza della magistratura, della corruzione, della libertà di espressione, delle minoranze. Sullo sfondo, la virata sempre più autoritaria di Orbán, alla base di una procedura in base all’articolo 7 del Trattato Ue (violazioni dei valori fondanti dell’Ue), e all’attenzione anche della Commissione, che per questa ragione rifiuta di approvare il Pnrr ungherese (6 miliardi di euro). Gli eurodeputati chiedono a Bruxelles di non approvarlo ed escludere Budapest anche da altri fondi Ue.
Secondo l’agenzia Reuters, la Commissione dovrebbe raccomandare la sospensione del 70 per cento dei fondi di coesione (in totale a 22,5 miliardi di euro) destinati all’Ungheria, in base al regolamento che lega i fondi Ue al rispetto dei valori fondamentali. Budapest ha però annunciato per lunedì un pacchetto di riforme nella direzione chiesta da Bruxelles, che potrebbe cambiare la situazione.
Intanto, da Washington si vogliono evitare strappi e ribadiscono che «l’Ungheria è un paese partner e un alleato Nato», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price. «Le alleanze si basano anche sui valori comuni e sono quelli che gli Usa vogliono sempre vedere rispettati». Il Parlamento Europeo delibera scemenze? E chi li decide i ‘valori comuni’? Quelli di Biden o quelli di Trump, ad esempio? Inciampo diplomatico con scemenza.
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