Mosul tutta da conquistare e i diversivi Isis

Fine dei facili ottimismi a mezzo stampa. Il gruppo Stato islamico attacca una città a sud di Mosul, in Iraq. Continuano intensi i combattimenti all’estrema periferia orientale di Mosul, dove le forze governative irachene cercano di avanzare ma dove i jihadisti oppongono una strenua resistenza, con l’impiego anche di autobomba.

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«Dentro Mosul», e lo sbarco ad Anzio fu la presa di Roma

L’ENFASI DEI TROMBETTIERI – Titoli fuori misura, cronache esaltate, strateghi del futuro facile, quasi che a vendere una vittoria ormai in tasca potesse accelerare il finale di una guerra che sarà feroce e lunga e sofferta. Le truppe alleate all’estrema periferia di Mosul, prima della battaglia vera dentro il vastissimo abitato.

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Mosul, l’esercito iracheno e le vanterie di conquista

Le prime periferie nella parte orientale di Mosul. La città è ben altro e ben oltre come battaglia e ferocia, ma l’annuncio fa comunque il suo effetto. Almeno 5mila jihadisti Isis pronti all’ultima difesa della città, ammette sempre Baghdad svelando così la sua bugia sostanziale.

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Iraq, sulla ‘Ba’aj Road’ profughi e jiadisti verso la Siria

TRA GUERRA E PULIZIA ETNICA – Perché continua a restare aperta la strada che porta fino a Raqqa? Ambiguo l’atteggiamento del Governo sciita di Al-Abadi in contrasto con la Casa Bianca. Meno combattenti contro il nostro esercito, replica Baghdad, e meno sunniti in casa, mentre ufficiosamente chiede di poter singere alla fuga forzata 750 mila sunniti che sosterebbero il Califfo

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Quando Mosul era Ninive e Siraq era Mesopotamia

Ninive, la più famosa delle capitali dell’impero assiro il cui nome ci arriva dall’Antico Testamento, mentre gli Assiri pare la chiamassero diversamente, ma la traduzione dal sumero, la lingua parlata da Cristo, risulta incerta. Ninive era edificata sulla sponda sinistra del Tigri, dirimpetto sull’altra sponda del grande fiume all’attuale Mossul, attuale ‘capitale’ dell’effimero califfato Isis sul mondo islamico di Iraq e Siria, l’Assiria di un tempo. Battaglia di Mosul oggi, rispetto a ben altri scontri nella storia. Civiltà eccelse alle origini note della storia dell’uomo, lungo la Mesopotamia sino al Paradiso terrestre creato alla foce tra Trigri ed Eufrate. Ora, da quella parti è solo inferno.

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Fuga da Mosul, dramma umano e pasticcio militare

Save the children, lancia l’allarme al mondo: le condizioni degli uomini, delle donne e dei bambini in fuga dai villaggi alle porte di Mosul, un segnale di ciò che potrà accadere quando la battaglia arriverà nella città dove si trovano più di un milione di civili, in quella che potrebbe rivelarsi come la peggiore crisi umanitaria in Iraq negli ultimi anni. Poi il grande pasticcio militare di alleati che preferirebbero scannarsi tra di loro prima di fare la guerra a Isis

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Verso la battaglia di Mosul, ma il dopo è rischio Iraq

Obama ha avvertito: “La battaglia sarà dura. Mosul è una grande città e l’Is si è profondamente radicato”. Problema vincere, ma soprattutto, non perdere dopo aver vinto. Quesito chiave: cosa succederà se l’operazione dovesse avere successo? Cosa accadrà in Iraq tra le diverse componenti etniche e religiose del Paese di fatto quasi disgregato tra un sud sciita con Bassora capitale, un centro sunnita attorno a Baghdad ma senza petrolio, e un nord curdo sempre più separatista e indipendente? Nella foto, un convoglio dell’esercito iracheno avanza verso Mosul per combattere contro i jihadisti del gruppo Stato islamico.

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Una guerra tira l’altra: alta tensione tra Baghdad e Ankara

Baghdad minaccia apertamente: «La presenza di un contingente militare turco nell’Iraq settentrionale senza il nostro benestare, rischia di far scoppiare un “conflitto regionale” dalle ripercussioni potenzialmente catastrofiche». L’avvertimento sullo sfondo della ormai imminente offensiva su Mosul, l’ultima roccaforte Isis in Iraq, con i probabili vincitori che già litigano per l’eredità.

