Le ultime forniture occidentali di armi all’Ucraina

Nuovi invii di armi alle forze armate ucraine decisi o presi in esame da diverse nazioni occidentali negli ultimi giorni, inclusa l’Italia. Il 4 novembre gli Stati Uniti hanno stanziato nuovi aiuti militari per 400 milioni di dollari. E dove non ci sono direttamente le armi, i soldi per comprarle altrove, come i missili da difesa aerea Hawk da impiegare sui lanciatori offerti dalla Spagna o i 45 carri armati T-72B ammodernati ex esercito della Repubblica Ceca, e persino 40 motovedette fluviali blindate

Il bricolage dell’armamento

Il 28 ottobre gli USA avevano deciso un ulteriore aiuto a Kiev per 275 milioni di dollari di cui Analisi Difesa fornisce il dettaglio. Noi sintetizziamo citando quello che da non militari ci sembra più rilevante. Lanciarazzi campali multipli High Mobility Artillery Rocket Systems (HIMARS) in numero non precisato; 1.300 armi anticarro; 125 veicoli 4×4 High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicles; Armi leggere con oltre 2.750.000 munizioni; 4 antenne per comunicazioni satellitari. Finora per la difesa aerea gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev 1.400 missili portatili Stinger e sistemi di disturbo elettronico anti-drone.

Dal gennaio 2021 gli Stati Uniti hanno fornito aiuti militari all’Ucraina per 18,9 miliardi di dollari di cui 18,3 dopo il 214 febbraio 2022, quando ha preso il via l’offensiva russa.

Bulgaria tra armi e gas

Il 3 novembre la Bulgaria ha deciso che inizierà a fornire armi e munizioni all’Ucraina dopo il voto del parlamento. Nel marzo scorso l’allora premier Kiril Petkov aveva escluso la possibilità di inviare aiuti militari all’Ucraina, inuna conferenza stampa congiunta a Sofia con il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin, in visita in Bulgaria. Secondo indiscrezioni stampa, Austin aveva chiesto a Sofia di inviare in Ucraina le batterie di S-300 da difesa aerea, compatibili con quelle dello stesso tipo in servizio in Ucraina o donate da altre nazioni dell’ex blocco sovietico. Sofia aveva finora sostenuto di non voler inviare armamenti e munizioni ma solo aiuti umanitari.

Triangolazioni

Ma Mosca ha accusato il governo bulgaro di aver fornito ingenti quantitativi di armi e munizioni a Polonia e Repubblica Ceca che le hanno poi girate all’Ucraina. La Bulgaria ha di recente firmato nuovi contratti con Gazprom per forniture di gas. Ora a rischio.

Svizzera, no alle armi via Germania

Il 3 novembre la Svizzera ha negato alla Germania il permesso di inviare all’Ucraina munizioni di fabbricazione elvetica per i cannoni da difesa aerea dei semoventi Gepard che Berlino ha consegnato a Kiev. «Non è ancora opportuno rispondere favorevolmente alla richiesta della Germania di inviare materiale bellico svizzero in Ucraina» in nome della legge sulla neutralità e della legislazione svizzera sul materiale bellico, ha spiegato Guy Parmelin, ministro dell’Economia, in una lettera al Ministro della Difesa tedesco, Christine Lambrecht.

Collaudo armi sulla pelle dell’Ucraina

«La guerra in Ucraina offre un campo per i test in combattimento. Abbiamo otto diversi sistemi di artiglieria da 155 mm sul campo … quindi è come una competizione tra sistemi per vedere quale si rivela più efficace». Il cinico ‘Stranamore’, è il ministro della Difesa ucraino Oleksiy Reznikov che parla al magazine statunitense Politico. «Sono ottimista sul fatto che sia in futuro possibile ricevere carri armati Abrams e anche caccia come F-16, F-15 o Gripen». Guerra continua.

Il futuro della guerra

Oltre al collaudo armi sulla pelle degli ucraini e dei cattivissimi russi, progetti di guerra di lunga durata. Sempre il ministro, «Un sistema di riparazione e manutenzione più sofisticato che potrebbe essere organizzato in Polonia, Slovacchia o Romania, per esempio». Reznikov ha suggerito di formare joint venture con Polonia, Regno Unito e Germania per sviluppare armi e attrezzature che potrebbero essere costruite in Ucraina, in particolare i sistemi di difesa aerea.

«Dobbiamo sviluppare un’industria UAV non solo per i droni aerei, ma anche terrestri e navali perché è il futuro della guerra».

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