
Sudditi ai piedi del Re Maha Vajiralongkorn, Rama X
Negli ultimi vent’anni in Thailandia c’è stata una continua contrapposizione fra le forze legate a militari e monarchia e quelle del milionario in esilio Thaksin Shinawatra: i governi di quest’ultimo e della sorella, Yingluck, furono esautorati da due colpi di stato militari nel 2006 e nel 2014. Dopo l’ultimo, i militari scrissero anche una bozza della nuova Costituzione e nel 2016 la sottoposero a un referendum, facendo però arrestare e processare da tribunali militari coloro che si proclamavano contrari e che avevano espresso l’intenzione di votare contro il nuovo testo.
L’ex generale Prayuth Chan-o-cha, capo dell’ultima giunta militare, tornò poi al potere nel 2019 alla guida di un governo formalmente ‘civile’, grazie al voto dei 250 senatori tutti nominati dall’esercito.
‘Futuro Nuovo’ molto difficile
Il partito vincente ‘Phak Kao Klai’, è considerato l’erede del partito del Futuro Nuovo, nato nel 2018 e sciolto dalla giunta militare nel 2020 segnate da grandi proteste popolari che per la prima volta avevano coinvolto anche l’istituzione della monarchia e in particolare le rigide leggi sul reato di ‘lesa maestà’ che in Thailandia puniscono con pene fino a 15 anni di carcere chi è ritenuto colpevole di aver insultato il Re Maha Vajiralongkorn, conosciuto anche come Rama X.
Il programma del ‘Phak Kao Klai’ prevede fra le altre cose proprio una revisione delle leggi riguardo le offese alla monarchia, ma anche un ridimensionamento del potere dei militari: l’abolizione della coscrizione obbligatoria, la riduzione dei bilanci delle forze armate, il superamento della Costituzione approvata nel 2017. Altre richieste di riforma riguardano l’economia, il superamento della pesante burocrazia regale che rallenta la crescita del paese, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e un salario minimo fissato a 13 dollari al giorno.
Resta da valutare la reazione della giunta militare al governo da nove anni: nonostante la chiara sconfitta elettorale e il bassissimo sostegno ricevuto dalla popolazione, il suo potere in Thailandia resta grande. Un nuovo colpo di stato è considerato dagli analisti improbabile, ma i militari cercheranno comunque di opporsi al cambiamento con gli ampi mezzi garantiti loro dall’ultima Costituzione.
Sulla scia di tale democrazia, anche un pezzo dell’opposizione formale del clan Shinawatra, la famiglia che da decenni contende a militari (e in un certo senso persino alla corona) il potere in Thailandia. ‘Pheu Thai Party’, come eredità di famiglia. E Paethongtarn Shinawatra l’erede, businesswoman figlia minore dell’ex premier Thaksin Shinawatra e nipote di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin e già premier tailandese, anche e lei in un auto imposto esilio di prudenza.
In un paese dove ‘l’ombra del golpe militare è sempre lunga’, come sottolinea Emanuele Giordana, resta il timore d’una ‘ennesima scelta in uniforme’, probabilmente inutile visto che la folle Costituzione affida il potere in mano ai generali ‘col doppiopetto e la mimetica nell’armadio’.