
La sede del Ministero per la Sicurezza dello Stato
Pochi giorni fa, i Tories, i conservatori, hanno fatto sapere di aver escluso dalle prossime candidature elettorali due pretendenti sulla base di altrettante segnalazioni ricevute dall’MI5, i servizi di controspionaggio nazionali. A quanto pare, i due sono stati bollati come sospette spie o potenziali grimaldelli d’interessi cinesi nel Regno Unito. Nello specifico, figuravano nelle liste dei candidati potenziali, ma i loro nomi sono stati rimossi tra il 2021 e il 2022. L’episodio è stato reso noto a poca distanza dall’arresto, a Londra, nel marzo scorso, di altri due personaggi, tra cui un ricercatore parlamentare da anni consulente di esponenti conservatori di spicco. I due, accusati di aver cercato d’infiltrare Westminster e la democrazia del Regno proprio per conto della Cina, che si sono dichiarati innocenti, senza prove concrete, sono stati rilasciati.
E così, tra allarmi più o meno fondati e toni spesso ai limiti della psicosi, le denunce sul ‘pericolo cinese’ continuano a tener banco nella politica di Londra, segnala Federico Giuliani su InsideOver, «innescando polemiche interne e una rincorsa alla linea dura verso il Dragone».
Oltre le polemiche politiche, cosa si sa di concreto? Un ricercatore parlamentare arrestato – ai sensi della sezione 1 dell’Official Secrets Act, legislazione sullo spionaggio e alla raccolta di informazioni “utili al nemico” – , e due candidati parlamentari ritirati dopo gli avvertimenti dei servizi di sicurezza e altre voci di corridoio su simili interferenze cinesi. Nel Regno Unito si respira un’aria pesante, tensioni locali specchio di una nuova Guerra Fredda globale, a quanto pare viva e vegeta. Le rivelazioni che hanno scosso Westminster sembrano muoversi quasi parallele, a cascate lungo il fronte occidentale: seguono infatti le accuse di spionaggio cinese in Canada, Australia e altri Paesi occidentali, facendo sorgere dubbi e veleno sul vasto ed eterogeneo mondo degli alleati Usa e sul complesso equilibrio tra il corteggiamento della Cina e la presa di distanze dal gigante asiatico.
Nel corso degli anni, sono state documentate numerose tecniche di spionaggio cinesi, con spie arrestate e aziende sanzionate per violazione di segreti industriali, o sui loro presunti ruoli, in un saliscendi di tensioni non sempre fondate. Utile ricordare che sono stati gli Stati Uniti a segnalare nel 2022 che il ‘Dragone’ era diventato «la minaccia di spionaggio informatico più ampia, attiva e persistente per il loro governo e il loro settore privato». Secondo ricercatori e funzionari dell’intelligence occidentale, la Cina sarebbe diventata abile nell’hacking, l’hacheraggio dei sistemi digitali delle nazioni rivali per raccogliere segreti commerciali. Nel 2021, gli Usa, la Nato e altri alleati avevano accusato la Cina di arruolare ‘hacker a contratto’ per sfruttare una violazione nei sistemi di posta elettronica di Microsoft, consentendo agli agenti di sicurezza cinesi l’accesso a informazioni sensibili.
Nel settore tecnologico Washington teme che le aziende statali cinesi siano obbligate a condividere informazioni con il proprio governo. Nel 2019, il dipartimento di Giustizia statunitense ha accusato il colosso tecnologico Huawei di aver cospirato per rubare segreti commerciali statunitensi (accusa respinta dal colosso di Shenzhen). Un’ansia simile si è verificata più di recente nei confronti di TikTok, app sviluppata dalla cinese ByteDance e finita oggetto di un acceso dibattito in Occidente, con alcuni legislatori che chiedono un suo divieto assoluto per timori sulla sicurezza dei dati degli utenti.
Accanto agli hacker e allo spionaggio tecnologico, le agenzie occidentali del controspionaggio sottolineano un altro metodo impiegato e spesso rivelatosi efficace, utilizzando cittadini cinesi all’estero per raccogliere informazioni e rubare tecnologie sensibili. Uno dei casi più eclatanti è stato quello di Ji Chaoqun, che a gennaio è stato condannato a otto anni di prigione negli Stati Uniti per aver condiviso informazioni su possibili obiettivi di reclutamento con l’intelligence cinese. Ji è stato accusato di aver fornito informazioni su otto persone al ministero della Sicurezza della provincia di Jiangsu, un’unità di intelligence accusata di essere coinvolta nel furto di segreti commerciali statunitensi.
Sempre in questo mondo di tante ombre e poche certezze, gli operatori cinesi che non sai neppure bene se sia corretto chiamarli spie o semplici imprenditori intraprendenti, avrebbero corteggiato le élite politiche, sociali e imprenditoriali in Uk e Usa per raccogliere informazioni certamente utili ai loro affari e che forse potrebbero essere utili al loro governo. Vaghezza totale.
Il sito Axios ha acceso i riflettori su un caso, arrivando a sostenere che una studentessa cinese iscritta ad un’università della California avrebbe sviluppato legami personali e intimi con una serie di politici statunitensi sotto gli auspici della principale agenzia di spionaggio civile di Pechino. La ragazza, Christine Fang, avrebbe utilizzato finanziamenti elettorali generosamente concessigli (una delle imputazioni a Trump, con altra avvenente destinataria), coltivato amicizie e persino avviato rapporti sessuali per prendere di mira politici emergenti tra il 2011 e il 2015.
In sostanza, come hanno evidenziato fonti dell’intelligence americana, attraverso raccolte fondi per le campagne elettorali, estese reti personali, carisma e relazioni romantiche o sessuali con almeno due sindaci del Midwest, l’abile Fang sarebbe stata in grado di avvicinarsi al potere politico statunitense.
Certo è che non è la prima volta che la Cina viene condannata per il presunto utilizzo di spie, sottolinea InsideOver. L’incidente britannico più recente e incerto fa seguito alle accuse all’inizio di quest’anno secondo cui Pechino avrebbe fatto volare uno o più palloni di sorveglianza nei cieli degli Stati Uniti. Altre due precisazioni: così come questi sono alcuni dei metodi che impiegherebbe Pechino per carpire segreti e informazioni, anche gli Stati Uniti hanno i propri modi di spiare la Cina, affidandosi a tecniche di sorveglianza e intercettazione e reti di informatori.
Insomma, ‘Last but not least’, ultimo ma non per importanza, l’ansia di essere spiati colpisce in entrambe le direzioni. Se gli allarmi sono risuonati forti a Londra e Washington, oltre la Muraglia il ministero cinese per la Sicurezza ha lanciato un’ampia e palese campagna incoraggiando i suoi cittadini ad aiutare le autorità ad eliminare o scovare eventuali spie straniere.