Preso di mira il Centro elaborazione dati della regione Lazio, con blocco del Cup, il codice che indica e organizza il sistema vaccinale. Zingaretti: «La più grave offensiva in Italia a un ente pubblico». Sotto osservazione i buchi della cybersicurezza, i danni e l’origine dell’incursione. Cyber assalto al sistema delle vaccinazioni Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti chiama l’attacco informatico al sistema di vaccinazione anti Covid in piena pandemia ‘terrorismo’. Fosse anche sono uno dei molti atti criminali che ormai bucano la rete, l’effetto in questo caso è oltre il criminale. E da oggi infatti audizione al Copasir, Commissione parlamentare sui servizi segreti della ministra dell’Interno Lamorgese e di Elisabbetta Belloni, a capo del Dis, il coordinamento dei servizi segreti che si occupa di cybersicurezza. Intanto si cerca di capire e rimediare all’accaduto, oltre che a individuare le origini dell’attacco. ‘Ransomware e cryptolocker’ La notte tra sabato e domenica gli hacker sono riusciti a inoculare nel sistema delle prenotazioni vaccinali un «ransomware attivando un cryptolocker». Detto per noi non informatici, hanno inserito un virus che si è insinuato nel sistema e gli ha rubato i dati, ‘presi in ostaggio’, accade spesso con altri bersagli, in attesa di riscatto. Attacco estero Attacco arrivato dall’estero, luogo di partenza non ancora definito, ultimo passaggio da un server in Germania, ma questo non vuol dire niente. I pirati informatici sarebbero entrati attraverso il profilo rubato di un amministratore di sistema di ‘LazioCrea’, con credenziali avanzate che avrebbero consentito di entrare alla mezzanotte del 31 luglio. Furto di cosa e per cosa? «Nella web page del virus è comparso l’invito a contattare un presunto attaccante». L’avvio di una richiesta di riscatto per i dati rubati. I dirigenti di LazioCrea hanno consegnato il file alle autorità investigative. L’indicazione è di non avviare alcuna interlocuzione con gli hacker, salvo cercare di dar loro corda sperando di avere qualche indicazione su chi siano gli autori dell’etto criminale Agenzia per la cybersecurity Cyber sicurezza. Il premier Draghi a maggio ha nominato Belloni al vertice del Dis, che attualmente si occupa della materia con un Nucleo sicurezza cibernetica. Ma non è l’Agenzia per la Cybersicurezza’ sulla cui creazione le politica litiga dal governo Renzi. Intanto il ministro per l’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao ha denuncia: «il 95% dei data center pubblici non sono sicuri; la stragrande maggioranza della struttura cibernetica della pubblica amministrazione presenta fortissime criticità». L'industria dei ‘ransomware’ «Dunque, tutto si può dire meno che fosse inaspettato», denuncia Strefano Bocconetti sul Manifesto. Il report del Check Point Software, secondo il quale le aziende italiane sono a rischio ransomsware centinaia di volte a settimana, e l’ultimo rapporto «Clusi» secondo cui, nel mirino del cybercrimine sono entrate soprattutto le strutture pubbliche. Ma non ci sono solo le statistiche. A Salonicco prima del Lazio e negli Usa Non molto tempo fa, quando la seconda città greca, Salonicco, dovette sospendere tutti i servizi on line perché era accaduta più o meno la stessa cosa capitata nel Lazio. Peggio quanto accaduto al Colonial Pipeline, il sistema che controlla l’oleodotto fra il Texas e New York. Tentativo di estorsione, ma paralizzato l’oleodotto, si bloccò il 45 % degli approvvigionamenti della benzina. Al punto che dovette intervenire la Casa Bianca. L’FBI, il «Dark web» e i «DarkSide» L’Fbi nel giro di qualche settimana riuscì ad attribuire l’attacco informatico ad un gruppo preciso, «DarkSide» e riuscì a bloccare le infrastrutture che avrebbero consentito la riscossione del riscatto in bitcoin. «Così molti sostennero che si era ad una svolta. I fatti li hanno smentiti. Perché al di là delle frasi roboanti, non sembra esserci nulla di eccezionale nell’attacco subito al Ced del Lazio». Terrorismo No vax? Voci da subito sulla possibile matrice terroristica ed in particolare no vax. «Nulla si può escludere, anche se gli studiosi si sono affrettati a spiegare che gli attacchi ransomsware da molti anni sono completamente automatizzati. Quasi “industrializzati”. Non c’è una pianificazione voluta, insomma – di chi vuole colpire quel sistema per colpire quella istituzione – ma procedono a caso. Per raggiungere più target possibili. Fino a che non trovano una ‘porta’ ed entrano. Poi vanno all’incasso». Ora questione privacy Poi le preoccupazioni sulla privacy. Perché forse non basta l’affermazione che i dati dei trascorsi sanitari delle persone non sono stati trafugati. «Resta da ricordare che il regolamento europeo sulla privacy (il troppo citato e troppo spesso dimenticato Gdpr) prevede precisi obblighi di informazione verso i soggetti interessati. Almeno quando il furto potrebbe mettere a rischio i loro diritti. E sarebbe esattamente il caso dei dati sanitari.
Cyber attacco al sistema vaccinazioni Lazio. Il buco nella Rete

