Mercenari dall’Asia centrale cercasi, 4.300 euro per combattere in Donbass. E gli italiani in campo

«Russia alla caccia di altri uomini per l’offensiva. Offerte di lavoro sui social, forse della compagnia di contractor Wagner, dirette ai kirghisi. In Uzbekistan il governo inizia a preoccuparsi». Il Manifesto mantiene le distanze da Putin e cerca di vedere cose sembra accadere oggi in Russia. Sapendo, loro e noi, che su quel fronte dell’informazione ogni notizia può essere avvelenata.

E qualcosa sui circa venti italiani che combattono spesso su fronti opposti in Ucraina.

Il canale investigativo MediaHub, Kyrgyzstan

«Numerose circostanze portano a credere che gli apparati del governo russo abbiano cominciato ad arruolare manodopera per la guerra in Ucraina non solo fra gli immigrati, ma direttamente nella Repubbliche dell’Asia centrale», scrive Luigi De Biase. Fonte, il canale investigativo MediaHub, che trasmette su YouTube da Bishkek, in Kyrgyzstan, che ha indagato su una serie di offerte di lavoro diffuse sui social media da una società privata del settore sicurezza. Le offerte riguardano «compiti speciali» da svolgere in Ucraina per 240mila rubli al mese, circa 4.300 euro.

Più di 10 volte uno stipendio medio

«È una proposta che molti potrebbero essere spinti ad accettare per denaro e per la possibilità di ottenere un passaporto russo». In Kyrgyzstan il salario medio si aggira attorno ai trecento dollari, sottolinea De Biase. E migliaia di cittadini lasciano ogni anno il paese alla volta di Mosca e San Pietroburgo alla ricerca di migliori condizioni di vita. Nella grande maggioranza dei casi finiscono nella zona grigia fra le mansioni più umili e l’illegalità.

Contractor gruppo Wagner

Il sospetto, secondo MediaHub, è che dietro le misteriose offerte di lavoro in Ucraina v  sia la compagnia di contractor Wagner, operativa in molto fronti di conflitto nel mondo e già al centro di pesanti sanzioni degli Stati uniti e dell’Unione europea. Ma ogni mondo geopolitico ha i suoi contractors da nascondere. Ma oltre ai sospetti stampa, il ministero degli Esteri dell’Uzbekistan.

L’Uzbekistan a Mosca

Un altro elemento lo ha fornito il ministero degli Esteri dell’Uzbekistan. Un messaggio sul sito internet dell’ambasciata a Mosca mette in guardia di fronte alle «pesanti conseguenze» che l’adesione alla campagna militare privata comporterebbe. Presa di distanze pubblica obbligata dopo l’appello lanciato dalla città di Perm, negli Urali, nel corso di una trasmissione televisiva sul canale privato Vetta.

Nel nome di Tamerlano

Un certo Jahongir Jalolov, nome improbabile, ha invitato i connazionali ad arruolarsi in un battaglione che sarebbe intitolato ad Amir Timur, ovvero a Tamerlano. Secondo Jalolov sostenere le operazioni in Ucraina è un modo per «ringraziare del pane che mangiamo in Russia». Ma nel suo paese di origine esistono leggi contro i mercenari.

Gli uzbeki di Perm

«Il caso degli uzbeki di Perm, raccolti sotto il nome di un condottiero mongolo del XIV secolo, dimostra le pressioni a cui le amministrazioni locali sono sottoposte per garantire al Cremlino un numero congruo di uomini destinati al fronte», la valutazione di Luigi De Biase. Cremlino che, pur di raggiungere l’obiettivo, ora sembrerebbe disposto a sostenere anche le rivendicazioni nazionaliste delle minoranze in casa altrui.

Secondo Kommersant

Secondo il quotidiano Kommersant, una ventina fra Repubbliche e regioni hanno già composto quaranta unità con migliaia di volontari. Il piano complessivo prevede l’arruolamento di quattrocento soldati a contratto per 85 unità federali. Questo significa 34mila combattenti in vista di una nuova offensiva nel Donbass. Nel loro caso il compenso oscilla fra i 130mila e i 300mila rubli, ovvero fra i duemila e i cinquemila euro al mese.

Milizie su base etnica

Seguendo il modello delle milizie costruite su base etnica, in particolare nei territori dell’estremo oriente, il Cremlino punta a rinviare la mobilitazione generale e otterrebbe altri vantaggi sul piano pratico. Il ricorso alla lingua nazionale ha permesso a un battaglione della Repubblica di Tuva, al confine con la Mongolia, di comunicare via radio in tutta libertà nel corso delle operazioni di guerra. La storia è stata ampiamente discussa sui media russi. Dalla Tuva arriverebbe anche il volontario accusato di avere castrato in un video un prigioniero ucraino.

Dall’Uzbekstan a Genova

Kevin Chiappalone è un ragazzo di 19 anni di Genova partito a fine aprile per combattere nella Legione internazionale di difesa territoriale dell’Ucraina. Chiappalone, forti simpatie di destra, CasaPound,  è indagato dalla procura di Genova dopo un’indagine della Digos. L’accusa è quella di arruolamento mercenario. Le pene previste vanno da due a sette anni. L’ipotesi è che sia arrivato a combattere in Ucraina tramite una rete di reclutatori illegale

Baby ‘foreign fighter made in Italy’

Chiappalone non è il primo italiano sul fronte ucraino, ma è il primo su cui è stata aperta una indagine, almeno per quanto è noto. Per la magistratura, discriminante decisiva è il sistema di arruolamento: se avviene in autonomia e con inquadramento dentro strutture regolari di un esercito straniero non è normalmente perseguito o perseguibile. Se invece passa attraverso una rete di reclutamento non autorizzata o se presuppone il pagamento da parte di un intermediario finisce nei casi vietati dalla legge.

CasaPound

La versione del fuggitivo, di CasaPound e di un legale che lo ha assistito per alcune questioni burocratiche è che abbia fatto tutto da solo. Versione che però non convince il padre. Chiappalone avrebbe preso un volo fino in Polonia (ha postato alcune foto sui social network da Cracovia il 29 aprile) e poi da lì avrebbe attraversato il confine in pullman. Al momento si troverebbe nella zona di Kharkiv.

Gli italiani che combattono in Ucraina

Al momento, secondo fonti del ministero degli Esteri, gli italiani impegnati nella guerra in Ucraina, su entrambi i fronti, sarebbero fra i dieci e i venti. Il caso più noto è quello di Giulia Schiff, veneziana ed ex allieva dell’Aeronautica militare che denunciò casi di nonnismo durante l’addestramento e fu espulsa: da marzo si è arruolata come pilota nell’esercito ucraino. Schiff e il suo avvocato avevano in passato spiegato come il suo caso non rientrasse in quelli perseguibili per legge perché inserita con un «regolare contratto con l’esercito ucraino, che comprende grado e regolare diaria di militare».

L’ultra destra su fronti opposti

Il giovanotto CasaPound con la legione internazionale ucraina, e Andrea Palmeri, quarantaduenne di Lucca soprannominato “Generalissimo”, ha un passato di  militante di Forza Nuova. È attualmente latitante (con mandato di arresto europeo), ma non nasconde di trovarsi in Ucraina, nelle zone delle autoproclamate repubbliche filorusse.

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