Sanzioni Ue contro la Russia: Von der Leyen tra falchi e colombe, parole forti e teatrino

Orteca severissimo sullo ‘Stato dell’Unione’ raccontato a Bruxelles da Ursula Von der Leyen. Gli applausi di schieramento atlantico sulle prime pagine, e nascosto il vespaio di polemiche economiche subito esplose. L’UE mercato comune travestito da organismo politico sovranazionale.
Con nel dna il ‘peccato originale’ di una disomogeneità che non può essere sanata a colpi di direttive e circolari. E se l’economia traballa, anche la politica estera esplode.

Unione di mercato e non di politica estera

Lo ‘Stato dell’Unione’, disegnato da Ursula Von der Leyen, dopo gli applausi di politica atlantica, alla prova della realtà economica attuale e prossima futura. E il giudizio subito cambia. Partiamo dal lontano geografico. Per gli analisti di Politico, giornale online Usa tra i più prestigiosi, l’intervento di Lady Ursula, studiato per accontentare ogni singolo Paese, ha finito per essere criticato da tutti. Materia del contendere ovviamente le sanzioni alla Russia, che nell’Europa dell’est vorrebbero ancora più dure, mentre a Ovest fatto finta di non capire. E, per la verità, Politico accusa senza mezzi termini proprio la Von der Leyen di non essersi fatta capire. O, per dirla più chiaramente, di essersi arrampicata sugli specchi.

Teatrino demagogico

Ha fatto un discorso in cui ha minacciato fuoco e fiamme contro Putin, dando ragione alle fortissime lamentazioni polacche e baltiche. Ma poi non ha chiarito se i riferimenti fossero “storici” o riguardassero anche il presente, con lo sblocco immediato di nuove sanzioni o degli aiuti all’Ucraina, per circa 9 miliardi di euro. Gli analisti americani, confusi pure loro dall’ottovolante dialettico dalla Presidente, hanno sentito, dietro le quinte, alcuni diplomatici e funzionari. Che hanno confermato le loro prime impressioni: la Von der Leyen sta prendendo in giro gli “orientali” e parla sotto dettatura dei Paesi occidentali “che contano”, Francia e Germania in primis.

‘Doppiopesismo’ tra falchi e colombe

L’invasione in corso della Russia dovrebbe essere sufficiente per giustificare l’inasprimento della pressione su Mosca, ha affermato un diplomatico UE. Ma mentre la campagna pro sanzioni dei Paesi più aggressivi continuerà, questi ultimi potrebbero dover aspettare a lungo. “Nessuno vuol sentire parlare di nuove sanzioni in questo momento”, ha ribadito un funzionario dell’Unione. Secondo Politico, il discorso della Von der Leyen è stato un mirabile esempio di “doppiopesismo”, perché ha dato a tutti e due i “partiti” (“falchi” e “colombe”) la possibilità di esigere decisioni che possono andare in qualsiasi direzione. Come Ponzio Pilato, fa la faccia feroce ma, di fatto, si lava le mani e, alla fine, il messaggio subliminale che lancia ai poveri ucraini è “sbrigatevela voi, perché quello che noi abbiamo fatto finora è già abbastanza”.

Ponzio Pilato in tailleur bandiera ucraina

La signora, ufficialmente, può dire ciò che vuole e prendere in giro Zelensky, Morawiecki e tutto il fronte est della Nato. Ma la verità è quella che i suoi funzionari svelano, in condizioni di anonimato, a Politico: “Stiamo rischiando un inverno di malcontento – ha detto la fonte respingendo l’idea di nuove sanzioni – e l’attuale crisi energetica sta innervosendo tutti i leader che temono conseguenze politiche. In molti Paesi c’è in ballo la sopravvivenza dei loro governi”. Più chiaro e asciutto di così… Dopo queste dichiarazioni lapidarie, gli analisti americani non hanno dubbi. “Nel complesso, nell’Europa occidentale – scrivono – è arrivato un affaticamento da sanzioni, soprattutto perché diventa sempre più difficile trovare misure che danneggino la Russia, più di quanto danneggino economicamente l’Unione”.

‘Affaticamento da sanzioni’ e rabbia popolare

Ancora più importante, la crescente rabbia degli elettori per l’aumento vertiginoso del costo dell’energia e dei prezzi al consumo, che sta rendendo sempre più nervosi anche i politici europei”. La Von der Leyen, a questo punto, per chiarire meglio il senso della sua strategia, dovrebbe spiegare (cosa che non ha fatto nel suo discorso) quali Paesi abbiano tratto maggiore beneficio dalle relazioni “energetiche” privilegiate con Mosca negli anni passati. E come mai ancora ci sia, dentro l’Unione, un blocco che si oppone al “price cap” per il gas. Inoltre, il tetto per il prezzo del petrolio, che dovrebbe essere “controllato” dal monitoraggio dei premi sui rischi assicurativi, è realmente fattibile? O è “aggirabile”, come sostengono diversi analisti?

Ufficio studi di sponda atlantica

Se l’Ufficio studi della signora Von der Leyen, strapagato dai contribuenti europei, funziona decentemente, forse si potrebbe avere, di grazia, un “occasional paper”, un “instant book” o anche un semplice “conto della lavandaia”, per sapere chi ci ha perso e chi ci ha guadagnato con queste sanzioni. Sì, perché a noi è saltato il ticchio. E siccome ci hanno soffiato chi, come e perché le ha studiate (nella squadra di Biden) presto lo pubblicheremo. Così Lady Von der Leyen la smetterà di fare discorsi alla Abramo Lincoln e si concentrerà sulle domande alle quali le chiederanno di rispondere.

La prima delle quali è come mai, in un colpo solo, stia prendendo in giro Zelensky, l’Ucraina e mezza Unione Europea e, dall’altro, invece, perché continui, giuliva, a tenere bordone alle paturnie della Casa Bianca.

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