Polonia bigotta e premier da guerra che invoca il ritorno alla pena di morte

Il premier polacco Morawiecki su Facebook: «Consentiamo la pena capitale per i reati più gravi». «Su questo punto sono contrario all’insegnamento della Chiesa», ha aggiunto il premier, espressione della destra populista di Diritto e giustizia, forte del sostegno elettorale della gerarchia cattolica e dei fedeli intransigenti di Radio Marija. La Polonia allineata alla Bielorussia di Lukashenko, unico paese sul continente europeo a ricorrervi mentre in Russia invece è in vigore una moratoria?

Morawiecki nostalgico della pena di morte

«Ritengo che bisognerebbe tornare a riflettere sulla pena di morte e non essere impulsivi come nel mondo di oggi nel volerla eliminare rapidamente. Secondo me per i reati più gravi dovrebbe essere consentita», ha dichiarato il premier polacco Mateusz Morawiecki, in un intervento su Facebook. Il primo ministro ha poi dovuto smarcarsi dalla dottrina ecclesiastica sull’argomento: «Credo si tratti di una ‘invenzione prematura’ degli anni ’90. Su questo punto sono contrario all’insegnamento della Chiesa», ha aggiunto il premier, espressione della destra populista di Diritto e giustizia, forte del sostegno elettorale della gerarchia cattolica e dei credenti più intransigenti di Radio Marija.

‘Invenzione prematura’

Agenzia ANSA del 31 agosto 1997. «Abolita pena di morte in Polonia. Il presidente Komorowski ha firmato la legge che prevede l’abolizione della pena di morte in qualsiasi circostanza come stabilito dal protocollo 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo». La Polonia era uno dei pochi paesi appartenenti al Consiglio d’Europa in cui era ancora ammessa la pena di morte per i condannati in caso di guerra. Il presidente ha anche firmato la legge di ratifica del Secondo Protocollo facoltativo al Patto Internazionale sui diritti civili e politici sull’ abolizione della pena di morte adottato dall’Onu nel 1989 e sottoscritto dalla Polonia nel 2000.

L’ultima impiccagione

In Polonia, l’ultima condanna a morte era stata eseguita per impiccagione il 21 aprile 1988 nel penitenziario Montelupi a Cracovia, ai danni di un giovane di 29 anni che aveva stuprato e ucciso una donna, segnala Giuseppe Sedia sul Manifesto. Successivamente, fino al 1996, i tribunali avevano emesso altre nove sentenze che prevedevano la pena capitale ma grazie all’amnistia approvata nel 1989, dopo le prime elezioni libere, le condanne furono commutate in 25 anni di carcere. Nel 1997 la pena di morte è stata sostituita nel codice penale polacco dall’ergastolo. Un anno e mezzo dopo sarebbero arrivate le prime amnistie seguite da una vera e propria moratoria, sino alla sua abolizione ufficiale.

Il boia evocato da Morawiecki

Le frasi di Morawiecki sono state espresse a titolo personale e su un social, cercano di attenuare le fonti ufficiali del governo di Varsavia. «Eppure la sua sortita è sorprendente per imprudenza (e impudenza) visto che ricopre una delle più alte cariche della Polonia», il più diffuso commento critico. «Che Morawiecki voglia allineare la Polonia alla Bielorussia di Lukashenko, l’unico paese sul continente europeo a ricorrervi ancora?» la critica delle opposizioni, al momento in difficoltà per il richiamo alle armi rispetto alla guerra della Russia in Ucraina. Sul fronte pena capitale, in Russia è in vigore una moratoria.

Tra la pezza e il buco

Il Pis, il partito di governo, e i suoi alleati hanno provato a correggere il tiro, ma il risultato è decisamente incerto, pezza più vistosa del buco. «Credo che il premier si riferisse soltanto ai delitti di omicidio plurimo o violento e ai crimini di guerra», ha commentato il portavoce del governo Piotr Müller, a gettare forse involontariamente benzina sul fuoco, perché la Polonia, nel frangente ucraino, si sente Paese in guerra.

Polonia superpotenza

Utile ricordare che il governo polacco aumenterà la spesa per la difesa, dal 2,4% del prodotto interno lordo al 5%. Forse solo Stato al mondo ad arrivare a tanto. E che già adesso la Polonia ha più carri armati e obici della Germania, e presto un esercito molto più grande, con 300.000 soldati entro il 2035, rispetto agli attuali 170.000 effettivi della Germania.

Modello e braccio armato Usa in Europa

«Varsavia ha quello che è probabilmente il miglior esercito d’Europa. E diventerà solo più forte», aveva tuonato lo stesso Morawiecki alla vigilia del giorno dell’indipendenza della Polonia. «La Polonia è diventata il nostro partner più importante nell’Europa continentale», avevano risposto gli esponenti dell’esercito americano in Europa. Ora Varsavia, guardando all’Europa, prova a frenare: «la discussione sulla pena di morte non rientra nell’agenda del governo», dichiara il portavoce.

Certo le dichiarazioni del premier -quelle sulla pena di morte e non solo-, non giovano all’immagine del Paese alle prese con una pluriennale disputa su giustizia e stato di diritto con l’Ue, la quale non ha ancora sbloccato i fondi del Recovery Plan destinati a Varsavia.

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