«Guerra, fallimento della politica e dell’umanità», leader religiosi e politici di 40 nazioni a Roma

La Comunità di Sant’Egidio fa incontrare imam, vescovi, rabbini, monaci buddisti, esponenti delle religioni asiatiche, personalità laiche della cultura e della politica a Roma. Presenti anche Mattarella e Macron. Dall’Ucraina alla Siria, dal Corno d’Africa al Nord del Mozambico: non si eternizzino i conflitti, rilanciare orizzonti di pace. La partecipazione di rappresentanti ortodossi sia russi sia ucraini.
All’incontro della Comunità di Sant’Egidio il grido unanime dei presidenti italiano e francese. E il cardinale: guerra, fallimento della politica e dell’umanità.

La pace all ’Onu di Trastevere’

«Una delle cose più sciocche del nostro tempo è dire che volere la ‘pace’ sia essere filo-putiniani. Questo assolutamente non è vero. Perché pace prima di tutto è una parola per gli ucraini, questo martoriato Paese che ha subito l’aggressione russa che ha 8 milione di persone fuori dei suoi confini», il messaggio forte di Andrea Riccardi che emerge dall’evento di Sant’Egidio “Il grido della pace”, la tre giorni internazionale “Religioni e Culture in dialogo” insieme a rappresentanti del pensiero laico e delle istituzioni da oltre 40 nazioni.
Tra loro, presenti in sala e seduti accanto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente francese Emmanuel Macron, che hanno aperto l’assise internazionale organizzata dall”Onu di Trastevere‘.

Presidente Mattarella

Per il presidente Mattarella «serve una pace che non ignori il diritto a difendersi e non distolga lo sguardo dal dovere di prestare soccorso a un popolo aggredito». Dalle affermazioni di principio alla politica, «è anzitutto una sfida in Europa e per l’Europa». «L’Europa non può e non deve permettersi di cadere prigioniera della precarietà, incapace di assolvere al suo naturale ruolo di garante di pace e di stabilità nel continente e nelle aree vicine», che uno a voler leggere il massaggio tra le righe, oltre ai destinatari ovvi, ne può intravvedere anche altri.

Presidente Macron

«In Ucraina la pace è possibile ma sarà quando e quella che loro decideranno e che rispetterà i diritti del popolo sovrano», la premessa del presidente. «Non lasciamo che la pace oggi sia catturata dal potere russo. Oggi la pace non può essere la consacrazione della legge del più forte», facendo riferimento ad un semplice ‘cessate il fuoco’ «che definirebbe uno stato di fatto». E racconta: «Io ce l’ho messa tutta per dialogare con il presidente Putin, ma ora è il momento di parlare, anche “sotto traccia”, con il popolo russo perché “non è la loro guerra”». Ipotesi sovversive export.

La Cei più coraggiosa

«Una nuova via per riallacciare i rapporti così sfilacciati in Europa e nel mondo», per il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Più coraggioso di altri. «Si parla troppo di riarmo, dovremo certamente riprendere un discorso forte per evitare che l’unica logica sia quella militare, chiedere sempre che tutti i soggetti, con audacia e immaginazione, concorrano a tessere la tela della pace».
«Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male».

Papa Francesco al Colosseo

A chiudere «Il grido della pace» al Colosseo il 25 ottobre sarà invece Papa Francesco, annuncia Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio.

«Sappiamo che il tema, sia da parte russa che da parte ucraina – è quello della vittoria. Per noi la vera vittoria è la pace. La guerra è tragica, è terribile e manifestare per la pace non è giustificativo di nessuna politica imperialista, anzi è soltanto l’espressione del desiderio dei popoli che vogliono vivere in pace».

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