
Vi fu un tempo in cui i partiti socialdemocratici dominavano in modo pressoché completo la scena politica nei Paesi scandinavi, e avevano una presa molto forte anche in Germania e nel Regno Unito.
Ora quel tempo sembra definitivamente tramontato, o almeno, con situazioni molto varie e spesso in contraddizione tra loro.
La bella premier Sanna Marin ha perso le elezioni in Finlandia, cedendo voti ai partiti della destra tanto moderata quanto sovranista. Ci sarà quindi un governo di destra che, per i finlandesi, è una grande novità.
Petteri Orpo, il leader conservatore che ha ottenuto la maggioranza relativa nelle ultime elezioni del 2 aprile, sembra intenzionato a spostare il Paese ancora più a destra alleandosi con il Partito dei Finlandesi che a Helsinki rappresentano, per l’appunto la destra estrema.
Stesso discorso per la Svezia, altro bastione storico della socialdemocrazia. Anche a Stoccolma, infatti, la destra ha vinto a mani basse, particolarmente nella sua versione più radicale.
In Scandinavia la sinistra, analogamente a quanto è avvenuto in tante nazioni europee, sembra aver perso il contatto con i cittadini comuni. Quest’ultimi vorrebbero sentir trattare dei problemi del lavoro e i socialdemocratici, invece, parlano in prevalenza dei diritti delle coppie arcobaleno.
Vorrebbero che venissero affrontati i dilemmi dell’immigrazione clandestina, e i rappresentanti della socialdemocrazia esaltano piuttosto i vantaggi della maternità surrogata.
Si è insomma verificato uno scollamento con gran parte dell’opinione pubblica, senza che la sinistra se ne rendesse ben conto. Si può anche rispondere che, in Germania, socialdemocratico è l’attuale cancelliere Olaf Scholz. Tuttavia il suo partito non è riuscito a conquistare la maggioranza, e il governo tedesco è preda dei contrasti tra le formazioni politiche che lo compongono, tutte più o meno dello stesso peso.
Non dissimile la situazione nel nostro Paese, dove l’avvento di Elly Schlein alla guida del PD, che dovrebbe essere un partito socialdemocratico, ha per ora condotto all’esaltazione dei diritti di ogni tipo, in attesa dei discorsi sui doveri (che sono altrettanto importanti dei diritti).
La crisi delle socialdemocrazie non sembra destinata a finire in breve tempo.
Proprio perché, a molti dei loro vertici, manca la consapevolezza che il mondo è cambiato, e non serve molto inseguire certi valori moda del momento. Ma piuttosto recuperare i valori che in passato erano difesi da personaggi come Willy Brandt e Olof Palme.