Covid di ritorno, destra di governo e no-vax. Test-demagogia, ma la Cina che combina?

Test per chi arriva dalla Cina come nel 2020, demagogia più che prevenzione. Gli epidemiologi avvertono: i test sono inutili, meglio puntare sul ‘sequenziamento’. Ma i laboratori italiani non sono attrezzati. Alla scoperta della destra di governo dopo che dall’opposizione aver cavalcato molte delle posizioni pericolose dei no-vax. Con i medici anti vaccino assolti ora per decreto.
Altra questione di portate globale, che gli è preso al governo cinese? Ha abbandonato all’improvviso la politica ‘Zero Covid’ che aveva difeso per oltre due anni, provocando un probabile disastro sanitario.

Dalla Cina con Tampone

Da oggi tutti i viaggiatori in arrivo dalla Cina dovranno sottoporsi a tampone antigenico. In caso positivo, scatterà il ‘sequenziamento del tampone’ per identificare il ceppo virale e poi, l’isolamento obbligatorio. Con un giorno di ritardo sulle regioni Lazio e Lombardia con i loro aeroporti internazionali, lo ha stabilito anche il ministero della salute. «Sembra un ritorno al 2020, quando ministri e assessori speravano di tenere il virus fuori dall’Italia usando lo scolapasta dei controlli alla frontiera», ironizza Andrea Capocci.

L’impossibile filtro alle frontiere

Filtrare gli arrivi alle frontiere è impossibile in quanto la gran parte dei passeggeri dalla Cina – il 95% secondo una stima del Corriere della Sera – transita per altri Paesi prima di atterrare in Italia. Lo sa anche il ministro, che si è ricolto alla Commissione Ue per «un raccordo a livello continentale e estendere simili iniziative su tutto il territorio europeo». Peggio. L’illusione di bloccare il virus alla frontiera con test a tappeto quando sul territorio italiano il contagiato circola indisturbato visto che ieri la maggioranza, col «decreto minestrone ‘anti-rave’, in cui abroga il test antigenico in uscita dall’isolamento».

«Non va abbassata la guardia»

Ma da destra il presidente del Veneto Luca Zaia avverte Roma, «Non va abbassata la guardia». E il dietrofront dell’«infettivologo di area Matteo Bassetti», come lo definisce il Manifesto: «Se alla vigilia di Natale invitava a non fare tamponi senza sintomi, ieri ha invocato tamponi e quarantene a livello europeo a chi arriva dalla Cina». Per i dem, la preoccupata pèrudenza: «Ci troviamo nel mezzo delle vacanze di Natale, milioni di persone si spostano attraverso l’Italia e l’Europa. Siamo preoccupati» dice la responsabile sanità del Pd Beatrice Lorenzin.

Qualcuno prova a ragionare

«Se questa attività dei tamponi non viene associata al ‘sequenziamento’ è totalmente inutile». La paura è che l’elevata circolazione del virus in Cina porti allo sviluppo di nuove varianti. Ma senza quel tiro di esame lo sapremo solo quanto la nuova ventiate variante si sarà già diffusa. Secondo Xu Wenbo, dell’Istituto nazionale cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie virali intervistato dall’agenzia di stato Xinhua, «tutte le varianti individuate dall’inizio di dicembre appartengono al ceppo Omicron», che domina anche in Italia con oltre il 90%, secondo l’ultima indagine effettuata dall’Istituto superiore di sanità il 13 dicembre.

Italia più vaccinata ma con sanità meno attrezzata

«La probabilità che si accumulino abbastanza mutazioni da generare una variante più trasmissibile e pericolosa per la popolazione, è molto piccola. Inoltre, la popolazione italiana è già in gran parte immunizzata dai vaccini o dal contagio», sostiene l’epidemiologo Pierluigi Lopalco. Il problema è che la nostra capacità di ’sequenziare i campioni virali’ (di esaminarli veramente e individuare subito eventuali varianti più pericolose) è tra le più basse d’Europa.
Negli ultimi sei mesi, nei laboratori italiani sono stati effettuati appena cento sequenziamenti al giorno in media, pochi rispetto a quanti ne prevede l’ordinanza. Mentre corre l’allarmismo. Oltre all’Italia, Giappone, Corea del Sud e India hanno ripristinato i tamponi per chi arriva dalla Cina. Anche l’amministrazione Biden, secondo l’agenzia Bloomberg, sta prendendo in esame l’introduzione di nuovi controlli in entrata.

Niente allarmismi, ma che è preso al governo cinese?

Nel giro di circa un mese, la Cina è passata dalla rigidissima politica ‘zero Covid’, che prevedeva misure estreme per contenere i contagi, all’eliminazione ormai completa di tutte le restrizioni. Da alcune settimane, Pechino sta lasciando correre i contagi in maniera incontrollata, e il risultato è stato una nuova ondata pandemica per la quale il paese era decisamente impreparato e che potrebbe provocare moltissimi morti ed enormi rischi. Tutti a stupirsi, nessuno a spiegare. Ci ha provato il Post.

Rivolta contro ‘zero Covid’? Allora beccati il virus

Su perché sia avvenuto tutto in un mese ci sono alcune ipotesi sulla paura del regime di insurrezioni e proteste e con il rischio che l’economia fosse eccessivamente danneggiata dalle restrizioni. Ancora il 10 di novembre, parlando al Politburo del Partito comunista Xi Jinping ribadiva la politica zero Covid. Un mese dopo l’aveva smantellata del tutto e proposto di rinominare la pandemia in «raffreddore da coronavirus». Ma le conseguenze di questo cambiamento repentino sono state gravissime, perché tutto il sistema era impreparato.

Sistema sanitario impreparato

Senza la dovuta preparazione, gli ospedali si sono trovati a corto di medicinali e non sono stati in grado di gestire adeguatamente l’enorme afflusso di pazienti malati (non è solo un problema italiano). Secondo alcune testimonianze mediche dalla Cima, l’80-90 per cento del personale degli ospedali si è infettato, e questo sta contribuendo al collasso del sistema sanitario. Ma non è chiaro quante persone si siano infettate o quante siano morte da quando il governo ha eliminato all’improvviso le restrizioni, anche perché le autorità hanno rinunciato a pubblicare dati, non riuscendo a fornirne di affidabili.

Lezioni cinese tra allarmismo e menefreghismo

Tra ottobre e novembre -ancora ‘zero Covid’-, i contagi erano aumentati costantemente, dalle poche decine di casi quotidiani della prima metà dell’anno a diverse migliaia. A fine novembre c’erano grossi focolai in ormai 200 città della Cina, con il sistema di test di massa fondamentale per la politica zero Covid che si era interrotto perché gli operatori sanitari non erano in grado di stare dietro ai nuovi contagi. Oggi, primi 20 giorni di dicembre risultano infettate 248 milioni di persone, circa il 18 per cento della popolazione. Sui morti, non esistono dati certi.

E a proposito di no-vax

L’Economist ha stimato che se il tasso di nuove vaccinazioni continuerà al lento ritmo attuale, potrebbero morire nei prossimi mesi un milione e mezzo di persone. Saranno molte meno se il governo riuscirà in tempi brevi a somministrare almeno tre dosi al 90 per cento della popolazione, ma si parla comunque di centinaia di migliaia di morti.

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