Top Gun occidentali al servizio della Cina. Generali e ammiragli in offerta. Privatizzazione delle guerre

Fronte Ucraino a distrarre mentre la vera contrapposizione tra Occidente ed Oriente, oltre i fronti deboli di Russia-Nato, cambiano oceano ed emisfero. La partita per ora principalmente economica -ma non solo-, tra Cina e Stati Uniti. La notizia a stupire è che Pechino è riuscita ad ingaggiare ex piloti militari britannici come consulenti ed addestratori. Forse anche qualche americano o dintorni, ma lì entriamo nel segreto doloroso e quindi molto protetto.
Infatti, centinaia di ex ufficiali americani hanno ottenuto l’autorizzazione per nuove e più redditizie carriere lavorative al servizio di Paesi stranieri. Forse non citando la Cina. I dettagli da Piero Orizio su Analisi Difesa

“Revolving Door”, porta girevole

La migrazione di personale di alto rango – e non solo – dalle Forze Armate alla politica o al privato. Il fenomeno aveva fatto parlare particolarmente di sé durante il secondo dopoguerra iracheno, ma il suo riorno di oggi è ancora più controverso e a suo medo rischioso. Oggi che il business della difesa e sicurezza privata si è espanso all’estero -da monarchie del Golfo, a Russia e soprattutto Cina-, si parla di sicurezza nazionale.

Le mani cinesi sui piloti occidentali

Secondo la BBC una trentina di ex piloti militari britannici sarebbe stata reclutata per addestrare gli uomini dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese. Alle controparti asiatiche gli ex piloti di Sua Maestà fornirebbero da diversi anni informazioni su piloti e velivoli occidentali per far comprendere loro come operano e sviluppare, quindi, adeguate tattiche e contromisure. Capacità tali da poter fare la differenza in caso di futuri possibili conflitti, come ad esempio quello per Taiwan.

La RAF vola lontano, e Boris sapeva

Già dal 2019 il Regno Unito era a conoscenza di una piccola parte di ex piloti al soldo di Pechino. Ad essere reclutati allora, professionisti ultracinquantenni congedati da tempo non solo dalla Royal Air Force ma anche dalle altre componenti aeree delle Forze Armate di Sua Maestà – Royal Navy e British Army, e da quelle di altri Paesi alleati. Piloti esperti di velivoli da combattimento Typhoon, Jaguar, Harrier e Tornado o di elicotteri Merlin e Wildcat, velivoli datati ma comunque funzionali. Con 271.000 euro l’anno per addestrare ad usarli.

Cacciatori di ‘teste volanti’

Del reclutamento sarebbero incaricati degli ‘head-hunter’ – cacciatori di teste – della società sudafricana ‘Test Flying Academy of South Africa’, la TFASA. Obiettivo dei cinesi anche piloti attualmente in servizio (ma nessuno si sarebbe lasciato lusingare dalle loro offerte, ovviamente dicono) inclusi –solite ‘voci non confermate’-, addirittura piloti di F-35.

Chi spia chi?

Nessuna legge violata per gli ex piloti al servizio di Pechino, ma il Ministero della Difesa britannico  li ammonisca dall’assumere incarichi in grado di “erodere il vantaggio difensivo del Regno Unito”. Tutto il personale in servizio e in congedo è vincolato dall’Official Secrets Act che si sta procedendo a rivedere con maggiori strumenti di tutela attraverso un nuovo ‘National Security Bill’. Nuove norme sollecitate dell’MI-5 che imporranno a chiunque venga assunto da un Governo straniero di dichiarare le proprie attività nel dettaglio. Fare la spia per non essere accusate di spionaggio traditore.

Pechino nega, Londra alla Le Carré

Il ministro degli esteri cinese nega il reclutamento di piloti britannici come istruttori, ma il Sunday Express svela voci molto credibili di un sorprendente doppio-gioco orchestrato da Londra. Con i britannici che avrebbero convinto dei propri connazionali a mettersi al servizio dei cinesi per carpirne quante più informazioni possibili. E alcuni di loro sarebbero entrati in contatto con gli aerei cinesi di ultima generazione. Una opportunità spionistica senza precedenti.

L’America fa la dura

Nella settimana in cui è trapelata la vicenda dei piloti britannici reclutati dai cinesi, Washington ha chiesto alle autorità australiane di arrestare un ex pilota di AV-8B Harrier dei Marines, presumibilmente reclutato da Pechino. Daniel Edmund Duggan, 54 anni, ex cittadino americano, tra il 1989 e il 2002 ha servito nei Marines degli Stati Uniti come pilota e, successivamente, come istruttore tattico esperto, col grado di maggiore. Durante la sua carriera è stato anche ‘exchange pilot’ con la Marina Spagnola con centinaia di ‘appontaggi’ su 7 diverse portaerei e portaelicotteri da assalto anfibio.

