Il sempre crudele Generale Inverno

Russia Ucraina da sempre unite almeno nel clima, con qualche sconto a sud verso il mar Nero. Da novembre a fine marzo, sui campi di battaglia e sulle città devastate colpirà l’inverno duro di quelle terre.
L’impietoso ‘Generale Inverno’ che ha alle spalle guerre e tragedie storiche. Due le circostanze note a tutti noi, Napoleone che conquista Mosca vuota ma perde il suo esercito contro l’inverno russo. O Hitler che, avendo vinto sino ad allora tutto, perse la guerra mondiale nella campagna di Russia e in quella eroica resistenza con milioni di morti.
Ma parlare di Napoleone o Hitler sarebbe troppo facile, e Giovanni Punzo insegue le guerre di Generale Inverno molto più lontano nella storia. Inverni e clima parte delle guerre o del cattivo vivere e sopravvivere. Con uno sguardo particolare alle non lontanissime sofferenze italiane.

Prima di Napoleone e Hitler, il clima contro le Legioni romane

L’imperatore Augusto quando apprese della sconfitta di Varo nella foresta germanica di Teutoburgo (9 a.C)), forse avrebbe gridato «Varo, rendimi le mie legioni!». In realtà, le truppe romane, severo settembre tedesco inoltrato a rischio neve. Invece arrivò un violento nubifragio. A parte il timore nato da questo evento atmosferico improvviso che fu attribuito allo sfavore divino, si persero i collegamenti tra le legioni che non riuscirono più ad operare con una massa unica, ma dovettero subire, frammentate in piccoli gruppi, i continui attacchi dei barbari.
Al contrario i Germani videro nella tempesta e nella grandine un segno del dio Thor, signore dei fulmini e del tuono, e raddoppiarono le loro energie per scacciare gli invasori. La battaglia non durò un solo giorno, ma si protrasse più a lungo, fino a quando i Germani non furono completamente padroni del campo e tutti i legionari furono dispersi, uccisi o catturati. Da allora i Romani rinunciarono ad ogni espansione oltre il Reno e nacque di fatto una divisione tra Europa orientale e centrale che durò secoli. In parte sino ad oggi. Tra le guerre e le battaglie segnate dal crima o da eventi attmosferici eccezionali potremmo aggiungere la battaglia di Salamina dei 480 aC, o il ‘Vento divino’ su Kublai Kan nel 1274 contro il Giappone, e l’Incibile Armada finuta male nel 1588.

1709: l’inverno più rigido della storia d’Europa

Tra gennaio e aprile 1709 il continente europeo fu investito da un’ondata di freddo che paralizzò l’intera regione, causando un elevato numero di vittime tra la popolazioni. Il grande inverno, ricordato come il più gelido e disastroso degli ultimi cinque secoli, cominciò alla vigilia dell’Epifania del 1709. Mutamenti climatici del nostro pianeta attribuiti all’eruzione di diversi vulcani, tra cui quello di Santorini, in Grecia, il Vesuvio, il Fuji in Giappone e il Teide di Tenerife, a fare da filtro a scudo al calore del sole.
I termometri di Parigi registrarono un crollo delle temperatura di circa 30 gradi in poche ore. In Italia, per una ventina di giorni la Pianura Padana fu bloccata in una morsa di gelo con temperature che raggiunsero anche i -40 gradi. L’unico osservatorio meteorologico esistente era quello di Berlino che registrò una temperatura media del mese di -8,7 gradi e una minima di -29,4.

La Grande Guerra Italiana sulle Alpi

Per tre anni e tre terribili inverni la Grande Guerra scaraventa migliaia di uomini sul fronte che dallo Stelvio e dall’Ortles scende verso l’Adamello, le Dolomiti, il Pasubio e Asiago. In quegli anni di fuoco, su 640 chilometri di ghiacciai, creste, cenge, altipiani e brevi tratti di pianura cadono circa centottantamila soldati. Alpini e soldati del Kaiser si affrontano divisi tra l’odio imposto dalla guerra. Si ingaggiano piccole battaglie anche a tremilaseicento metri, ma la vera sfida è sempre quella di resistere per rivedere l’alba, la fine della guerra, prima che la morte bianca si porti via le dita di un piede, o la valanga si prenda un compagno. Intanto, l’isolamento, il freddo, i dislivelli bestiali, le frane, le valanghe, la vita da trogloditi, la coabitazione tra soli uomini producono risposte sorprendenti, insolite collaborazioni umane, geniali rimedi di sopravvivenza e adattamento.

La campagna italiana di Russia

Il 21 giugno 1941 Hitler decide l’attacco alla Russia: ‘operazione Barbarossa’. I vertici militari tedeschi sono convinti di chiudere la questione al massimo in cinque settimane. Mussolini è convinto della buona riuscita dell’operazione e vuole condividerne prestigio e vantaggi. Nel luglio 1941 costituisce il Corpo di spedizione italiano in Russia, il Csir. Nel 1942, subentrerà un nuovo corpo di spedizione: l’Armata italiana in Russia, l’Armir, stanziata sul medio Don e coinvolta nel tentativo di resistenza alla controffensiva sovietica. Il 16 dicembre 1942 l’Armata italiana subisce una delle più gravi sconfitte dell’esercito italiano nella Seconda Guerra Mondiale: vengono fatti prigionieri dai russi più di 640.000 soldati, costretti a raggiungere a piedi nella neve i campi prigionia. Tra il 1945 e il 1946, dei 640000 torneranno in Italia solo circa 10000.

La Resistenza nel maledetto inverno 1944

Il novembre del 1944 fu particolarmente freddo. I gruppi partigiani formati dopo l’8 settembre del 1943 sono al secondo inverno. Quelle esperienze partigiane tra le montagne, vissute in nome della libertà e a caro prezzo, dalla Val d’Aosta fino ai mugari del Trentino, Il rapporto tra montagna, Resistenza e libertà fu indissolubile:


«In montagna si va per essere liberi. Se togli la libertà, l’alpinismo, quello vero, non esiste più» dirà Bruno Detassis, autore di oltre duecento via nuove, per spiegare perché il suo amico Ettore Castiglioni, grande alpinista non poteva che essere anche un profondo antifascista.

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AVEVAMO DETTO

Un proverbio popolare dice che la Russia non è mai forte come sembra ma nemmeno mai così debole come appare.

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