
L’algoritmo del dissesto europeo funziona così: l’inflazione americana, rilevata ieri, resta elevatissima (8,3%); la Federal Reserve sarà obbligata, a breve, ad alzare ancora i tassi d’interesse (fino al 3,25%) e in mezzo ci siamo noi. La BCE arranca e sfiata col suo modesto 0,75% di tasso di riferimento e dovrà per forza (e presto) darsi una mossa, “inseguendo” la FED, se non vorrà vedere l’euro deprezzarsi velocemente e l’inflazione assumere connotati sudamericani. Questo significa congelare tutte le aspettative di crescita economica. Anzi, per dirla in modo sincero, ma brutale, vuol dire recessione.
Ieri, la Borsa di Wall Street ha preso una legnata storica, con l’indice S&P500 crollato di 4,3 punti percentuali. L’inflazione è diminuita di 0,2% rispetto a luglio, ma si è mantenuta più alta del previsto a 8,3%. E questo nonostante i massicci interventi della Federal Reserve e l’approvazione della legge voluta da Biden, “Inflation reduction act”. A questo proposito, diventa feroce la critica politica fatta dal Financial Times all’Amministrazione democratica. Trattando, praticamente, il Presidente americano come uno sprovveduto, messo a capo di un manipolo di incompetenti, FT scrive che ha scelto proprio la giornata di ieri (quella sbagliata), “con l’ottica di strombazzare la legge appena approvata”. È stato un suicidio mediatico in diretta. I dati inaspettati sull’inflazione, però, lo hanno costretto a nascondersi velocemente e a non parlare più, nemmeno per replicare alle critiche dei Repubblicani.
Il loro leader al Senato, Mitch McConnell, è stato pesantissimo: “Poche ore dopo la pubblicazione di questo terribile rapporto, alla Casa Bianca si è celebrata la legge contro l’inflazione. I democratici hanno portato la nostra economia al disastro e ora fanno festa, mentre le famiglie pagano. Non potrebbero sembrare più lontani dal mondo anche se ci provassero”. Ma cosa ha indotto Biden (o, meglio, i suoi consiglieri) a commettere un errore così marchiano? La cosa riguarda pure noi. Il prezzo della benzina. Da sempre ritenuto il termometro più efficace del costo della vita, questa volta ha fatto cilecca, come indicatore. All’inizio dell’estate, era a 5 dollari al gallone, adesso che i mercati del petrolio si sono maggiormente stabilizzati, anche per un ciclo di recessione planetaria, il prezzo è di 3,70 dollari. Biden pensava che questo bastasse a garantire quello che gli esperti chiamano “un atterraggio morbido”. Ma quando mai.
I suoi esperti non gli hanno spiegato che carburanti e alimentari sono componenti “volatili” dell’inflazione. Possono cambiare repentinamente e drasticamente, da un mese all’altro. Quella che, invece, è importante, nel lungo periodo, è la cosiddetta “core”, cioè il nocciolo duro dell’inflazione, il cui paniere è fatto da beni e servizi molto più complessi e assortiti. Negli Stati Uniti, questo tipo di inflazione è salito al 6,3% ad agosto (era il 5,9%), facendo pensare che la Banca centrale Usa dovrà lavorare intensamente, se non vorrà vedersi scappare di mano l’inflazione, come è successo in Europa. È questo il dato che preoccupa maggiormente i mercati e gli investitori. Anche se la percezione della crisi dei prezzi è “duale”: i consumatori guardano, prima di tutto, al carrello della spesa. E il costo per riempirlo si sta impennando troppo velocemente.
Facendo una media ponderata, una famiglie americana, secondo Moody’s, attualmente spende in beni e servizi almeno 460 dollari in più dell’anno scorso. Ryan Sweet, analista della società di rating, è convinto che la FED “ha ancora molta strada da fare…e i dati sull’inflazione sorprendentemente forti indicano che deve continuare a essere aggressiva”.
Attenzione, adesso, a come il Wall Stree Journal, santuario della finanza (e non della politica) americana, distribuisce le colpe di questa devastante inflazione: “Ha iniziato a salire lo scorso anno, quando l’economia Usa si è ripresa dagli effetti della pandemia. I prezzi sono aumentati a causa di un mix di fattori, tra cui la forte domanda dei consumatori, alimentata da tassi di interesse più bassi e stimoli governativi (i sei trilioni di dollari di Biden n.d.r.) , nonché interruzioni della catena di approvvigionamento. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, dell’energia e delle materie prime dovuto all’invasione russa dell’Ucraina, quest’anno ha ulteriormente stimolato l’inflazione a livello globale”. Ergo, possiamo fare una valutazione assolutamente credibile, visto il pedigree di chi la ispira.
Il rialzo dei prezzi è partito dall’America e Putin, con la sua sciagurata invasione dell’Ucraina, ha portato al collasso un sistema planetario già scosso da crisi di altra natura. L’ultima riflessione è un avvertimento: o la Banca centrale europea, fatta da economisti, mette da parte i patetici giochini di una politica di piccolo cabotaggio, ispirati da Ursula Von der Leyen e dalla Commissione, oppure avremo una prova tangibile di ciò che Ralf Dahrendorf chiamava “il conflitto sociale nella modernità”.
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