La guerra logora anche chi non la fa, soprattutto noi Europa

«Costi alle stelle con consumi di armi e munizioni per una guerra che sembra lontana dal concludersi e che i russi sembrano ora voler combattere sulla difensiva con l’obiettivo di logorare gli ucraini e soprattutto i loro alleati». Analisi Difesa sempre precisa sulle questioni militari, contro certi ottimismi bugiardi.
«Se Kiev cerca di alimentare nuove offensive, Europa e Occidente cominciano a valutare le difficoltà a mantenere il sostegno delle forze ucraine a un ritmo sostenibile nel tempo». Ora i missili Usa da difesa aerea a lungo raggio Patriot, e dopo?
Bersagli da sempre nel mirino di tutte le guerre occidentali, dall’Iraq alla Serbia alla Libia, le condizioni di vita della popolazione. Il durissimo inverno ucraino

Scorte di armamenti in esaurimento

A fine novembre il New York Times ha sentito un alto funzionario dell’Alleanza Atlantica che ha ammesso che i due terzi dei Paesi della Nato hanno esaurito armi, mezzi e munizioni che potevano venire ceduti all’Ucraina. «Le scorte di armamenti di 20 dei 30 membri della Nato sono “piuttosto esaurite”, ha detto il funzionario che ha voluto mantenere l’anonimato, ma “i restanti 10 Paesi possono ancora fornire di più, soprattutto gli alleati più grandi», ha aggiunto citando tra questi l’Italia, la Francia, la Germania e l’Olanda. La situazione delle scorte di armamenti è particolarmente difficile per la Polonia e gli Stati baltici, sottolinea il giornale.

Industria militare in crisi, dove?

Le previsioni dell’intelligence britannico che nell’aprile scorso sosteneva che la Russia stava finendo le scorte di missili balistici e da crociera, si sono rivelate errate o più probabilmente frutto più di intenti propagandistici che di attività d’intelligence, scrive Gianandrea Gaiani. Fonti militari ucraine ammettono di aver trovato resti di missili russi esplosi prodotti ad ottobre, e se si escludono i droni-suicidi Geran-2 di origine iraniana, ma probabilmente ormai prodotti in Russia. Il 27 novembre il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha ammesso che «dopo nove mesi di conflitto, l’Esercito e l’Aeronautica della Federazione russa non sono state indebolite in modo sensibile».

Vite e miliardi bruciati ogni giorno

Mentre in Afghanistan gli Stati Uniti sparavano 300 colpi di cannone al massimo ogni giorno, nella guerra in Ucraina si sparano 5mila con delle punte di 20mila colpi al giorno. Secondo uno studio del think-tank britannico Royal United Services Institute (RUSI), «Ai tassi ucraini di consumo di artiglieria, le intere scorte britanniche potrebbero durare una settimana e gli alleati europei non sono in una condizione migliore». Secondo dati ufficiali, il Regno Unito ha già armato l’Ucraina con quasi 7 mila armi anticarro, un centinaio di veicoli blindati, semoventi antiaerei, decine di obici e cannoni, lanciarazzi campali, oltre 16 mila proiettili d’artiglieria, missili Brimstone e 4,5 tonnellate di esplosivi al plastico.

Materiale in parte già distrutto mentre le munizioni sono state sufficienti per circa tre giorni di combattimenti. Secondo RUSI, gli ucraini sparavano in un giorno 6/7 mila colpi d’artiglieria (i russi fino a 50mila), quando gli Stati Uniti riescono a produrne in un mese solo 15mila.

Soldi a mano armata

Gran parte dei 20 miliardi di dollari di aiuti militari statunitensi, degli oltre 3 miliardi di sterline forniti da Londra (secondo contributore dopo gli Usa) e dei 3,1 miliardi di euro forniti dall’Europa all’Ucraina (l’Italia ha speso finora quasi mezzo miliardo di euro secondo l’Osservatorio MIL€X) riguardano mezzi, armi e munizioni prelevati dai magazzini o dai reparti delle forze armate occidentali, che se ne sono privati non senza critiche da parte di molti ambienti militari. Il magazine statunitense Politico ha rivelato che in Francia gli stock di munizioni e artiglieria si sono ridotti a causa delle donazioni all’Ucraina mentre fonti militari tedesche riducono ad appena due giorni l’autonomia di fuoco dell’artiglieria in un conflitto convenzionale.

Anche la Nato litiga

L’ambasciatore polacco alla NATO, Tomasz Szatkowski, ha dichiarato alla radio polacca RMF che «i depositi militari dei paesi della NATO si stanno vuotando a causa degli aiuti all’Ucraina». Un allarme che potrebbe aumentare i dissidi tra gli alleati considerato che il segretario generale della NATO uscente la prorogato, Lens Stoltenberg, continua a esortare gli stati membri a trasferire più armi e munizioni possibile a Kiev.Come ha rivelato all’ANSA un’alta fonte diplomatica alla NATO, «all’interno dell’alleanza è in corso un dibattito sull’ipotesi di dare carri armati di produzione occidentale a Kiev».

Manutenzione armi in trasferta e Svizzera neutrale

«Sostenere lo sforzo bellico ucraino diventa difficile anche sul piano logistico poiché la carenza di energia e la devastazione dell’apparato industriale militare ucraino rendono ardue se non impossibili anche manutenzioni e riparazioni», sempre su Analisi Difesa. Ed ecco la manutenzione export, con migliaia di tecnici e operai ucraini che lavoreranno negli stabilimenti di produzione di armi della Repubblica Ceca. La Svizzera invece si è impegnata a non fornire armi all’Ucraina. «Né al tempo della prima guerra mondiale, né durante la seconda guerra mondiale, abbiamo esportato armi».

«Non esporteremo armi e non parteciperemo direttamente o indirettamente a un conflitto militare né in termini di armi né con le nostre truppe in Ucraina, Russia o in qualsiasi altra parte del mondo», ha sottolineato il 12 dicembre il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, ammettendo pressioni9 sulla Svizzera da parte di Paesi europei.

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