La Germania si scopre ‘grande malata’ d’Europa

Alla Porta di Brandeburgo la protesta degli agricoltori su cui l’ultra destra ha messo le mani. Ma i numeri non mentono: la Germania e la ‘grande malata’ d’Europa. Lo scorso anno il Prodotto interno lordo è diminuito dello 0,3%, facendo scrivere al Financial Times che quella tedesca «è stata la performance peggiore della grande economia mondiale». Con qualche preoccupazione per casa nostra dove molta industria è a supporto di quella tedesca.

Il Paese sbanda e si ferma

La recessione produttiva si ripercuote, inevitabilmente, sulla qualità della vita e alimenta tensioni sociali crescenti. Così, l’inizio del 2024 è stato caratterizzato da pesanti scioperi ferroviari e da turbolente e massicce manifestazioni di protesta degli agricoltori, che hanno messo in ginocchio tutta la rete nazionale dei trasporti. Che una volta era famosa per la sua efficienza, mentre, in questo momento, invece viaggiare in Germania diventa una scommessa. Le Ferrovie hanno un deficit di 30 miliardi di euro, sono descritte come ‘in crisi permanente’ e con livelli di puntualità bassissimi.

Per i sindacati, non si investe da decenni e il materiale è decrepito. I macchinisti hanno promesso di dare battaglia, proclamando uno sciopero ‘permanente’: chi si mette in viaggio è avvisato, lo fa a suo rischio e pericolo.

Agricoltori inferociti

Da parte loro, invece, i coltivatori, letteralmente inferociti, contestano i tagli ai sussidi per il carburante. La tensione è alle stelle, e ha raggiunto livelli inimmaginabili e, probabilmente, anche sottostimati dal governo. A tal punto che lo stesso vice-Cancelliere e Ministro dell’Economia, Robert Habeck, è stato inseguito dai manifestanti e costretto a rifugiarsi sul traghetto che lo riportava a casa dalle vacanze. Il settore, dunque, è in rivolta e intere ‘divisioni corazzate’ di agricoltori, a bordo di trattori e cingolati di tutti i tipi, hanno praticamente paralizzato centri urbani e svincoli autostradali.

Il governo di Olaf Scholz ha anche previsto (in perfetta sincronia) un forte aumento dei pedaggi delle ‘autobahn’ per i mezzi pesanti, col risultato di fare inferocire anche gli autotrasportatori.

Ferrovie+trattori+camion

Sciopero anche degli autotrasportatori che hanno unito i loro camion ai trattori già presenti nelle piazze, tanto per riscaldare ancora di più le protesta. Ma la Cancelleria di Berlino segue un’agenda di interventi ispirati dall’Unione Europea guidata dalla tedesca Ursula Von der Leyen. Le strategie per sviluppare la ‘green economy’, che limita l’utilizzo di macchine agricole che bruciano combustibili fossili. Più facile a dirsi che a farsi. Anche se l’intento è lodevole nel lungo periodo, resta il fatto che occorre sconvolgere sistemi e modelli produttivi consolidati da decenni. E questo provoca dure reazioni, che in democrazia si possono pagare con la perdita del consenso. Ecco perché, dietro la crisi dell’agricoltura tedesca e dei trasporti ferroviari spuntano anche timori di facili speculazioni politiche.

La peggior destra cavalca la rabbia

Quando Joachim Rukwied, Presidente dell’Associazione dei coltivatori tedeschi, parla ‘di 100 mila trattori’, scesi in strada e pronti a bloccare la Germania, dimostra un potere contrattuale che può fare gola a molti partiti. In particolare, secondo diversi analisti, i più abili a inserirsi nelle crepe di questa frattura sociale sembrano essere gli esponenti dell’estrema destra, quelli dell’AFD, l’Alternative fur Deutschland, con forti richiami al peggior passato tedesco. Nel 2024 si voterà in Sassonia e in altri Laender orientali e la capacità dei ‘populisti’ di cavalcare la protesta comincia a fare paura. Anche perché, per chi crede più ai sondaggi che alle favole, i dati comincino a parlare chiaro.

La stampa britannica boccia Scholz

Secondo il Guardian, l’82% dei tedeschi non è soddisfatto del governo di Scholz e della sua coalizione ‘semaforo’ composta socialdemocratici, verdi e liberali. Per la verità, le critiche siano generalizzate, toccando anche i ‘piani alti’ della politologia internazionale. L’ultimo numero dell’Economist, per esempio, dedica un editoriale alla Germania che esprime più di un rimpianto per la figura di Angela Merkel. «Una ricerca su Google – scrive l’Economist – rivela che il leader della Germania è un uomo chiamato Olaf Scholz, ma la sua figura è così incolore e insignificante che saresti perdonato se non lo sapessi».

Il mito dell’efficienza teutonica

E a dare una revisione finale al mito dell’infallibilità germanica, ci pensa perfidamente il britannico Guardian. «Il capo dell’Associazione tedesca delle industrie digitali, Bitkom, ha definito il Paese uno ‘Stato fallito’ in termini di servizi governativi digitali. I permessi di costruzione, le licenze di esercizio e le registrazioni delle società richiedono tempi di elaborazione molto più lunghi rispetto alla media dell’UE. Tutto ciò ha un impatto strutturale sulla produttività, così come lo ha un’amministrazione spesso criticata come eccessivamente lenta, eccessivamente legalistica, inutilmente cauta e bisognosa di riforme di ampia portata. L’efficienza della burocrazia tedesca, di conseguenza, è solo una leggenda».

E comunque, a Berlino avranno tagliato i sussidi agli agricoltori e lesineranno gli stipendi ai ferrovieri. Ma, in compenso, Scholz, Habeck e Baerbock hanno trovato 100 miliardi di euro per rifare l’esercito della Grande Germania. Unser Kompliment!

 

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