
Moshe Zuckermann è un sociologo israelo-tedesco e professore emerito di storia e filosofia all’università di Tel Aviv. È autore di libri sul conflitto in Medio Oriente, tra cui ‘Il destino di Israele. Come il sionismo porta avanti il proprio declino?‘. Fa parte del gruppo di studiosi della storia dell’Olocausto, studi ebraici e studi sul Medio Oriente che nel 2021 ha elaborato la Dichiarazione di Gerusalemme.
Accusa di genocidio allo Stato che ha come elemento costitutivo la memoria del genocidio. «Quello che sta facendo è una catastrofe umanitaria con moltissimi crimini di guerra, ma non penso che quello sta succedendo a Gaza sia un genocidio» (come accaduto dopo gli ebrei con gli armeni o in Ruanda). «Ma Israele è però senz’altro uno Stato di Apartheid». Che sia stato il Sudafrica a sollevare l’accusa di genocidio, ha un significato simbolico perché ha vissuto l’Apartheid e sa di che si tratta
«L’Olocausto e la memoria dell’Olocausto che subito dopo la fondazione dello Stato avevano un impatto molto forte sulla psiche collettiva degli ebrei in Israele, molto presto si sono deteriorati in un’ideologia e così si è arrivati a una strumentalizzazione di questa memoria che ora va nella direzione di apostrofare o rappresentare qualsiasi critica nei confronti di Israele come antisemita». «La maggior parte delle volte questo avviene quando Israele viene criticato per aver fatto qualcosa di illecito».
«All’interno di Israele, in politica interna, oggi l’Olocausto ha solo la funzione di auto rassicurazione, nel senso di dire che Israele non è mai in torto, non ha mai commesso crimini, abbiamo l’esercito più morale del mondo, tutti quegli slogan che probabilmente conoscete. Si dice quindi ‘noi non possiamo essere in qualche modo fascisti perché i fascisti ci hanno inflitto quello che abbiamo vissuto, non possiamo essere immorali perché abbiamo vissuto sofferenze a causa dell’amoralità del mondo’ e così via».
«La memoria dell’Olocausto e l’approccio all’antisemitismo nel mondo, non hanno niente a che fare né con l’Olocausto né con l’antisemitismo». «La memoria dell’Olocausto in Israele viene usata in modo così teleologico rispetto al sionismo, nel senso di dire che il sionismo è la risposta all’Olocausto». La memoria dell’Olocausto nell’Europa di oggi? «Nella Germania occidentale l’elaborazione ormai è talmente consolidata, reificata e feticizzata che qualsiasi critica a Israele produce accuse di antisemitismo e in questo modo la vera lotta contro l’antisemitismo viene completamente abbandonata, se non tradita».
«Penso che in Europa ci sia un problema enorme perché tanti Paesi avrebbero molto da elaborare, per esempio i francesi o gli inglesi per quanto riguarda il colonialismo. Ma penso sia avvenuto solo in modo marginale. L’Italia ha avuto anche il fascismo oltre al colonialismo in Africa. La dimensione del colonialismo è stata minore rispetto ad altri, ma non meno crudele. Poi c’è anche il colonialismo classico come in Spagna, in Portogallo o in Olanda».
Ancora si Israele e l’antisemitismo. Che tipo di istituzione è oggi lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah? «Il concetto originario si è spostato dall’Olocausto come matrice per la lotta per i diritti umani verso il sionismo». «Proprio gli ebrei che hanno vissuto la catastrofe nel ventesimo secolo avrebbero un dovere di combattere i crimini di guerra e tutto ciò che fa pensare a un genocidio, e qui invece abbiamo politici e personaggi pubblici che chiedono il genocidio – e il modo in cui questo viene chiesto rispetto a Gaza è eclatante».
«Il fatto che esponenti molto in vista della politica israeliana abbiano parlato della distruzione di Gaza, di bombe atomiche e di cose che non è possibile interpretare diversamente da un genocidio e da una pulizia etnica, tutte cose che gli ebrei nel ventesimo secolo hanno vissuto, e che questo sia stato minimizzato nella risposta per me è un’altra prova che Yad Vashem pur restando un importante istituto di ricerca e un importante luogo della memoria – e chi viene in Israele dovrebbe vedere il museo perché si può imparare molto – è sempre stato un ente propagandistico al servizio dello Stato di Israele e della strumentalizzazione che fa dell’Olocausto.
«Se volesse ricordare non solo l‘Olocausto, ma se si potesse celebrare una Giornata della Memoria all’insegna della lotta contro la xenofobia, l’islamofobia, l’antisemitismo, l’antiziganismo, contro il razzismo in tutte le sue derivazioni, direi subito di sì. Una proposta del genere da parte di un sopravvissuto avrebbe una grande forza morale.
Ma parlare solo di antisemitismo, degli ebrei e in un momento come questo in cui nel mondo gli ebrei non sono proprio in una buona posizione perché Israele, sionismo e ebraismo vengono confusi e sovrapposti, penso che sarebbe solo un autogol».