Genocidio a Gaza l’accusa alla Corte Internazionale che minaccia Israele e Usa

Questa volta l’accusa formale è veramente pericolosa: la Corte Internazionale di Giustizia (IJC) potrebbe accusare Israele di genocidio a Gaza, dopo la richiesta del governo del Sudafrica. E Haaretz stamane, dopo il vertice notturno del governo informa: «Israele contesterà le accuse di genocidio del Sudafrica davanti alla Corte internazionale di giustizia». L’accettazione inevitabile del giudizio.
Intanto, la Corte Suprema israeliana ha respinto la riforma della giustizia pro Netanyahu, affermando la possibilità di bloccare norme del governo ‘irragionevoli’. Governo che intanto annuncia che Israele rimarrà in guerra per tutto il 2024, ma richiama parte dei riservisti.

 

I tragici ‘dati di fatto’

22mila palestinesi uccisi in 87 giorni a cui si aggiungono almeno 7mila dispersi. Altri 57.600 i feriti. Significa che in 87 giorni il 4% della popolazione palestinese della Striscia è stata uccisa o ferita. Due terzi sono donne e minori. 8mila i bambini uccisi nei raid.

Questa volta non sarebbe ‘carta straccia’

Vertice notturno del governo: «Israele contesterà le accuse di genocidio del Sudafrica davanti alla Corte internazionale di giustizia». Difesa a sottolineare la pericolosità di un eventuale procedimento

«La Corte di Giustizia – scrive Haaretz – ha una grande influenza nella formazione del diritto internazionale. Il riconoscimento delle rivendicazioni del Sudafrica, potrebbe consolidare la percezione che Israele stia commettendo un genocidio nella Striscia di Gaza», afferma la dottoressa Shelly Aviv Yeini, esperto di diritto internazionale. Il problema, per Netanyahu è che, a differenza della Corte Penale Internazionale, che conduce procedimenti contro privati, la IJC, invece, si occupa delle controversie giudiziarie tra gli Stati. E, in questo secondo caso, Israele ha firmato una convenzione vincolante. Cioè, per capirci, l’eventuale sentenza di condanna della Corte di Giustizia Internazionale ‘pesa’ e ha anche un effetto ‘a cascata’ su chi sostiene i sanguinosi bombardamenti sulla Striscia.

L’accusa e la scelta del tribunale

Secondo quanto scrive Haaretz, il Sudafrica (espressione importante del Brisc e del sud del mondo) nella sua denuncia, afferma che «Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, e non sta agendo per punire coloro che incitano al genocidio. Inoltre, c’è un uso indiscriminato della forza è un allontanamento forzato dei residenti». Concludendo poi, seccamente, che tra le reazioni israeliane denunciate «ci sono crimini contro l’umanità e crimini di guerra». Per il governo di Pretoria, alcune di queste azioni «soddisfano la definizione basilare di genocidio».

Conseguenza reali possibili?

Quali potrebbero essere gli effetti di questa iniziativa giudiziaria internazionale? Intanto, la proclamazione di un cessate il fuoco temporaneo, da parte dei giudici dell’Aja, attraverso un’ingiunzione notificata a Israele (da assumere nei prossimi giorni), per evitare ai palestinesi «ulteriori danni irreparabili». Il Sudafrica chiede anche ai giudici di ordinare a Netanyahu «di consentire ai palestinesi allontanati dalle loro case, nella Striscia di Gaza, di ritornarvi; di smettere di privarli di cibo, acqua e aiuti umanitari; di garantire che gli israeliani non incitino al genocidio e punire coloro che lo fanno; di consentire un’indagine indipendente delle sue azioni».

La furibonda reazione di Israele

Furibonda la risposta delle autorità di Tel Aviv. Israele accusa il Sudafrica di «una diffamazione nel sangue, priva di fondamento legale, che costituisce un vile sfruttamento e oltraggio alla Corte». Dal Ministero degli Esteri l’accusa di  complicità con Hamas «che chiede la distruzione di Israele. Hamas è responsabile della sofferenza dei palestinesi nella Striscia di Gaza, quando li usa come scudi umani e ruba loro gli aiuti umanitari». Il comunicato conclude sostenendo che «Israele è impegnato nel rispetto del diritto internazionale, e dirige i suoi sforzi militari contro Hamas e i gruppi terroristici che collaborano con loro e solo contro di loro».

Possibile passaggio giudiziario comunque difficile

Al di là delle schermaglie propagandistiche, resta la realtà di uno spinoso procedimento giudiziario internazionale da affrontare. Haaretz dice che già ieri si sono svolti i primi, concitati, vertici per fare il punto della situazione. Secondo gli esperti Israele rischia, quantomeno un’ingiunzione temporanea di cessate il fuoco. E un’apertura di procedimento che, certamente, non gli gioverebbe dal punto di vista dell’immagine diplomatica a livello mondiale. Secondo Haaretz, anche il capo di Stato maggiore dell’esercito, Herzl Halevi, sarebbe stato avvisato della piega che potrebbe prendere la questione.

La Corte di Giustizia Internazionale

Le ‘raccomandazioni’ degli esperti dello Stato ebraico, (come il professor Eliav Lieblich e la professoressa Shelley Yeini) invitano il governo a non prendere sottogamba la denuncia del Sudafrica. La Corte di Giustizia Internazionale è un organismo prestigioso, che fa giurisprudenza, le cui sentenze, soprattutto, ‘marchiano a fuoco’ da un punto di vista etico e morale i presunti colpevoli. Se poi la Corte dovesse ritenere «non manifestamente infondato il caso», stabilendo di portare avanti il procedimento, allora il danno di immagine sarebbe catastrofico.

Gli estremismi interni a danno di Israele

Certo, le dichiarazioni di alcuni ministri che hanno ipotizzato scenari da Armageddon, non aiutano Israele a scrollarsi di dosso l’impressione che il suo attacco sia più una rappresaglia che una operazione di autodifesa. Gli esperti che consigliano il governo di Tel Aviv, ora hanno parlato e sono stati chiari: l’apertura di un procedimento per genocidio in attesa di sentenza, sarebbe già di per se un colpo durissimo.

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