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Conto corrente e agenda di Angela, GermanLeask, spiati tutti i politici

Tra il ridere e il preoccuparsi. Numeri di telefono, estratti conto e password di tutti i politici di un certo peso diffuse da un account Twitter di Amburgo.
-Ennesimo flop dell’intelligence tedesca: se n’è accorta la radio pubblica di Berlino.
-Tutti spiati e svelati, tranne che l’ultra destra dell’Afd.

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Azienda italiana in mani saudite coinvolta nel caso Khashoggi?

La denuncia dal Washington Post: “L’italiana Hacking Team coinvolta nel caso Khashoggi”, azienda già sospettata per Regeni e attaccata da Wikileaks.
-La denuncia del columnist David Ignatius del Washington Post: “In Arabia Saudita costruito un network di sorveglianza e di manipolazione dei social media per far avanzare l’agenda del principe e sopprimere i suoi nemici”

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Corea sotto attacco internet Usa, soccorsa dalla Russia

Gli Stati Uniti hanno ordinato cyberattacchi contro l’intelligence nordcoreana, e contro tutto quello che riescono a colpire. Ma una ‘telco’ russa ha fornito un nuovo collegamento a Pyongyang.
Le armate dei bit, per ora. Tutto questo mentre veniva resa nota una campagna militare cybernetica americana che ha preso di mira Pyongyang

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Segreti italiani a portata di hacker

Dalle carte della Nato ai report su Siria e Libia: i segreti della Farnesina rubati da russi e cinesi, le rivelazioni di Repubblica.
Dal 2013 al 2016 gli hacker hanno bucato le difese del ministero degli Esteri e della Rappresentanza italiana all’Ue. Assalti intensificati quando l’Europa discuteva di Iran, Ucraina e sanzioni a Mosca.
La protezione cibernetica e le spie

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Quei virus che non sono armi ma fanno la guerra

La paura che un virus sfuggisse dai laboratori nei quali si mettevano a punto armi batteriologiche in grado di annientare la popolazione di interi continenti. Era la Guerra Fredda nelle fasi acute in cui minacciava di diventare ‘calda’.
La quasi favola del ragazzo informatico che salva il mondo, quasi troppo bello per essere vero.
Le responsabilià di certi ‘cyber arsenali’ tipo Nsa, mal protetti.
La ‘cyber sorte’ all’italiana.

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Cyberspace, cibersecurity e cyber pasticcio all’italiana

La rivoluzione cibernetica si è sviluppata al di fuori di qualsiasi regola. Selvaggio west, e si vede (dalla ipotesi degli hacker russi contro Hillary Clinton, ai segreti della Farnesina). Ora qualcuno, di fronte a tanti e clamorosi guai, pensa sia giunto il momento per darsi qualche regola condivisa.
Il Cisr, il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, ha approvato un programma nazionale per la cyber security affidato al Nsc che passa al Dis diventando di fatto parte dei servizi segreti.

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Cybersecurity, i segreti italiani nelle mani di società straniere

Il quotidiano il Mattino ha scoperto che la protezione dei segreti della nostra politica estera sarebbero stati affidati a società straniere che fanno capo a due delle tre potenze mondiali più attive nel settore delle ‘operazioni cyber’, difensive o offensive. Garantire la security o fare spionaggio. A seconda di chi paga?

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Cybersecurity creativa: l’amico di Renzi diventa spia?

Possibile approdo a Palazzo Chigi come responsabile della sicurezza cibernetica di Marco Carrai, imprenditore fiorentino, testimone di nozze del Presidente del Consiglio. Lo ‘Zar italiano’ della cyber security che sta sollevando polemiche politiche e perplessità spionistiche tra i professionisti

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