
La bolla immobiliare portoghese allontana i pensionati stranieri – e tra questi migliaia di italiani – dal ‘buen retiro fiscale con vista sull’Atlantico’. Con una decisione a sorpresa, accelerata dalle proteste di piazza dello scorso fine settimana, il primo ministro Antonio Costa ha annunciato ieri in un’intervista a Cnn Portugal, lo stop alla misura delle ‘zero tasse’, dal 2020 ridotte al 10%, per chi decide di incassare e vivere la pensione maturata altrove in quel Paese.
Costa ha spiegato l’intenzione di far cessare dal 1° gennaio prossimo gli effetti della legge che 14 anni fa aveva aperto le porte ai pensionati di mezza Europa, garantendo esenzione fiscale totale per i «residenti non abituali» con in tasca un assegno previdenziale. Il primo ministro portoghese ha detto che «non ha più senso» assicurare la neutralità fiscale per dieci anni a nuovi residenti stranieri.
I prezzi delle case in Portogallo tra il 2012 e il 2021, stando allo studio della Fondazione Francisco Manuel sono saliti del 78 %, rispetto al 35% nell’Unione Europea. Nel secondo trimestre del 2023, l’affitto medio di una casa è aumentato di un altro 11% su base annua, secondo i dati ufficiali pubblicati la scorsa settimana. Facile per gli ospiti benestanti, insostenibile per gran parte dei portoghesi.
Attualmente i pensionati italiani in Portogallo sono 3.500 e provengono solo dal settore privato (nel 2020 una sentenza della Corte Ue aveva ribadito l’esclusione dei dipendenti pubblici dal paradiso per pensionati) e ricevono in media un assegno mensile (esentasse) di 4.240 euro che porta il flusso complessivo in uscita a circa 192 milioni/ anno.
Secondo uno studio della fondazione Migrantes, il boom lusitano, per quanto riguarda i pensionati italiani, è esploso a partire dal 2017, quando da 994 espatriati (residenti all’estero per almeno sei mesi l’anno), si è passati ai 3.500 del 2021, precisa Alessandro Galimberti sul Sole24ore.
A prescindere dai paradisi fiscali soprattutto mediterranei per comodità di clima e di distanza, il pagamento delle pensioni all’estero è un fenomeno non del tutto marginale per l’Inps, che versa assegni in 165 Paesi del globo. A gennaio dello scorso anno erano oltre 317mila, per un importo complessivo di circa un miliardo e 430 milioni di euro.
Grecia. La legge greca prevede un’aliquota flat al 7% sui redditi dei pensionati stranieri titolari di pensione del settore privato che trasferiscono la residenza fiscale in Grecia. La misura agevolativa ha una durata massima di 15 anni, riguarda anche altri redditi oltre la pensione e richiede il trasferimento della residenza fiscale là.
Tunisia: no tax sull’80%. Particolarmente ‘aggressiva’ del mercato l’offerta del dirimpettaio mediterraneo, oggi in grave crisi anche sociale interna. La legge finanziaria di quell’anno prevede un abbattimento dell’imponibile sulle pensioni e rendite vitalizie percepite all’estero pari all’80 per cento.
Cipro, tra zero e 5%. L’isola cipriota prevede una ‘no tax area’ per pensionati italiani fino alla soglia di 3.420 euro annui lordi. Per la cifra eccedente scatta l’applicazione della flat tax con aliquota del 5% sull’importo dell’assegno.
Isole Canarie. La Spagna prevede misure fiscali attrattive per pensionati solo per chi si stabilisce alle Canarie. È prevista una detrazione d’imposta pari a 6.500 euro per chi ha più di 65 anni, che aumenta fino a 7.000 per i pensionati con più di 75 anni
Est Europa esentasse. Bulgaria, Slovacchia e Albania continuano ad applicare l’aliquota zero per i pensionati stranieri che stabiliscono lì la propria residenza fiscale, mentre la Romania applica l’imposta del 10% sull’assegno che viene pagato dall’Inps.