Un chilometro di macerie la ‘zona cuscinetto’ tra la prigione Gaza e la tregua

Notizie contrastanti. Un chilometro di sventramenti di edifici palestinesi lungo tutto in confine con Israele, il segreto cattivo svelato, mentre da Haaretz arriva un barlume di speranza. Israele e Hamas avrebbero raggiunto un’intesa di base sulla maggior parte dei termini dell’accordo che riguarda il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Ma siamo ancora nel campo delle speranze.

Poi, l’eterna linea dura. Israele sta creando una ‘zona cuscinetto’ dentro alla Striscia di Gaza. Sarà larga un chilometro e correrà lungo tutto il confine: per realizzarla l’esercito sta demolendo migliaia di edifici. Lo deve ammettere l’esercito israeliano a distruzione quasi completata. Un chilometro di vuoto e di macerie lungo tutto il confine con Israele, dopo aver demolito tutti gli edifici e le strutture civili che si trovano al suo interno.
Mostruosità teorica sino a ieri, contestata persino dagli Stati Uniti, e ora ufficialmente annunciata e in parte compiuta.

Barlumi di ragionevolezza

Israele e Hamas avrebbero raggiunto un’intesa  sulla maggior parte dei termini dell’accordo che riguarda il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Lo scrive Haaretz citando una fonte che ha ‘familiarità con i negoziati’. Secondo quanto previsto – scrive il portale – l’accordo durerà 35 giorni, durante i quali verranno rilasciati tutti gli ostaggi israeliani. In cambio, Israele rilascerà i prigionieri palestinesi e fornirà aiuti umanitari alla Striscia di Gaza. Secondo la fonte, l’unica questione irrisolta è se nell’accordo verrà dichiarato un cessate il fuoco completo, una richiesta di Hamas che Israele rifiuta.

‘Prigione Gaza’ dopo i demolitori uccisi

L’ammissione è arrivata dopo che lunedì scorso 21 soldati israeliani erano rimasti uccisi mentre stavano piazzando esplosivi per demolire due edifici vicino al confine: una granata lanciata da  Hamas li aveva colpiti facendo esplodere tutto. Dando la notizia della loro morte, rappresentanti dell’esercito hanno detto che i 21 soldati sono morti «nella zona cuscinetto tra le comunità israeliane e Gaza». Nei giorni successivi il progetto di questa ‘zona cuscinetto’, è stato ammesso e definito.

Un chilometro di macerie e di nulla

La zona cuscinetto sarà larga circa un chilometro e correrà lungo tutto il confine della Striscia di Gaza, riducendo il territorio della Striscia, non quello di Israele. Sarà un’area disabitata e senza edifici a ridosso della barriera di confine, che possa essere sorvegliata militarmente e possa essere usata per impedire nuovi attacchi via terra. I palestinesi, anche i civili, non potranno entrare al suo interno.

Terra di nessuno

Nell’area in cui dovrebbe essere creata la zona cuscinetto ci sono molti edifici civili, e altre strutture. Per questo, da novembre, l’esercito israeliano sta demolendo tutto ciò che trova: «È stato tutto raso al suolo. Ora è una zona militare, una vera terra di nessuno», ha detto un soldato al Wall Street Journal, e riferisce il Post. Già nei mesi scorsi erano state demolite anche scuole e altri edifici di pubblica utilità.

Secondo i media israeliani, nell’area dove dovrebbe essere imposta una zona cuscinetto si trovano 2.850 edifici di vario tipo, 1.100 dei quali sono già stati demoliti.

Striscia sempre più sottile ed invivibile

La Striscia di Gaza è un luogo molto piccolo, e creare una zona cuscinetto larga un chilometro significa privarla di una porzione notevole del proprio territorio. Nella sua parte più stretta, la Striscia è larga appena sei chilometri, e nella parte più ampia 12. Un portavoce dell’esercito israeliano ha concesso che nella creazione della zona cuscinetto saranno tenute in conto le caratteristiche del territorio, e che «in alcune aree potrebbe essere più ampia, in altre un po’ meno».

‘Eliminarli o chiuderli in gabbia’

Il 18 ottobre, pochi giorni dopo l’attacco di Hamas contro i civili israeliani, l’ex ministro degli Esteri Eli Cohen aveva detto che «alla fine di questa guerra, non soltanto Hamas sarà stata eliminata da Gaza, ma il territorio della Striscia si ridurrà». Il ministro dell’Agricoltura Avi Dichter aveva parlato di una «zona di fuoco al confine» nella quale a nessun palestinese sarebbe stato concesso di entrare. Una ‘zona cuscinetto’ esisteva in realtà già prima della guerra, ma era più stretta e garantiva alcune concessioni ai palestinesi: in certe aree, per esempio, era possibile coltivare i campi.

‘Scoperta’ sempre postuma e Usa beffati

La scoperta che da novembre l’esercito israeliano demolisce edifici per creare una zona cuscinetto sta provocando grosse critiche. Già in passato gli Stati Uniti, il principale alleato di Israele, si erano detti contrari: un portavoce del dipartimento di Stato americano aveva detto a dicembre che il suo governo era contrario a qualsiasi riduzione dei territori palestinesi a causa della guerra, e che «se si creasse dentro a Gaza una zona cuscinetto sarebbe una violazione di questo principio».

BBBB, Biden-Blinken e ‘Bibi-Beffa’

Antony Blinken, il segretario di Stato americano, nei giorni scorsi aveva detto: «Siamo stati molto chiari sulla nostra contrarietà allo spostamento forzato di persone. Siamo stati molto chiari sulla necessità di mantenere l’integrità territoriale di Gaza». Di fronte alle reazioni dei media americani, il governo israeliano sta provando a ridurre la creazione della zona cuscinetto come una ‘misura transitoria’. Con gli edifici abbattuti ora ricostruiti più grandi e più belli di pria?

Problemi con l’alleato Usa, e non soltanto

Tre mesi e mezzo di guerra e 26 mila morti palestinesi alla rinfusa, e non compaiono segnali di una possibile fine a breve termine. Netanyahu proclama guerra continua sino all’impossibile distruzione di Hamas, per salvare se stesso il suo governo di sventura. Ma come già riferito da Remocontro, per la prima volta compaiono dissensi aperti all’interno del governo. Primo, Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito, autorevole membro del ‘gabinetto di guerra’, l’organo operativo che prende le decisioni sulle operazioni militari in corso a Gaza. Che sulla liberazione degli ostaggi aveva anticipato.

Per i 130 ostaggi, trattare con Hamas

Da novembre Netanyahu ha insistito che non ci sarebbe stata una nuova tregua e che Israele non avrebbe accettato di fare con Hamas nuovi accordi per la liberazione degli ostaggi. Secondo Eisenkot, (che ha dimostrato di avere ragione),

«È necessario dire, coraggiosamente, che non è possibile restituire gli ostaggi, vivi, a breve termine, senza un accordo», ha detto, criticando «chiunque cerchi di vendere fantasie al pubblico».

 

 

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