lunedì 24 luglio 2017

Africa cinese con base militare a Gibuti

Pechino annuncia la costruzione di un compound militare nel piccolo Stato del Corno d’Africa. Obiettivo, tutelare da vicino i suoi interessi commerciali nello Stretto di Bab el-Mandeb e assieme, lanciare un segnale agli ondivaghi Stati Uniti di Trump.

Cina padrona d’Africa
Il porto di Bagamoyo, in Tanzania, diverrà il porto più grande del continente Africano grazie agli investimenti della Repubblica Popolare. Sudafrica: dal 2013 la società cinese Zendai Property Limited ha in costruzione una città da 8 miliardi di dollari, fuori Johannesburg. Il quartier generale delle imprese cinesi che stanno investendo in Africa. La Cina è anche in Egitto, interessata e molto, al Canale di Suez recentemente raddoppiato. Nel 2015 il presidente Egiziano al-Sisi in Cina dove ha siglato un accordo per la cooperazione. La Nuova Via della Seta, che è l’obbiettivo finale degli interventi cinesi in Africa.

Ora una base militare
Per la sua prima base militare all’estero la Cina ha deciso per il cuore del Mar Rosso. Nel piccolo Stato di Gibuti, nel Corno d’Africa: uno spicchio di terra popolato da poco più di 800mila persone, tra Eritrea, Etiopia e Somalia, ma soprattutto affacciato sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb.
È in queste acque -precisa Rocco Bellantone su LookOut- che si concentrano i maggiori traffici marittimi a livello internazionale di portacontainer e petroliere che dall’Oceano Indiano risalgono il Canale di Suez per entrare nel Mediterraneo.

Ovviamente solo ‘missioni di pace’
L’agenzia di stampa governativa Xinhua Pechino ha dichiarato che la base militare di Gibuti sarà utilizzata come centro di coordinamento dei contingenti cinesi impegnati in ‘peacekeeping’ in Sud Sudan dal 2015, e nell’Asia Occidentale. Oltre il ‘buonismo’ di facciata, la base servirà anche /soprattutto, per intensificare i rapporti con quei Paesi dell’area con cui sono stati raggiunti accordi di cooperazione militare . I riflettori della Cina saranno però puntati sulle navi commerciali che attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb e ad eventuali attacchi di pirati.

‘Spedizione Gibuti’
Navi e contingenti di primo insediamento sono partiti dalla città portuale di Zhanjiang, nel sud della Cina, l’11 luglio. Al momento non è stato specificato né il numero di navi e truppe a bordo partite per il Corno d’Africa. Si sa che i militari che opereranno al suo interno all’inizio non dovrebbero essere più di 300, per diventare 200 a pieno regime. Stile cinese, per non dare troppo nell’occhio assieme a troppo fastidio. Gibuti ha già beneficiato del “balzo in avanti cinese” con i binari che collegano il Paese ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia.

Chi non è contento
I più preoccupati sono India e Giappone. New Delhi teme che Gibuti sia solo il primo di altri avamposti cinesi nell’Oceano Indiano. Tokyo, rilancia e accelererà l’ampliamento della propria base nel Paese. Indispettiti anche gli Stati Uniti. Il Pentagono da tempo fa decollare i suoi droni per raid in Yemen e Somalia dalla base di Camp Lemonnier, a pochi chilometri dalla capitale di Gibuti, dove si trovano circa 4mila soldati Usa impiegati in operazioni speciali nel Corno d’Africa e nella Penisola Araba. Vicino scomodi e sgradito quei militari cinesi.

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