Germania, costretta dalla crisi Ucraina a rompere ad est, guarda ad Oriente verso la Cina di Xi

La Germania di storica attenzione al fronte est verso la Russia, costretta dalla crisi Ucraina, dalle spinte Usa e dall’obbedienza Ue a rompere con Mosca (e a subire l’offesa della distruzione dei due gasdotti Nord Stream, il mondo in attesa di sapere chi lo ha fatto), ora si avvicina alla Cina di Xi che per Washington e Bruxelles, può essere politicamente peggio.

Porto di Amburgo

Germania, perso l’est, guarda ad Oriente

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz sembra sempre più intenzionato a muoversi indipendentemente dall’Unione Europea e, soprattutto, a rafforzare i legami con la Cina.
Cosa comprensibile, visto che la Repubblica Popolare rappresenta il maggiore sbocco per le esportazioni di Berlino, in campo automobilistico e non solo. Teme, insomma, che i consumatori cinesi dimentichino la loro preferenza per Mercedes, Audi e BMW, magari privilegiando altri brand stranieri.
La sua politica commerciale, tuttavia, rappresenta un serio problema per la UE, e gli sta inoltre attirando anche pesanti critiche interne. Com’è noto, interessi commerciali e prospettive geopolitiche non sempre vanno d’accordo. Anzi, spesso è vero il contrario.

Tra geopolitica e affari

Il cancelliere però non pare affatto impressionato dalle obiezioni che gli vengono mosse da parecchi esponenti del suo stesso governo, soprattutto da ministri verdi e liberali. Anche se, vista la compattezza non certo eccelsa della sua compagine governativa, qualche preoccupazione dovrebbe pur nutrirla.
Per Scholz, evidentemente, commercio ed economia vengono prima di ogni altra cosa, e per preservare i fiorenti rapporti con la Repubblica Popolare, è davvero disposto a tutto.

Il porto di Amburgo

Persino a cedere il controllo delle infrastrutture principali dell’importantissimo porto di Amburgo alla società statale cinese “China Ocean Shipping Company”, meglio conosciuta come “Cosco”. Si tratta di un’azienda che è uno dei leader mondiali nei settori della logistica e del trasporto dei container.
E’ noto che la Repubblica Popolare controlla già molti importanti porti stranieri, per esempio il Pireo in Grecia. Tantissimi inoltre gli scali marittimi controllati in Asia e in Africa.

La portualità europea letta in cinese

In questo caso, però, si parla del porto maggiore del più importante Paese europeo, e questo fa la differenza. Senza tener conto delle obiezioni dei suoi ministri e della Commissione Europea, il cancelliere si recherà a Pechino il prossimo 4 novembre.
Sarà dunque il primo leader europeo a visitare il “nuovo Mao” Xi Jinping, che ha appena ottenuto il terzo mandato dal XX congresso del Partito comunista. Sbarazzandosi al contempo di tutti e potenziali avversari e riempiendo di fedelissimi il nuovo Politburo.

Von der Leyen, Scholz, Schroeder

A Bruxelles la mossa di Scholz desta preoccupazione, giacché la Commissione vorrebbe avere più tempo per impostare i rapporti con Xi dopo il suo trionfo totale al congresso del Partito. Ritenendo, inoltre, che grandi operazioni di questo tipo vadano gestite in modo collettivo, e non a livello di singoli Paesi.
A Berlino rimproverano ancora a Gerhard Schroeder, uno dei predecessori socialdemocratici di Scholz, i suoi rapporti privilegiati con Putin e Gazprom. E se ora il cancelliere porterà in dono a Xi l’accordo sul porto di Amburgo, avremo un altro caso.

Comunque è evidente che la Germania, forte del suo grande surplus commerciale, tende a comportarsi in questi casi quale potenza indipendente, che poco si cura degli interessi UE.

Articolo precedente

L’America del ‘troppo Ucraina’, congressisti democratici chiedono a Biden colloqui di pace diretti con la Russia

Articolo successivo

Iran, rabbia curda e delle donne alla commemorazione di Mahsa. La polizia spara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Remocontro