«Musulmani in chiesa». Gli imam e alcune memorie irachene

Gli Imam di Roma stamane nella Basilica di S. Maria in Trastevere in ricordo e onore di Padre Jaques ucciso a Rouen. “L’attentato e’ stato compiuto con il Allahu Akbar, preghiera nostra, un abuso tremendo”. “Noi condanniamo totalmente questo e tutti gli altri atti terroristici, sono nemici dell’Islam!”

Baghdad, anno 2000, pre seconda guerra americana contro Saddam Hussein. Una delle poche città al mondo dove un musulmano che avesse voglia di pregare poteva farlo in una Chiesa cattolica e in modo analogo si potevano comportare i cattolici, che in quei tempi avevano cristiano Tarek Aziz come vice-premier.

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Blair e l’Iraq, Cameron e Brexit. Catastrofi inglesi

Nella Gran Bretagna che si riscopre Isola rispetto al continente Europa, un Tony Blair quasi criminale di guerra diventa un colpo quasi definitivo alla sua intera classe politica e dirigente. Una guerra fatta per piaggeria verso gli americani, un referendum inventato per strappare una manciata di voti a stravolgere la geopolitica europea. Blair e Cameron catastrofi planetarie e il resto della classe politica inglese in vergognosa fuga.

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La folle guerra all’Iraq di Bush e Blair, la Gran Bretagna si pente

Guerra evitabile, che vuol dire guerra folle le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Lo ha detto sir John Chilcot nel rapporto sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq. Conflitto basato su dati di intelligence “imperfetti”, lE bugie sulla armi di distruzione di massa in possesso di Saddam e una progettazione “totalmente inadeguata”. “Gli Usa e la Gran Bretagna minarono l’autorità dell’Onu”. Blair balbetta che nel 2003 era”in buona fede”. Ma non giura su quella di George W. Bush.

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Alle origini del flop americano in Siria e Iraq

Le uniche milizie “anti-Isis” affidabili sono quelle sciite. E questo causa nuovi problemi. Ecco perché Obama e il Pentagono non riescono a risolvere, politicamente e militarmente, la crisi siro-irakena

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Falluja, battaglia santa del Ramadan nello scannatoio Isis

Da quasi due settimane si combatte intorno a Falluja. Le forze governative irachene circondano la città e provano a tagliare gli accessi segreti e i tunnel sotterranei di Isis. L’attacco finale è stato rimandato a causa dei civili nelle mani degli jihadisti che li stanno usando come scudi umani, e le notizie di stragi tra i civili si moltiplicano. E da oggi è il sacro Ramadan, con quali conseguenze sulla battaglia?

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Fallujah, l’ultima battaglia dell’Iraq in frantumi?

20 mila uomini fra esercito regolare, polizia e le milizie sciite addestrate dal generale iraniano Qassam Suleimani per riconquistare Fallujah, la città con oltre 200 moschee centro dell’Islam sunnita a 65 km da Baghdad, da oltre 2 anni controllata dal Califfato. 90 mila civili ostaggio. A Baghdad il traballante e corrotto governo al-Abadi alle prese con le proteste popolari guidate dal religioso sciita al-Sadr

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Usa e Iran attaccano assieme Falluja ma fingono di no

SE «L’IMPERO DEL MALE» USA AIUTA LO «STATO CANAGLIA» IRAN PER ISIS È L’INFERNO. Corsivo malizioso di Piero Orteca rispetto ad una svolta strategica che molte ‘Cancellerie’ che contano nel mondo hanno preferito sottacere o far finta di non vedere: Le strane alleanze sul campo di battaglia in Siria e ora nella irachena Falluja.

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Diga di Mosul, apre il cantiere italiano a 50 chilometri dalla capitale del Califfato

Un’impresa senza precedenti: mettere in sicurezza opera civile sulla prima linea di una guerra, Arrivati gli ingegneri e già compiuti i primi ‘carotaggi’ dalla Trevi di Cesena. C’è chi teme che lo Stato islamico possa trasformare in una bomba liquida il colossale invaso nella base italiana destinata a diventare il più grande accampamento di truppe occidentali dell’intero Iraq

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Iraq, gli Usa attaccano Isis al rallentatore, ecco i perché

Le truppe governative addestrate da Washington se la prendono molto comoda. L’offensiva diretta verso Mosul è stata praticamente fermata. Ben sette divisioni di Baghdad sono scappate di fronte al nemico. Ed una crisi politica in Iraq è sempre dietro la porta

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La Diga di Mosul affidata all’Italia a rischio catastrofe

“Serio rischio di cedimento della diga di Mosul, sarebbe un disastro mille volte peggio di Katrina”. Nuovo allarme sulla tenuta della diga di Mosul. Gli Usa mettono in guardia i residenti lungo il fiume Tigri sul rischio di cedimento, stimando che un crollo della diga metterebbe in pericolo di vita quasi 1,5 milioni di iracheni.

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Settimana cruciale per l’Iraq. Autobomba al mercato

Almeno 70 morti in duplice attacco nel distretto sciita di Baghdad rivendicato da Isis. La strage  nel mercato di Jameela, uno dei più affollati della capitale irachena. L’attentato più grave da quando il primo ministro Haider al-Abadi si è insediato un anno fa.

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La frantumazione dell’Iraq non è solo Isis. Le lotte interne curde

L’United Nations Assistance Mission for Iraq, denuncia 18.802 morti e 36.245 feriti tra gennaio 2014 e ottobre 2015. Senza i morti per mancanza di cibo, acqua e servizi medici. E senza i 3,2 milioni di sfollati interni. Dagli jihadisti decapitazioni, crocifissioni, bambini soldato, abusi sessuali. I minori, uccisi nei tentativi di fuga sarebbero circa 4 mila.

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In Iraq è genocidio
ma non soltanto Isis

Guerra in Iraq: morti e violenze nel rapporto ONU. Almeno 18800 morti tra il 1 gennaio 2014 e 31 ottobre 2015. Circa 3,2 milioni di sfollati. L’ONU accusa lo Stato islamico della detenzione di 3500 donne e bambini schiavi. Tra i colpevoli anche le forze tribali sciite e sunnite e le milizie curde

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Curdi contro curdi
dove Siria ed Iraq
diventano Siriaq

In guerre complesse e complicate come quella nei territori di Siria e Iraq, il ‘Siraq’, è naturale guardarsi intorno per trovare un barlume di normalità a cui aggrapparsi. Chiedersi da…

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Usiamo le rinnovabili
contro il terrorismo

Il contrabbando di greggio è una manna per l’Isis: oltre 40 milioni di dollari al mese. Poi racket, traffico illegale di opere d’arte e “donazioni” dai benefattori del Golfo Persico. Una soluzione possibile: l’abbandono dei combustibili fossili e lo sviluppo delle fonti rinnovabili

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Putin dalla Siria
guarda all’Iraq

Primi soldati russi caduti in Siria, la guerra non si può fare solo dal cielo. E’ piú sicuro, piú costoso, ma non basta. Costerebbe meno la pace -aggiunge Massimo Nava- ma questi conti non li fa nessuno. E oggi non li fa la Russia. Per motivi nobili e meno nobili.

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