Banche Usa nuovo inciampo: First Republic Bank fallita e ceduta a JP Morgan

Le autorità statunitensi hanno preso il controllo della banca in crisi, trasferendone debiti e attività a uno degli istituti più grandi del paese. È accaduto questa mattina, alcune ore prima dell’apertura della Borsa statunitense.
La First Republic Bank, tra le più grandi del paese e in enormi difficoltà economiche dopo il fallimento di Silicon Valley Bank, ‘sotto amministrazione straordinaria’ con la vendita della maggior parte delle sue attività a JP Morgan Chase, uno degli istituti più grandi del paese.

Federal Deposit Insurance e la sfiducia

Fidarsi forse e bene, ma non fidarsi troppo è molto più prudente. La Federal Deposit Insurance Corporation, l’ente federale Usa che offre garanzie sui conti correnti, ha chiuso le attività della banca, entrata in crisi oltre un mese fa e già oggetto, da settimane, di tentativi di salvataggio, che non avevano però fermato il crollo delle sue azioni in Borsa e il ritiro dei soldi depositati da parte dei suoi correntisti.

Secondo le autorità di controllo, JP Morgan assumerà tutti i 103,9 miliardi di dollari di depositi di First Republic e acquisterà la maggior parte dei suoi 229,1 miliardi di dollari di attività.

Inciampo di credibilità bancaria

First Republic, era la quattordicesima più grande degli Stati Uniti all’inizio del 2023, ma negli ultimi mesi le sue azioni avevano perso quasi per intero il loro valore dopo una serie di problemi legati alla crisi degli istituti bancari americani di queste settimane che Washington e l’Amministrazione Biden avevamo invano cercato di minimizzare in casa e all’estero. Ma a non crederci sono stati i cittadini americani.

Il fallimento di First Republic Bank è il secondo per dimensioni nella storia statunitense, dopo quello del Washington Mutual, istituto che fallì durante la crisi finanziaria del 2008, e che ancora oggi fa tremare.

Undici banche a sostegno

A metà marzo un piano pilotato dalla segretaria al tesoro Janet Yellen, aveva portato undici delle maggiori banche Usa a intervenire a sostegno della First Republic Bank. Fra le altre JP Morgan, Citigroup, Wells Fargo, Bank of America, Morgan Stanley e Goldman Sachs avevano depositato 30 miliardi di dollari nell’istituto in difficoltà, a cercare di convincere gli investitori che la banca fosse solida. Una pezza ma il buco evidentemente rimaneva e alla fine ha prevalso.

Come Silicon Valley e Signature Bank

Le stesse ragioni che avevano portato ai fallimenti di Silicon Valley Bank e Signature Bank, dalle caratteristiche simili. Di medie dimensioni e con una clientela soprattutto da aziende, con conti correnti corposi che non rientrano nella tutale di legge sul rimborso garantito in caso di fallimento. Lì chi perde paga. E a un certo punto le aziende investitrici, una a inseguire l’altra, hanno spostato altrove molti dei soldi che avevano in deposito.

Dall’inizio della crisi, dalla First Republic Bank, sarebbero stati ritirati capitali per ben 100 miliardi di dollari.

Danaro facile e prestigi generosi

Semplificando molto, First Republic Bank negli anni scorsi si era esposta concedendo prestiti corposi a lungo termine a un tasso d’interesse basso, in linea con il costo del denaro. Nell’ultimo anno la Federal Reserve, ha però aumentato per otto volte i ‘tassi d’interesse’, in pratica il costo del denaro. Lo strumento classico per combattere l’inflazione ridurre l’aumento dei prezzi. Ovviamente. i prestiti concessi in precedenza a tassi inferiori sono diventasti perdita netta per le banche e il ritiro degli investimenti da parte dei grandi correntisti ha reso la situazione non gestibile.

Timori di ‘contagio’ Usa e planetario

L’immediata vendita a JP Morgan hanno l’obiettivo di evitare nuovi possibili ‘contagi’, ricadute su altri istituti finanziari, e rassicurare gli investitori. Secondo gli analisti non ci sono al momento altre banche in una situazione simile a quella di First Republic Bank e quindi a rischio di fallimento.

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