La Germania ammaccata di Olaf Scholz chiude con Willy Brandt e Merkel. Una buona notizia?

Un prologo imprevisto, quello del tentato o solo sognato golpe neonazista tra malinconici d’età ed eversori assortiti tra il minaccioso e il caricaturale, tra No-Vax e QAnon all’americana. Oltre le cretinerie criminali, la sostanza della crisi europea, con la Germania incerta che deve ridefinire il suo ruolo guida. Massimo Nava.

Olaf Scholz su Foreign Affairs

È sorprendente e profondo il saggio che il cancelliere Olaf Scholz ha pubblicato su Foreign Affairs. Sorprendente perché si riassume in un’inversione totale della politica tedesca dagli anni della Guerra Fredda, una pietra tombale sulle visioni di Willy Brandt e sull’era Merkel, sui rapporti di dipendenza energetica con la Russia e di interscambio « acritico » con la Cina. Profondo perché delinea il posto e la strategia della Germania in un mondo improvvisamente cambiato e più insicuro dopo la guerra di aggressione scatenata dalla Russia.

Sicurezza europea

«I tedeschi – scrive Scholz – sono intenzionati a diventare il garante della sicurezza europea, un costruttore di ponti all’interno dell’Unione Europea e un sostenitore di soluzioni multilaterali ai problemi globali». Il cancelliere definisce «Zeitenwende» il cambiamento epocale. Un cambiamento che rimette la Germania al centro del processo europeo e che ristabilisce un legame profondo con gli Stati Uniti.

L’evoluzione socialdemocratica

Fra i predecessori socialdemocratici, Scholz sembra rifarsi più a Schmidt che a Brandt e Schroeder. «La leadership russa – scrive – ha vissuto la dissoluzione dell’ex Unione Sovietica e del Patto di Varsavia e ha tratto conclusioni nettamente diverse da quelle dei leader di Berlino e di altre capitali europee. Putin l’ha definito “la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Passo dopo passo, la Russia di Putin ha scelto un percorso che l’ha allontanata dall’Europa e da un ordine cooperativo e pacifico. Quando Putin ha dato l’ordine di attaccare, ha mandato in frantumi un’architettura di pace europea e internazionale che aveva richiesto decenni per essere costruita. Il mondo non deve lasciare che Putin faccia il suo corso; l’imperialismo revanscista della Russia deve essere fermato. Il ruolo cruciale della Germania in questo momento è quello di diventare uno dei principali fornitori di sicurezza in Europa, investendo nelle nostre forze armate, rafforzando l’industria europea della difesa, potenziando la nostra presenza militare sul fianco orientale della Nato e addestrando ed equipaggiando le forze armate dell’Ucraina».

La Bundeswehr tedesca

«Una delle prime decisioni prese dal mio governo all’indomani dell’attacco russo all’Ucraina è stata quella di stanziare un fondo speciale di circa 100 miliardi di dollari per equipaggiare meglio le nostre forze armate, la Bundeswehr. Abbiamo persino modificato la nostra costituzione per istituire questo fondo. Questa decisione segna il più netto cambiamento nella politica di sicurezza tedesca dalla creazione della Bundeswehr nel 1955. L’obiettivo è una Bundeswehr su cui noi e i nostri alleati possiamo fare affidamento. Per raggiungerlo, la Germania investirà il due per cento del prodotto interno lordo nella nostra difesa. La Zeitenwende ha anche indotto il mio governo a riconsiderare un principio decennale e consolidato della politica tedesca sulle esportazioni di armi. Oggi, per la prima volta nella storia recente della Germania, forniamo armi in una guerra combattuta tra due Paesi».

Nato ed Europa, difficile equilibrio

«Le azioni della Nato non devono portare a un confronto diretto con la Russia, ma l’alleanza deve dissuadere in modo credibile un’ulteriore aggressione russa. A tal fine, la Germania ha aumentato significativamente la sua presenza sul fianco orientale della Nato, rafforzando il gruppo da battaglia della Nato a guida tedesca in Lituania e designando una brigata per garantire la sicurezza del Paese. Il nostro messaggio a Mosca è molto chiaro: siamo determinati a difendere ogni singolo centimetro del territorio della Nato contro ogni possibile aggressione».

