Israele-Netanyahu, da Stato etnico religioso a Stato illiberale e peggio

Vigilia dell’ennesimo governo Netanyahu, lui sfuggito alla galera per corruzione, il più a destra di sempre. Forse oltre i confini della democrazia, con timori diffusi in Medio Oriente e nel mondo per il rinfocolarsi delle tensioni interne nell’accoppiata del premier sempre più incattivito con Itamar Ben Gvir, leader della formazione razzista ‘Sionismo religioso’, divenuta la terza forza nella Knesset.
Ma è reale anche il pericolo di una escalation di violenze nella Cisgiordania occupata in risposta ad una repressione armata con ormai centinaia di vittime palestinesi.

Netanyahu sceglie la strada illiberale di estrema destra

«A partire da quale momento una democrazia diventa “illiberale”, ovvero smette di essere uno vero stato di diritto?», la domanda premessa che si pone Pierre Haski, su France Inter. L’espressione “democrazia illiberale” finora era stata riservata soltanto a paesi come l’Ungheria di Viktor Orbán, rilancia Internazionale, ma presto rischia di applicarsi anche Israele e alla coalizione guidata da Benjamin Netanyahu. Più che ‘rischia’, già è.

Netanyahu tra storia e vergogna

«Il vincitore delle elezioni del 1 novembre si è preso un po’ di tempo, ma alla fine ha presentato una coalizione già considerata come la più sbilanciata a destra nella storia del paese. Questa definizione, comunque, non fornisce davvero la misura del sisma politico che ha colpito Israele». Non fosse perché scriviamo di Israele e del popolo ebraico, la definizione di ‘coalizione fascista’ sarebbe politicamente accettabile.

Pierre Haski

«In passato i partiti a cui oggi si appoggia Netanyahu per tornare al potere erano marginali e screditati per le loro posizioni razziste, omofobe o violente. Ora, invece, hanno fatto un balzo elettorale in un clima di impasse politica. Diventati indispensabili, hanno ottenuto incarichi insperati: sicurezza, finanze, controllo della questione palestinese».

Governo da brivido

Ed emerge, sulla stampa internazionale la più accreditata, che questi partiti hanno strappato a Netanyahu la promessa di introdurre leggi che intaccheranno in parte, oltre il già avvenuto, la democrazia israeliana. Israele –utile ricordare-, non ha una costituzione. È la corte suprema a garantire il funzionamento democratico del paese. La coalizione però vorrebbe la possibilità di annullare una decisione dell’alto tribunale con una maggioranza dei due terzi in parlamento, mettendo in discussione uno degli elementi che nel 1948 erano stati alla base della creazione dello stato ebraico.

Inoltre la coalizione vorrebbe annullare le leggi che escludono dalla vita politica le persone condannate per razzismo e quelle che vietano di separare le donne dagli uomini negli spazi pubblici.

La ‘tavole della legge’ in frantumi

Ognuna di queste proposte porta il segno delle due formazioni estremiste che sono state decisive per il ritorno di Netanyahu al governo. Fino a pochi anni fa i leader di questi due partiti erano lontanissimi dai corridoi del potere. Itamar Ben-Gvir è un suprematista ebraico e avrà il ministero della sicurezza. Il sostenitore dei coloni, Bezalel Smotrich, controllerà il tesoro. E la società civile più avvertita teme una regressione democratica.

Palestina cancellata, ancora silenzio nel mondo?

Rapporti con i palestinesi, con il rafforzamento di uomini che in passato hanno sostenuto l’idea di espellerli, annettere i loro territori e perfino di privare gli arabi israeliani della cittadinanza. Il 2022 è stato segnato da un aumento della violenza. Il 2023 comincerà sotto il segno della tensione, mentre la Cisgiordania già sta esplodendo e le spinte alla rivolta pensano direttamente alla lotta armata più che a una nuova intifada.

Chi vorrà trattate con quei personaggi?

Infine la questione delle relazioni internazionali, per un paese che da tempo cerca di vendersi come “l’unica democrazia del Medio Oriente”. «Segno dei tempi che cambiano», segnala Pierre Haski, il primo capo di stato ad aver chiamato Netanyahu per fargli le congratulazioni ieri è stato Vladimir Putin.

Gli estremisti israeliani avevano la strada spianata

Più severa ancora Amira Hass, giornalista israeliana, sempre su Internazionale. «Perchè all’improvviso gli israeliani sono sorpresi? Il governo formato da Benjamin Netanyahu, Itmar Ben Gvir e Bezalel Yoel Smotrich è inevitabile conseguenza di decenni in cui molti israeliani che occupavano le posizioni chiave avrebbero potuto dimostrare decenza e responsabilità, ma hanno scelto di non farlo. Hanno diffuso e ampliato i concetti di una supremazia ebraica abusiva e sfruttatrice, anche quando rifiutarsi di collaborare con questa ideologia e respingerla per loro non avrebbe comportato alcun pericolo».

I negazionisti dei fatti

Come i negazionisti del cambiamento climatico, è quello che hanno fatto i cittadini ebrei di Israele. «Hanno sabotato la possibilità di un futuro vantaggioso per i due popoli che vivono tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo per beneficiare economicamente della segregazione etnica, dell’espropriazione calcolata, del commercio di armi e di strumenti di sorveglianza da fantascienza, di ville a buon mercato, di una carriera e di una pensione».

Segregazioni ed oppressione di un intero popolo

Amira Hass cita casi internazionali noti per denunciare come «l’oppressione e la segregazione di un intero popolo non possono mai portare tranquillità, sicurezza e prosperità. Il popolo ebraico, e in particolare le sue èlite, cioè le persone che godono di visibilità sociale, d’influenza politica ed economica, ha abbastanza competenze, anni di studio e ricordi familiari alle spalle per saperlo. Eppure fin troppi ebrei israeliani hanno partecipato, e partecipano, all’espropriazione delle terre palestinesi e ai tentativi di sottometterli».

Lo spauracchio della sicurezza

Il moloch della sicurezza scusa per i furti ed espulsioni legalizzate. Promesse divine e versetti della Torah messi a disposizione di chiunque partecipasse agli abusi contro i palestinesi. L’apartheid, che rinchiude i palestinesi in enclavi soffocanti. Studiosi di diritto che hanno usato sofismi talmudici per aggirare le regole del diritto internazionale. Giudici dei tribunali e dalla corte suprema che hanno bocciato migliaia di ricorsi contro le ingiustizie subite dai palestinesi con sentenze vigliacche. Giornalisti che alimentano la menzogna secondo cui Israele è la parte sotto attacco, la vittima. Il desiderio di dominio incarnato dai coloni professionisti di Potere ebraico.

Ed è logico che il loro suprematismo ebraico si rafforzi quando delle comunità ebraiche ben radicate e portatrici di memoria storica a Città del Capo, New York, Londra, Parigi e Francoforte considerano qualsiasi critica alla politica di oppressione di Israele una forma di ”antisemitismo”.

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