Odessa rimuove la zarina Caterina che l’aveva fondata. I simboli e l’odio delle sofferenze

Via la statua dell’imperatrice russa che fondò la città sul Mar Nero. Senza feste né proteste. Una scelta probabilmente discutibile ma soffocata, nel bene e nel male, dalla quotidianità dei blackout e degli allarmi aerei. Già sostituita dai bolscevichi, la statua monumento era tornata nel 2007 con i soldi di un ambiguo affarista. Quindici anni dopo, nuova rimozione politica, per finire ora nelle cantine del museo civico, se ancora ne resterà uno nella città sul Mar Nero che la zarina Caterina la Grande aveva voluto nel 1794, nel territorio perso dall’Impero ottomano.

Derussificazione governativa e odio popolare

La statua di Caterina II, l’imperatrice russa del XVIII secolo, è stata rimossa nella notte a Odessa dopo che il consiglio regionale ha approvato una risoluzione per smantellare i monumenti che simboleggiano il passato imperiale russo. La statua fa parte del Monumento ai Fondatori di Odessa che comprende altre figure dell’epoca zarista. Situato in una piazza centrale, è stato ripetutamente vandalizzato dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio che ha spinto molti ucraini a rifiutare i legami storici del loro Paese con Mosca. Il monumento a Caterina ha una storia lunga e complicata: fu eretto nel 1900 secondo il progetto di un architetto di Odessa, Yuri Melent’evich Dmitrenkor e abbattuto dopo la presa di potere bolscevica nel 1920 per poi essere restaurato e rimesso al suo posto nel 2007.

La zarina dopo Lenin

Dopo la rivoluzione di Maidan del 2014 il parlamento ucraino ha approvato una legge di ‘decomunistizzazione‘ che prevedeva la rimozione delle statue di Lenin e di altri personaggi del regime sovietico. Il mese scorso il Parlamento locale ha votato per lo smantellamento della statua di ‘Caterina la Grande’ e di quella dedicata al ‘generale Alexander Suvorov’. Dall’invasione di Mosca, le autorità ucraine stanno rimuovendo i monumenti associati al passato sovietico e imperiale e hanno rinominato alcune strade legate alla Russia, in un processo di ‘derussificazione’.

Luigi De Biase sul Manifesto

«Funziona quasi tutto e funziona come se fosse la normalità. Alla parete accanto allo specchio il barbiere ha scritto ‘Putin puttana’ e ha disegnato in basso un soldato ucraino che ne incenerisce un altro usando un lanciafiamme. Sotto al poveretto, per evitare ogni dubbio, ha aggiunto la parola ‘katsap’, che si usa per i russi in termini non proprio amichevoli. All’ingresso al ristorante avvertono ogni volta: la luce elettrica potrebbe saltare da un momento all’altro, nessuno sa dire di preciso quando, quindi non possiamo garantirvi che riuscirete a mangiare quel che volete ordinare. Quando la corrente finalmente salta i camerieri corrono al tavolo e portano il conto».

Rumore e puzzo di generatori

Di sera in strada i generatori a benzina sovrastano il traffico per rumore e puzzo. La prova che questa città con un milione di anime sulle coste del Mar Nero è dannatamente viva nonostante dieci mesi di guerra, mentre la guerra è ovunque. Al portone del Museo di Belle Arti hanno messo un biglietto per chiedere scusa ai visitatori della chiusura. Fuori, sopra al cancello, c’è un giro di filo spinato. «Qui dovrebbero portare la statua dell’imperatrice Caterina II che una squadra di operai del municipio ha rimosso l’altra notte. La decisione la città l’ha assunta in autunno dopo lunghe discussioni. I lavori sono cominciati mercoledì mattina per poi finire nella notte». Senza troppa enfasi, perché certe radici culturali comuni restano ben nascoste sotto l’odio della guerra.

La piazza prima della scalinata Potemkin

«Sulla piazza triangolare a cento metri dalla Scalinata Potemkin e dal porto di Odessa, c’erano a quel punto un paio di militari di guardia, tre giornalisti di una tv locale con la loro telecamera e due uomini completamente ubriachi». Dalla cronaca corrente apprendiamo che le immagini dell’imperatrice imbragata, sollevata e caricata su un rimorchio arrugginito, nella notte erano già sui social network. «Questo ha generato diverse polemiche sulle vere intenzioni del governo ucraino, che starebbe cancellando, stando alle accuse di alcuni, tutto quel che lega le vicende nazionali alla storia russa».

Caterina la Grande dalla statua sfortunata

Caterina, quando ordinò di costruire Odessa alla fine del Settecento, voleva per il suo impero un grande porto mercantile. Ma una statua con le sue sembianze apparve in città solo nel 1900 e resistette non più di vent’anni, fino a quando i bolsevichi sistemarono al suo posto un monumento alla Corazzata Potemkin. Nel 2007 un affarista locale di nome Ruslan Tarpan ha proposto di riportarla al centro di Odessa, già allora con l’opposizione di tutti i nazionalisti, che non volevano vedere un sovrano russo nella loro città. «Poi i preti ortodossi, che chiedevano di costruire una chiesa cosacca. Infine l’ex presidente Viktor Yushchenko, secondo il quale l’opera sarebbe stata inopportuna». Tarpan, oligarca ante litteram la impose al costo di milioni di euro attuali. E ha fatto costruire nel giro di tre mesi un nuovo sasamento e una nuova statua.

Potere e odio

Ieri al posto dell’imperatrice Caterina hanno messo a sventolare una bandiera ucraina. Non ci sono state né feste né proteste. «Ho ascoltato i due ubriachi nella piazza poco prima che gli operai riprendessero il lavoro e imbragassero la statua. Uno diceva all’altro: non sai quanti appuntamenti ho avuto proprio qui, davanti a questo monumento, quando ancora andavo a scuola. Ma forse erano solo ricordi da ubriachi». L’orrore della guerra affogato nella vodka.

§§§

https://www.rainews.it/video/2022/12/ucraina-rimossa-la-statua-di-caterina-la-grande-a-odessa-70326b78-a327-42e7-959d-3dc03803f7ad.html

Articolo precedente

America incerta: tramonto di Trump, l’età di Biden, la stella DeSantis e il rischio meteore

Articolo successivo

Doveva essere l’anno della liberazione dalla pandemia invece c’ha portato la guerra in Ucraina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Most Popular

Remocontro