Taiwan, l’autonomista William Lai nuovo presidente

Taiwan dice no alla Cina ma non dice un sì pieno nemmeno al Partito autonomista. William Lai è il presidente eletto ma il suo partito perde la guida del parlamento. Hou Yu-ih, candidato del Kuomintang, più vicino a Pechino, ha ammesso la sua sconfitta. Le elezioni hanno registrato un’affluenza record, almeno oltre il 70%. Importanti ora le reazioni internazionali, di fatto tra le due super potenze planetarie, Stati Uniti in carica, e Cina in competizione che rivendita l’impegno anche Usa ad una sola Cina.

L’autonomista moderato che parla con la Cina

L’autonomia William Lai, attuale vicepresidente ha vinto le elezioni presidenziali.  Lai ha trionfato con il 40,2% alle elezioni superando la soglia record dei 5 milioni di consensi. Il principale avversario, il nazionalista Hou, gli ha riconosciuto la vittoria quando lo spoglio era ancora in corso. Decine di migliaia di sostenitori dell’autonomia dell’isola si sono riversati a Taipei davanti al quartier generale del Dpp per festeggiarlo.

Primo messaggio alla Cina: ‘Status quo’

Le prime parole di Lai da presidente eletto sono state un messaggio- avvertimento proprio alla Cina: «Voglio ringraziare il popolo taiwanese per aver scritto un nuovo capitolo nella nostra democrazia. Abbiamo dimostrato al mondo quanto abbiamo a cuore la nostra democrazia. Questo è il nostro impegno incrollabile». Nel suo discorso, il progressista che Pechino definisce ‘il piantagrane’, si è detto «determinato a salvaguardare Taiwan dalle continue minacce e intimidazioni da parte della Cina».

Passaggio chiave, a seguire: «E a mantenere lo status quo sulle due sponde dello Stretto –nessuna dichiarazione di indipendenza– aggiungendo che il suo governo «userà il dialogo».​

Il filocinese Hou

Congratulandosi con lui, anche filocinese Hou aveva invocato l’unità: «Spero che tutti i partiti possano affrontare le sfide di Taiwan. Abbiamo bisogno di una Taiwan unita. Abbiamo molte questioni e problemi, abbiamo bisogno di un governo che li risolva e che sia al servizio dei giovani», promettendo che il suo partito «andrà avanti, e saremo sempre più forti». Con Lai si è congratulato anche il terzo dei principali candidati, l’indipendente Ko.

I dati definitivi

I dati definitivi pubblicati dalla Commissione elettorale danno Lai vincitore con il 40,2% dei consensi, staccando di 7 punti Hou Yu-ih in corsa per i nazionalisti filocinesi del Kuomintang (Kmt) fermo al 33,4%. Terzo con il 25,28% il candidato indipendente Ko Wen-je del Partito popolare (Tpp). In palio c’erano 13,6 milioni di voti, essendosi recato alle urne oltre il 70% degli aventi diritti che sono 19,5 milioni su una popolazione di 23 milioni.

William Lai il favorito ‘americano’

Lai partiva favorito, ma resta da capire se il suo Partito democratico manterrà la maggioranza in Parlamento o dovrà cercare il sostegno del Partito popolare. Si tratta di un’elezione chiave per capire il futuro delle relazioni con la Cina. In gioco ci sono la pace e la stabilità dell’isola che rivendica la propria autonomia dal 1949, dall’allora isola di Formosa del generale nazionalista Chiang Kai-shek sconfitto da Mao, e che Pechino considera una sua provincia separatista.

L’isola nello scontro Cina-Usa

Gli Stati Uniti si erano ovviamente impegnati a sostenere qualsiasi governo emerso dal voto e adesso festeggiano senza troppo darlo a vedere a non creare problemi al neo eletto. La Cina, prima dei risultati ha inviato attorno all’isola otto jet e sei navi militari e i soliti palloni a sorvegliare dal cielo, ma nulla di inconsueto o clamoroso. Tutti i protagonisti diretti o indiretti ‘sottovoce’, come la stessa campagna elettorale che si è basata in gran parte su questioni interne, come il rallentamento dell’economia, l’accessibilità degli alloggi, il divario tra ricchi e poveri e la disoccupazione.

Terzo mandato per gli autonomisti. Il voto dei giovani

Lai Ching-te prenderà il posto della presidente uscente Tsai Ing-wen (che ha finito il suo secondo mandato). I sondaggi fino al 3 gennaio, davano in testa Lai, con un vantaggio però di pochi punti percentuali su Hou. Oltre il 30% degli elettori ha un’età compresa tra i 20 e i 39 anni: nelle battute finali della campagna elettorale è stata la parte di popolazione più corteggiata, dominando i titoli dei media e attirando molteplici impegni politici da parte di partiti e candidati.

L’affluenza dei giovani alle elezioni ha avuto in passato un ruolo di peso. Nel 2020 la mobilitazione massiccia, con affluenza del 74,6%, fu decisiva per consentire alla presidente uscente Tsai Ing-wen di strappare il secondo mandato.

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