La mano che pensa ci dà una mano

“Io penso effettivamente con la penna, perché la mia testa spesso non sa nulla di ciò che la mia mano scrive”.

Quando appare questa perfetta condizione nell’anima arriva una libertà fiammeggiante e il tempo diventa sublime. Si prende le sue contraddizioni, erra e nell’errare spalanca nuovi orizzonti. Il tempo diventa una questione di spazio. La mano detta e ogni supposizione e pregiudizio inciampano sulla poesia. Su quel poiesis che crea e non subisce forme preconfezionate. *

Invertire la rotta è rivoluzione. Non correre sull’autostrada dei saperi che desertifica il paesaggio culturale serve a dare una speranza alle nostre comunità, a dare un futuro di libertà vera e non virtuale e costellata da schiavitù più o meno palesi. E per invertire la rotta occorre la semplicità, la gentilezza, il camminare lentamente, la poesia per l’appunto, il fare del pensiero un’azione e non un’obbedienza più o meno celata dal conformismo, il ricordare. Riportare al cuore.

Ricordare che possediamo la vita, solo quella. Che possediamo la più antica delle invenzioni: la mano. E che dobbiamo tornare alla sapienza delle mani. Alla delicatezza del tocco, all’arte che esprimono le nostre mani. Scrive il filosofo Lucio Saviani, in un libro intitolato “Mani”, che la mano unisce le cose visibili e le cose invisibili. E trovo questa frase bellissima. La mano è gesto, è amore, disegna architetture nell’aria, cesella metallo, indica al pennello il giusto tocco divino, scolpisce il celato della pietra, tesse, cuce, carezza, raccoglie l’uva, disegna. Unisce mondi e crea saperi e pensiero filosofico. Nel tempo del virtuale e della bruttezza come codice politico e ideologico, la mano che pensa ci dà una mano. **

Le parole che questa mano traccia sul foglio bianco, garbato e ruvido, sono anarchiche, belle, viaggiano accanto al mio desiderio. Si schiudono come fiori al passaggio del pensiero, hanno profumo e scavano il loro segno unico. Uso la matita per costruire mappe e costellazioni di idee, per dare profondità all’azione; uso la stilografica per la leggerezza. Abbiamo le mani per fare questo. Per sovvertire luoghi e tempi comuni, per riprendere il filo interrotto e cogliere la mancanza delle stelle come ferita e non come vantaggio per far finta che tutto vada come deve andare. ***

NOTE

* Domanda di un lettore: ma di questi tempi di fascismo più o meno accettato come dogma democratico, ti pare giusto parlare dell’anima e della poesia?
“Sì, e se proseguirai nella lettura saprai che Polemos è spinto da una volontà politica furibonda”.

** Domanda numero 2: non hai mai la sensazione che il potere se ne freghi di tutto questo?
“No, non la sensazione, la certezza. Il campo da gioco di questa democrazia si basa su regole che non mettono in dubbio l’esistenza del campo da gioco come elemento neutro. Invece non lo è”.

*** Domanda del barbiere anarchico, alchimista rurale: non pensi che di tutti questi ragionamenti poetici e filosofici, in tempi di oscurità e di plagio, se ne possa tranquillamente fare a meno?

Domanda e risposta sono liberamente ispirate dall’autore della prima frase virgolettata che apre questo Polemos, il filosofo Ludwig Wittgenstein.

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