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19 ottobre attacco a Mosul, lo strano segreto strombazzato

Ordine di servizio del Presidente americano Obama diramato al Pentagono e al suo Stato maggiore. Forse avvisando i jihadisti gli Usa sperano di convincere i loro avversari a ritirarsi prima, considera Piero Orteca. Le rivelazioni israeliane forniscono dettagli alla ormai prossima verifica. Alla battaglia di Mosul dovrebbero partecipare quasi 12mila soldati Usa delle forze d’élite. Timori per l’uso di armi chimiche da parte dei Isis, come già avvenuto altre 20 volte. Il ruolo della Turchia e della Russia. L’asse Erdogan Putin che preoccupa Washington e la Nato.

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I nuovi generali del Califfo oltre gli orfani di Saddam

Isis, un esercito jihadista con la spina dorsale sunnita irachena formata dal vecchio despota Saddam Hussein fatto dagli americani martire. Il califfato in crisi di arruolamenti ora cerca di pluralizzarsi nei suoi vertici militari. Il nuovo Ministro della Difesa dello Stato Islamico è un ex generale della Guardia Repubblicana irachena, ma arrivano i primi generali emigrati. E la strana storia dell’ex capo dei servizi segreti Isis fatto fuori non dagli americani ma in una faida interna.

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Minaccia Isis alla diga ‘italiana’ di Mosul. Allarme o allarmismo?

Diga di Mosul. Massimo allerta per gli italiani in Iraq, riporta Analisi Difesa. L’Isis si preparerebbe a colpire la Diga di Mosul, la cui difesa è garantita da centinaia di militari italiani che affiancano i peshmerga curdi. I lavori di ripristino della diga affidati alla ditta italiana Trevi, di Cesena. ‘Fonti qualificate’, così le definisce Analisi Difesa, all’origine della notizia priva per ora di qualsiasi forma di conferma da fonti ufficiali.

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Un secolo di bombe sui curdi dalle spartizioni coloniali

QUASI UN SECOLO DI BOMBE SUL KURDISTAN: il primo capitolo delle vicende moderne di uno dei popoli più bombardati della storia. Dopo gli inglesi negli anni Venti del secolo scorso, ci furono campagne aeree turche, irachene, iraniane e siriane, fino alle attuali. Le bombe della Raf nel 1920, migliaia di voli e tonnellate di bombe, comprese quelle chimiche all’iprite. Utile promemoria sul pasticcio coloniale da cui nascono gli attuali Iraq e Siria, e molti dei guai in corso

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Iraq corrotto. Parlamento inquisito caccia in ministro della difesa

Iraq, guerra in casa alla vigilia della ormai troppe volte annunciata battaglia contro Isis per liberare Mosul. Si litiga e ci si lacera all’interno su quale delle due istituzioni chiave per il Paese sia più corrotta dell’altra: Parlamento o esercito? Il parlamento di alcuni corrotti replica a chi lo accusa votando l’impeachment del ministro della difesa Khaled Al Obaidi.

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Perché i curdi tra Siria e Iraq diventano bersaglio

La Turchia li vuole tenere ben lontani dai propri confini con il nord della Siria. Abbastanza palese l’intenzione di Erdogan di indirizzarli sul fronte caldo di Raqqa, sostiene Piero Orteca, contando su una battaglia particolarmente cruente che ne decimi le forze. Analisi che ha anticipato di fatto l’intervento militare turco in Siria.

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Siraq, verso la sconfitta Isis ed è subito questione curda

QUALI ASSETTI TERRITORIALI DOPO LA SCONFITTA DELL’ISIS –

Più segnali e tutti inquietanti. Nella didascalia della foto di copertina, “Curdi siriani scappano dai bombardamenti dell’esercito di Assad su Al Hasaka, nel nordest della Siria”. Secondo Mosca la tregua in Siria nelle ultime 24 ore è stata violata sei volte nella regione di Damasco e una volta in quella di Latakia. Jet Usa a protezione dei curdi: la sfida ad alta quota sui cieli della Siria. E i curdi iracheni avvertono Baghdad che i territori che liberano da Isis se li tengono.

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Iraq: al saldo i conti col Califfo, pronti quelli di casa

IL RELIGIOSO SCIITA MOQTADA AL-SADR VERSO IL POTERE A BAGHDAD
In Iraq è quasi guerra civile, con la popolazione musulmana sciita presa di mira da Isis sunnita. E per la difesa di moschee, mercati e posti di blocco compaiono sempre più spesso le le formazioni armate del carismatico religioso sciita Muqtada as-Dadr. Verso lo scontro con il premier Abadi accusato anche di complicità nella corruzione dilagante, di inerzia di fronte alla Turchia che viola quotidianamente lo spazio aereo nel Nord iracheno consentendo il massacro dei curdi, incapace infine di gestire le forze armate.

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