Il colpo Nord Stream, conto in sospeso

La rivoluzione nel campo della difesa ha il suo corrispettivo in campo energetico e commerciale. Anche qui, una rivoluzione rispetto ai tradizionali capisaldi della politica tedesca. La Germania ha sospeso la certificazione del gasdotto Nord Stream 2 e nei prossimi mesi, i primi terminali galleggianti di Gnl entreranno in servizio sulle coste tedesche. La Germania sta rimettendo temporaneamente in rete le centrali a carbone e consentendo alle centrali nucleari tedesche di funzionare più a lungo di quanto inizialmente previsto. Ma la Germania sta anche accelerando il passaggio alle energie rinnovabili. «Entro il 2030, almeno l’80% dell’elettricità utilizzata dai tedeschi sarà generata da fonti rinnovabili ed entro il 2045 la Germania raggiungerà lo zero netto di emissioni di gas serra, o “neutralità climatica”».

L’Unione sempre più Stato

Per Scholz, la guerra di Putin ha provocato un allargamento della Ue e un rafforzamento della Nato anziché dividere europei ed alleati. «Man mano che l’Ue si espande e diventa un attore geopolitico, un processo decisionale rapido sarà la chiave del successo. Per questo motivo, la Germania ha proposto di estendere gradualmente la pratica di prendere decisioni a maggioranza a settori che attualmente rientrano nella regola dell’unanimità, come la politica estera e la fiscalità dell’Ue».

Caos armato a 27

«L’Europa deve inoltre continuare ad assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza e ha bisogno di un approccio coordinato e integrato per costruire le proprie capacità di difesa. Ad esempio, i militari degli Stati membri dell’Ue utilizzano troppi sistemi d’arma diversi, il che crea inefficienze pratiche ed economiche. Per affrontare questi problemi, l’Ue deve cambiare le sue procedure burocratiche interne, il che richiederà decisioni politiche coraggiose; gli Stati membri dell’Ue, compresa la Germania, dovranno modificare le loro politiche nazionali e i regolamenti sull’esportazione di sistemi militari prodotti in comune».

Più autodifesa che Nato

«La Nato è l’ultimo garante della sicurezza euro-atlantica e la sua forza non potrà che crescere con l’aggiunta di due progredite democrazie, Finlandia e Svezia, come membri. Ma la Nato si rafforza anche quando i suoi membri europei compiono autonomamente passi verso una maggiore compatibilità tra le loro strutture di difesa, nel quadro dell’Ue».

Più Cina e meno pretese di egemonia

Il cancelliere delinea anche una correzione di rotta nei confronti della Cina. «L’ascesa della Cina non giustifica l’isolamento di Pechino o la limitazione della cooperazione. Ma la crescente potenza della Cina non giustifica nemmeno le pretese di egemonia in Asia e oltre. Nessun Paese è il cortile di casa di un altro, e questo vale tanto per l’Europa quanto per l’Asia e ogni altra regione. Durante la mia recente visita a Pechino, ho espresso il mio fermo sostegno all’ordine internazionale basato sulle regole, come sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, e al commercio aperto ed equo. Di concerto con i suoi partner europei, la Germania continuerà a chiedere condizioni di parità per le imprese europee e cinesi. A Pechino ho anche espresso preoccupazione per la crescente insicurezza nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan e ho messo in discussione l’approccio della Cina ai diritti umani e alle libertà individuali. Il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali non può mai essere una “questione interna” dei singoli Stati, perché ogni Stato membro delle Nazioni Unite si impegna a rispettarli».

Libertà, democrazia, diritti umani, ma senza paraocchi ideologici

«La libertà, l’uguaglianza, lo Stato di diritto e la dignità di ogni essere umano sono valori che non sono esclusivi di quello che tradizionalmente viene inteso come Occidente. Al contrario, sono condivisi dai cittadini e dai governi di tutto il mondo e la Carta delle Nazioni Unite li riafferma come diritti umani fondamentali nel suo preambolo. I regimi autocratici e autoritari spesso mettono in discussione o negano questi diritti e principi. Ma dobbiamo anche evitare la tentazione di dividere ancora una volta il mondo in blocchi. Ciò significa fare ogni sforzo per costruire nuovi partenariati, in modo pragmatico e senza paraocchi ideologici. Nel mondo di oggi, densamente interconnesso, l’obiettivo di far progredire la pace, la prosperità e la libertà umana richiede una mentalità e strumenti diversi. Sviluppare questa mentalità e questi strumenti è, in ultima analisi, l’obiettivo della Zeitenwende».

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