Noi da che parte stiamo?

Vi ricordate il Rivoltoso Sconosciuto di Pechino? Un giovane cinese, il 5 giugno del 1989, il giorno dopo il massacro di Piazza Tienanmen, si mise davanti a una fila di carri armati impedendone l’avanzata. Aveva una camicia bianca e calzoni neri, in mano due borse della spesa. La foto scattata da Jeff Widener, dell’Ap, fece la storia. Un uomo solo, disarmato, fermò i carri armati. 

Mi torna in mente in queste ore tragiche questa immagine drammatica e piena di umanità. Coraggioso il Rivoltoso Sconosciuto, sicuramente. Ma altrettanto coraggioso il militare dentro il carro armato che si fermò, simbolicamente si arrese di fronte a un uomo inerme che impugnava soltanto la sua spesa. 

Il 16 marzo del 2003 accadde a Rafah, nella Striscia di Gaza, un episodio simile. Rachel Corrie, attivista americana dei diritti umani, con un giubbotto rosso fluorescente si mise davanti al bulldozer corazzato dell’esercito israeliano nel tentativo pacifico di impedirgli di distruggere alcune case dei palestinesi. Fu però schiacciata e uccisa senza pietà. Rachel aveva 24 anni, si definiva osservatrice dei diritti umani, calpestati e straziati insieme con lei. Il processo stabilì che sarebbe dovuta restare lontana dalla zona pericolosa e che la sua morte era stato il risultato di un incidente che lei stessa aveva attirato su di sé. 

A mani nude contro la ferocia, tanti anni fa a Pechino, all’inizio del nuovo millennio a Rafah. 

Oggi, ventuno anni dopo l’omicidio di Rachel Corrie la Striscia di Gaza è ridotta a un cumulo di macerie. Nessun palestinese osa mettersi davanti a un carro armato israeliano, è pericoloso anche attraversare una strada o uscire di casa; talvolta anche restare dentro una casa, una scuola, un ospedale, un’ambulanza… 

E noi da che parte stiamo? Con gli oppressi, come il cuore comanda, o con gli oppressori come vorrebbe la convenienza? Con gli inermi che muoiono o con i loro aguzzini? Con chi schiaccia qualcuno o con chi viene schiacciato? 

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