Cina tedesca e Germania cinese

Scholz a Pechino per la pace e per gli affari tedeschi. Con gli abiti del diplomatico per distogliere i riflettori di Usa e Ue dalla delegazione di grandi industriali tedeschi – Volkswagen, Basf, Siemens ecc. – che hanno accompagnato il cancelliere nel controverso incontro a Pechino con il leader Xi Jinping e il primo ministro Li Keqiang.
Scholz: «la Cina, come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha responsabilità per la pace nel mondo». Xi a Germania e Ue «facilitare i negoziati tra Russia e Ucraina».
Per il futuro economico Europa-Germania-Cina, ‘Deglobalizzazione’ Usa non gradita

La diplomazia degli affari

La Germania è stata la prima a rendere omaggio al “nuovo Mao”. Il Cancelliere Scholz è volato a Pechino per incontrarsi con Xi Jinping, reduce dalla trionfale rielezione a Segretario generale del Partito comunista cinese. Di fatto, Berlino ha rotto il cordone sanitario occidentale, pazientemente costruito da Biden attorno al colosso asiatico. E lo ha fatto di proposito. La dimostrazione più lampante, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che gli Stati Uniti condividono con l’Europa valori comuni, ma spesso interessi diversi. E mai, come oggi, l’economia è in grado di influenzare tutta la sofisticata architettura geopolitica internazionale. Dunque, Scholz si è rivelato svelto. E furbo.

La parte diplomatica

La dichiarazione congiunta più reclamizzata è stata quella sulla minaccia di conflitto nucleare, a proposito delle reiterate minacce di Putin, dopo la piega presa dalla guerra in Ucraina. “Il Presidente Xi e io – ha sostenuto Scholz in una conferenza stampa – concordiamo sul fatto che i gesti di minaccia nucleare sono irresponsabili ed estremamente pericolosi”. Più sfumata la posizione ufficiale di Pechino, che in un comunicato parla del fatto che la comunità internazionale dovrebbe opporsi all’uso di armi atomiche e “prevenire una crisi nucleare in Eurasia”. Il Cancelliere tedesco ha poi chiesto alla Cina di affermare la sua influenza sulla Russia, per porre fine alla guerra in Ucraina: “In qualità di attore geopolitico e membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, la Cina è responsabile della pace del mondo. Si tratta di rispettare i principi della carta delle Nazioni Unite su cui siamo tutti d’accordo”.

Realpolitik con tanti nemici attorno

Più a tutto tondo la risposta di Xi, che glissa sul Ucraina, per costruire invece una cornice di collaborazione ideale con la Germania, che possa servire da modello soprattutto col resto d’Europa. L’intento di Pechino è quello di minimizzare le differenze geopolitiche, per cercare invece punti di convergenza, di interesse comune, nel campo della produzione e degli scambi internazionali.
Scholz, nel suo tentativo di essere battistrada di un nuovo approccio a ciò che resta della globalizzazione, deve guardarsi da molti avversari. I primi ce li ha in casa. Sono i Verdi della Ministra degli Esteri Baerbock, sempre legati a scenari ideologici dove non c’è spazio per percorsi, magari transitori, di “realpolitik”. Per cui “nein” all’odiata Cina di Xi.
Ma il Cancelliere deve guardarsi le spalle anche dagli americani, che non vedono di buon occhio politiche di collaborazione con Pechino che non abbiano il loro imprimatur preventivo.

‘Deglobalizzazione’ e ‘disacoppiamento’

Definito lo scenario, la sostanza. Scholz si è recato in pellegrinaggio in Asia per un motivo fondamentale: evitare che la “deglobalizzazione”, indotta da Biden, si abbatta come uno tsunami sull’economia tedesca e, per la proprietà transitiva, su quella europea. Gli specialisti chiamano questo processo in corso “disaccoppiamento”. Il blocco occidentale, guidato dagli Stati Uniti, si sta allontanando progressivamente dalle catene di approvvigionamento, finora dominate dalla Cina. Un processo possibile? Forse nel lungo periodo, ma in questo momento, per il Vecchio continente, i “non allineati” e gli alleati asiatici dell’America, si tratta di un mezzo suicidio.

Autarchia tecnologica cinese, spinta Usa e danno per chi?

Il “disaccoppiamento” sta spingendo la Cina sulla strada dell’autarchia tecnologica e, come in tutte le fasi di transizione, aumenta i costi per chi fa questa “rivoluzione”. Così, i cinesi importano meno prodotti “sofisticati”, ad alto valore aggiunto e finiscono per penalizzare uno dei loro principali fornitori: la Germania, di cui costituiscono il secondo partner più importante per l’export. Scholz quindi, non vuole sacrificare gli interessi del suo Paese sull’altare di una strategia bideniana, che con la scusa dei diritti umani, di Taiwan e dell’Ucraina (tutti argomenti validi, per carità) conduce in effetti una “guerra fredda commerciale” con Pechino. Se a Bruxellesdormono, insomma, a Berlino sono svegli e pronti a passare al contrattacco. Infischiandosene degli avvertimenti trasversali della Casa Bianca.

Tsinghua University

Shi Zhiqin, esperto di Affari europei alla Tsinghua University, sostiene che la Germania “è un Paese molto pratico. Il volume degli scambi con la Cina è molto elevato e la visita di Scholz è una risposta significativa alla spinta per il disaccoppiamento che esiste nell’Unione Europea”. È stato lo stesso Cancelliere a esporre alla stampa il senso più profondo, al di là della geopolitica, del suo viaggio: “La Cina sta diventando più difficile per le aziende tedesche, in termini di accesso al mercato, protezione della proprietà intellettuale e interruzione delle relazioni economiche, mentre il Paese si indirizza verso l’autarchia. Per questo è importante, dal nostro punto di vista, correggere questi squilibri”.

Financial Times

Xi, dal canto suo, si sta concentrando “nel rafforzamento dei legami bilaterali con i Paesi percepiti come meno allineati con gli Stati Uniti”, sostiene un report del Financial Times. “A Pechino ritengono – sempre secondo il quotidiano britannico – che il fronte unito mostrato dall’Europa durante la guerra in Ucraina avrà vita breve”.

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