G7 a Hiroshima, non solo 7 e non troppo Grandi

Si apre il G7 a Hiroshima, monito sulla catastrofe atomica. Ma, non si colgono segnali di ravvedimenti nucleari dopo la prima bomba atomica americana che uccise 140 mila persone in un colpo solo. Anzi, tensioni internazionali a moltiplicarsi, riarmo generalizzato e sul mondo aleggiano sempre nuovi spettri atomici.

«Uniti contro Pechino e nuove sanzioni a Mosca»

All’ombra della cupola dell’edificio distrutto dalla bomba atomica che i leader di Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Canada, Italia, con l‘Unione Europea in aggiunta, dimostrano di non aver capito molto di quanto accadde e potrebbe ripetersi. Leader da museo, visto che non riescono ad andare oltre il moltiplicarsi delle crisi internazionali, la forsennata corsa al riarmo, e la sempre più elevata probabilità dell’uso di armi nucleari. E il premier giapponese Fumio Kishida deve ammettere, che la speranza di un disarmo nucleare resta lontana.

Biden e «i valori condivisi»

«Bisogna difendere i valori condivisi», ha detto Biden nel bilaterale di ieri con Kishida. Condivisi tutti e davvero? La Casa Bianca dice e contraddice. Afferma che non vuole una nuova Guerra fredda con la Cina, ma chiede agli alleati di affiancare gli Usa contro ‘l’aggressività commerciale cinese’. La Casa Bianca, riferisce il Corriere, preannuncia un «livello storico di unità sulla Cina» in questo G7, ma i dubbi sono molti. Lo capiremo dal linguaggio della dichiarazione finale di domenica.

Grandi cattiverie

Uno dei temi previsti, la cosiddetta «coercizione economica». Splendida definizione dell’uso politico di intimidazioni e ritorsioni attraverso commercio e investimenti. Per Stati Uniti e alleati occidentali e dintorni avviene da parte di Pechino. Per un altro abbondante e sempre meno remissivo ‘resto del mondo’, al contrario, è proprio la colpa principale che attribuiscono al blocco americano-occidentale. Sul tema le opinioni sono sette, e sette le idee su come affrontare il problema dei rapporti con la Cina senza inimicarsi troppo un partner commerciale decisivo.

Scetticismo di molti, obbedienti di convenienza

Alcuni Paesi del G7, dalla Germania al Giappone, sono scettici sull’impegnarsi su un controllo degli investimenti in Cina. Con molta diplomazia di contorno ai sette che segnale l’opposizione economica dei Brics e il «controvertice» della Cina le ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale. Con un immediato ammonimento proprio al G7, a rispettare il principio dell’«Unica Cina» dopo voci sul fatto che il comunicato finale parlerebbe «dell’importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan».

Il petrolio russo e nuove sanzioni

Oggi, prima giornata di lavori, gli Stati Uniti rivendicheranno l’unità del G7 sull’Ucraina, abbastanza vera, e il successo della politica del ‘price cap’, il tetto al prezzo del petrolio russo applicato da sei mesi, e delle sanzioni, cosa non vera. Piccoli danni a Mosca e grandi vantaggi per India e Cina, nota il New York Times, Paesi che trovano in modo di restituire a Mosca. Gli Usa annunciano un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia, aziende e persone coinvolte nella produzione militare, salvo il lucroso aggiramento delle sanzioni da parte di Paesi terzi.

Una mossa che non piacerà alla Cina ma nemmeno all’India, invitata al summit con Corea del Sud, Vietnam e Indonesia.

Zelensky prezzemolo e gli F16 Usa

L’ucraino Zelensky, invitato, interverrà solo in videoconferenza (salvo sorprese ed opportunità), ed è possibile l’annuncio di un «vertice sulla pace» di imprecisata natura e con quali interlocutori -segnala il Corriere-, salvo una forma diversa per rincorrere aiuti e altri armamenti. Mentre gli Stati Uniti, a margine del vertice, hanno fatto sapere agli alleati europei che non bloccheranno l’invio di jet F16 all’Ucraina.

Altre fonti Usa affermano di non aver ricevuto alcuna richiesta formale per l’invio dei jet di origine americana all’Ucraina, dopo le promesse di Gran Bretagna e Paesi Bassi dei giorni scorsi, che restano al momento solo delle ‘sparate’ in cerca di altri sostenitori politici ed economici.

 

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