Davos, la vergogna dei più ricchi e incapaci del pianeta

Un pianeta di sempre più ricchi e di sempre più poveri, e anche se sei un relativamente povero tra i ricchi ma se sei ancora una persona per bene, la cosa un po’ ti dovrebbe indignare. Almeno il tempo di quello che a catechismo ci avevano insegnato come ‘esame di coscienza’. Ma a Davos, World Economic Forum, l’esame di coscienza non è in programma, e la diseguaglianza sempre meglio organizzata non conosce crisi.
Il nuovo rapporto di Oxfam all’apertura del World Economic Forum a Davos.

Sempre più ricchi e sempre più, molto più poveri

La pandemia, i cambiamenti climatici, il caro energia e l’inflazione hanno prodotto pochi ‘grandi ricchi’ e moltiplicato i ‘sempre più ricchi’, ma senza esagerare. Assieme a molti poveri, e ai sempre più poveri. È quanto emerge dal rapporto Oxfam «La diseguaglianza non conosce crisi», pubblicato – come di consueto – all’apertura del World Economic Forum (Wef), a Davos, sulle Alpi svizzere, che già la località prescelta la dice lunga, che Cortenina D’Amepzzo passa per località da turismo popolare.

‘Cooperazione’ dove ognuno corre per se

Oltre 2700 i partecipanti, tanti economisti che le crisi spesso le causano e poi le analizzano, una cinquantina di Capi di Stato, ma quasi nessuno tra quelli che veramente contano e poi deludono, e poi ‘aria fritta’. Ah, scusate, dimenticavamo il presidente ucraino Zelenzky in video, che non può mancare a nessun meeting, visto che trova persino il tempo di andare da Bruno Vespa a Porta a porta.

Colpevoli e anche pessimisti

Ad eccezione del Cancelliere tedesco Olaf Scholz, non sarà presente nessun leader del G7, visto che di Grandi s’è persa la misura politica e visto che le aspettative sono basse, brutte, quasi pessime, e non fa bene mostrarsi al proprio elettore dove si parla di «recessione globale, mentre l’economia continuerà ad essere segnata dalle tensioni geopolitiche».

Per fortuna i ‘super-ricchi’ –informa Gabriela Bucher, direttrice di Oxfam– hanno superato ogni record nei primi due anni della pandemia, inaugurando quelli che potremmo definire i «ruggenti anni ’20’ del nuovo millennio». E noi siamo felici.

Globalizzazione in crisi?

Un mondo frammentato da guerra, nazionalismi e tensioni geopolitiche crescenti, ma ora i protagonisti di gran parte di questa disgrazie provano a dirci come forse ne usciremo, ovviamente dopo che tutti noi avremo pagato un prezzo molto salato. E visto che le disgrazie non vengono mai sole, il World Economic Forum ci avverte che dobbiamo prepararci, oltre che alla recessione globale nel 2023, anche a un ‘dis-ordine mondiale’, che sta trasformando la globalizzazione come l’avevamo conosciuta finora.

La colpa fu del rosso fiorellin…

Non solo colpa della guerra della Russia -oggi assente per castigo- e neppure le barriere commerciali fra Stati Uniti e Cina, e della gara perversa tra Bruxelles e Washington che si scontrano (facendo finta di non farlo) su chi sussidia di più la propria industria perf far andare a piucco quella dell’amico concorrente. Colpa di chi manca? Sarà per questo che al vertice di quest’anno nelle Alpi svizzere fanno più rumore gli assenti dei presenti:

mancano gli oligarchi russi, il presidente americano Joe Biden e il cinese Xi Jinping, come pure il francese Emmanuel Macron, il premier britannico Rishi Sunak, il canadese Justin Trudeau e il rieletto leader brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.

Per fortuna gli amati miliardari

In compenso, sulla lista degli invitati ci sono oltre 100 miliardari, rappresentanti sauditi e degli Emirati Arabi, innumerevoli Ceo e operatori finanziari di Wall Street. Con la politica che formalmente decide, quasi assente. Sospetto di codardia, il nostro, condiviso da chi, anche in Oxfam, ritiene che la loro assenza sia una dimostrazione di come l’economia globale non sia più materia su cui i capi di stato hanno il controllo, ormai esercitato da un ristretto manipolo di privati che noi non sianmo chiamati ad eleggere. Anzi, che in gran parte, neppure conosciamo

Disuguaglianze favorite dal fisco?

I numeri parlano chiaro. Dal 2020 l’1% dei più ricchi si è accaparrato quasi il doppio dell’incremento della ricchezza netta globale, rispetto al restante 99% della popolazione mondiale. Le fortune dei miliardari crescono alla velocità di 2,7 miliardi di dollari al giorno, mentre almeno 1 miliardo e 700 milioni di lavoratori vivono in paesi in cui l’inflazione supera l’incremento medio dei salari.

Quando il povero non servirà più neppure come forza lavoro

Intanto i governi delle regioni più povere spendono oggi quattro volte di più per rimborsare i debiti rispetto a quanto destinano per la spesa pubblica in sanità. Col risultato che ogni quattro secondi una persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere. Ovviamente, ‘Ça va sans dire’, il debito degli ultra poveri e con gli ultra ricchi.

Sempre meno tasse per i ricchi

Come il malvagio delle favole, anche quello vero ama esagerare. E dopo decenni di tagli alle tasse sui più ricchi, una tendenza che si traduce in povertà, migrazioni, conflitto sociale e crisi delle democrazie, basterebbe un’imposta del 5% sui grandi patrimoni «potrebbe generare per la lotta alla povertà affrancando dalla povertà fino a 2 miliardi di persone». Ma noi siamo adulti e non crediamo più alle favole.

World Economic Forum, massoneria per ricchi

«La percezione popolare è che il WEF sia un’organizzazione segreta e sinistra simile a qualcosa uscito da un romanzo di James Bond», si lascia scappare Larry Elliott sul Guardian. A Davos solo passerella, dove non c’è nessuno tra quelli che alla fine decidono, salvo quei 100 miliardari di cui abbiamo detto.

Mentre qualcuno opportunamente ricorda che la prima Grande Guerra in Europa viene combattuta a poco più di duemila chilometri dalle piste innevate di Davos.

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