Mercato via LinkedIn

Duggan, secondo il profilo LinkedIn, ha iniziato a lavorare a Qingdao, Cina, nel 2017 come amministratore di AVIBIZ Limited, descritta come “società di consulenza generale in ambito difesa”. Azienda registrata ad Hong Kong e formalmente chiusa nel 2020. Secondo il Washington Post l’ex pilota dei Marines avrebbe fornito ai cinesi informazioni riservate su tattiche e tecnologie e ulteriori tipologie di addestramento. Ma non solo piloti britannici ed americani. L’Australia stessa sta investigando su propri ex piloti e il Ministero della Difesa ha annunciato più severe regole di riservatezza.  

E poi, a catena, tanto altro

Procedure simili alla Difesa della Nuova Zelanda, con quattro ex piloti della Royal Mew Zealand Air Force che avrebbero lavorato per la società sudafricana (ma chi sa dove) al centro della vicenda. Altri casi anche per Canada e Francia. Le Figaro ha parlato di un ex pilota di Super Étendard che era stato imbarcato sulla portaerei Charles de Gaulle. La solita sudafricana TFASA, e la proposta di pilotare un J-11BH cinese con un contratto di 3 anni, a 20.000 euro al mese. Non male. Ma non sempre tutto fila liscio. Ai comandi di un jet cinese JL-10 caduto nella provincia di Anhui, ad inizio anno, vi sarebbe stato un cittadino francese.

Ma il pilota austro-americano

Corsi, ricorsi, richiesta di estradizione Usa per un cittadino non più americano, carcere antiterrorismo e tentazione Quantanamo. America vendicativa e tanti colpi di scena. In alcuni documenti della sua ex società – Top Gun Australia – del dicembre 2013, Daniel Edmund Duggan avrebbe indicato come indirizzo di residenza di Pechino -Edificio 1-1, No. 67 Caiman Street, Chaoyang Road, Pechino-, lo stesso di un certo Su Bin.

Vecchi nemici tornano

Su Bin è un uomo d’affari cinese arrestato in Canada nel 2014 e condannato a 46 mesi di prigione nel 2016 da una corte di Los Angeles. Si era dichiarato colpevole di un tentativo di hackeraggio dei computer di un contractor della Difesa americano –la Boeing – per rubarne i progetti di aerei militari tra il 2009 e 2014, insieme a due ufficiali dell’Aeronautica Militare cinese. Sulla scia dell’arresto di Duggan, sappiamo di un altro ex pilota e contractor, Shapour Moinian, ex elicotterista dello US Army, condannato ad un anno e otto mesi per aver venduto informazioni riservate a Pechino.

La Grande Fuga, dall’Afghanistan in poi

La “Revolving Door” (porta girevole) è una pratica molto diffusa negli Stati Uniti: ufficiali delle Forze Armate che finiscono a lavorare per società private che progettano e realizzano sistemi d’arma o servizi difesa. Il General Accounting Office del Congresso sostiene che nel 2019 ben 14 dei principali contractor della difesa hanno assunto 37.000 persone che nei precedenti 5 anni avevano concluso carriere militari o civili al Dipartimento della Difesa; 1.700 di loro ricoprivano posizioni dirigenziali.

Il tesoro militare di Alì Babà

Tra il 2019 e 2020 ai cinque maggiori contractor Usa -Lockheed Martin, Boeing, General Dynamics, Raytheon e Northrop Grumman- hanno ottenuto 286 miliardi di dollari in contratti per la difesa. Lockheed Martin ha ricevuto ben 75 miliardi di dollari solamente nell’anno fiscale 2020. Ma l’allineamento sospetto tra profitti privati e processi decisionali militari rischia ripercussioni devastanti sulle politiche di difesa e sicurezza nazionale.

Costs of War Project

Secondo un report del Costs of War Project del settembre 2021 la dipendenza dai contractors nel dopo ‘11 Settembre’ è cresciuta a livelli impressionanti. E più della metà del budget della difesa del 2019 – ben 370 miliardi di dollari-, è finito ad aziende private. Società che hanno speso decine di milioni di dollari in attività lobbistiche durante la preparazione del ritiro dall’Afghanistan, un Paese in cui il numero di contractors superava di due a uno quello delle truppe.

Project On Government Oversight

Per monitorare l’andamento della “Revolving Door” il Pentagono ha creato uno specifico database con i nomi di ex funzionari civili ed ufficiali delle Forze Armate che hanno raggiunto posizioni di un certo rilievo in società che si aggiudicano almeno 10 milioni di dollari all’anno in contratti del Dipartimento della Difesa. In tre anni sono state individuate almeno 170 società che hanno assunto 479 ex ufficiali e funzionari civili del Pentagono da parte dai “Top Five” della Difesa: Raytheon e Northrop Grumman 24, Boeing almeno 23, General Dynamics 8 e Lockheed Martin ben 44.

Washington Post

Per raccogliere informazioni sulla “Revolving Door” all’estero, il Washington Post ha dovuto citare in giudizio Forze Armate e Dipartimento di Stato. Il Governo americano ha cercato di opporsi alla divulgazione di documenti secondo il ‘Freedom of Information Act’. Dopo una battaglia legale durata due anni, nel settembre 2021 il giudice ha stabilito che «il pubblico ha diritto di sapere se alti dirigenti delle Forze Armate si stanno approfittando dei loro incarichi per crearsi opportunità lavorative con governi stranieri durante il pensionamento».

Cifre finali, da paura

Alla fine è emerso che dal 2015 più di 500 militari americani – molti generali, ammiragli ed ufficiali di grado elevato – pensionati o congedati, hanno iniziato a lavorare per governi stranieri o società da essi possedute – come contractors, consulenti o lobbisti grazie alla loro professionalità, incarichi ricoperti ed influenza politica acquisita arrivando a percepire stipendi e benefit a sei e, a volte, anche a 7 cifre. Molto più di quanto un militare americano possa percepire in servizio attivo.

Ufficiale Usa in contanti

Un generale a quattro stelle delle forze armate americane guadagna circa 204.000 mila dollari all’anno come paga base, un ex colonnello dell’Esercito è stato assunto come consigliere per l’Esercito emiratino a 324.000 dollari all’anno. Sempre il Washington Post ha individuato molti ex ufficiali che hanno indicato su LinkedIn di essere al servizio di governi esteri, senza che sia stata riscontrata traccia né di loro richieste di autorizzazione, né della relativa approvazione federale. Il Dipartimento della Difesa, in questi casi, potrebbe prendere provvedimenti come la sospensione dell’erogazione della pensione ma finora è intervenuto “meno di cinque volte”.

‘Periodo di raffreddamento’

Lo stesso per il cosiddetto periodo di “raffreddamento”: almeno uno o due anni, prima di trattare negli stessi settori dalla parte privata. Ma in certi casi iniziano già a mettersi al servizio di governi stranieri quando stanno ancora lavorando per il Pentagono. Stiamo parlando di Paesi coinvolti in conflitti, repressioni e violazioni dei diritti umani. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in Yemen, ad esempio. Nel marzo 2020 un colonnello dell’Air Force in congedo ha ottenuto l’autorizzazione per una proposta di lavoro da 300.000 dollari in una società di lancio satelliti negli Stati Uniti, che però era di proprietà russa.

Ex comandanti NATO e dei Marines

Il mercato estero più importante per gli ex militari americani, però, è rappresentato dagli Emirati Arabi Uniti, precisa Orizio. Sono stati 280 quelli che vi hanno lavorato come contractors e consiglieri negli ultimi 7 anni; molti più che in qualunque altro Paese. Gli emiratini investono 22 miliardi di dollari all’anno per la Difesa e hanno contato fortemente sul personale a contratto statunitense per costruire ciò che molti definiscono la “piccola Sparta”, tra le più forti Forze Armate del mondo arabo. Il più noto ad aver operato per loro è stato l’ex generale dei Marines James Mattis, ex Segretario alla Difesa nell’amministrazione Trump.

Addestrare costa

L’addestramento di un Navy Seal costa agli Stati Uniti dai 350.000 ai 500.000 dollari, mentre, come emerso da un’audizione al Parlamento australiano, addestrare un pilota di caccia come quelli reclutati dai cinesi costa più di 9,75 milioni di dollari. Per arginare la fuoriuscita di personale negli anni più caldi di Afghanistan e Iraq i governi americano e britannico erano intervenuti aumentando stipendi ed indennità anche fino al 50%, e attraverso altre forme di supporto per migliorare le condizioni di servizio e ridurre l’attrattività del settore privato.

Concorrenza impossibile con gli sceicchi

Ma nulla di paragonabile a quanto possono offrire gli sceicchi o i funzionari cinesi di turno per riformare le proprie Forze Armate. Alleati, rivali, nemici e, perfino, organizzazioni criminali che hanno le risorse, la lungimiranza e la spregiudicatezza per accaparrarseli. Negli anni 90, il Cartello del Golfo di narcotrafficanti ha reclutato operatori dei reparti speciali per crearsi la propria forza paramilitare in grado di tener testa agli altri narcotrafficanti e, soprattutto, alle Forze Armate e della polizia messicane: ‘Los Zetas‘.

Diplomazia sotterranea, chi influenza chi

Vi sono poi una serie di delicate questioni di diplomazia sotterranea e di reciproca influenza. La presenza di ex militari americani alle “corti” straniere consente di influenzarne la politica a favore degli Stati Uniti – acquisti di sistemi d’arma americani, rafforzamento di alleanze e concessioni, impedire relazioni con Paesi nemici degli Stati Uniti, ecc. O ad esempio, a influenza rovesciata, ‘riabilitare’ regimi molto discutibili o indirizzare le decisioni Usa verso una politica estera, militarizzata orientata verso i propri interessi.

Contractors e politica della difesa

Urgente che il Congresso Usa riesca a limitare l’influenza sia dei contractors della difesa, che di governi stranieri sulla politica americana interna ed estera, in un momento in cui il budget della difesa degli Stati Uniti ha raggiunto uno dei livelli più elevati della sua storia – 770 miliardi di dollari – e lo spettro della guerra su vasta scala e forse anche nucleare è tornato a farsi vivo.

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