Cecchini a Sarajevo: bersagli per ricchi assassini, anche italiani
Chi ha vissuto almeno parte dei quattro anni tra il 1992 e il 1995 nella Sarajevo assediata, la parola chiave del vivere e sopravvivere era ‘sniper’, cecchino, e tu eri…
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Chi ha vissuto almeno parte dei quattro anni tra il 1992 e il 1995 nella Sarajevo assediata, la parola chiave del vivere e sopravvivere era ‘sniper’, cecchino, e tu eri…
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29esimo venerdì di protesta contro l’embargo di Gaza, sei palestinesi uccisi dal fuoco dei tiratori scelti israeliani. Quattro sono stati colpiti ad al Bureji, gli altri due a Gaza e Rafah. Circa 200 i feriti.
-Israele parla di incursione palestinese nel suo territorio e di lanci di ordigni esplosivi.
-In sette mesi di proteste sono rimasti uccisi più di 150 palestinesi.
Poligono di tiro. I palestinesi bruciano copertoni e cercano di abbagliare con specchi per impedire la mira ai tiratori scelti israeliani, che sparano con proiettili veri.
– 7 morti, mille i feriti ieri, secondo venerdì di Marcia del Ritorno a Gaza e del tiro a segno dei cecchini.
– In una settimana di proteste 28 morti.
– L’Onu: «Da Tel Aviv parole inquietanti»
Un’enorme nuvola di fumo anti cecchini. Questo venerdì a Gaza, dove è in programma una nuova marcia del ritorno appoggiata da Hamas, migliaia di copertoni saranno dati alle fiamme per impedire ai tiratori scelti israeliani di colpire.
– La speranza dei manifestanti è che una grande nuvola nera avvolga il confine con Israele.
– Timori internazionali di un accesso di violenza da parte israeliana.
I soldati israeliani sparano su chi protesta nel Giorno della Terra che ha visto 20 mila palestinesi in marcia a Gaza «per il ritorno», verso il confine con Israele.
– Una strage annunciata da Tel Aviv.
– Convocata riunione d’urgenza del Consiglio sicurezza dell’Onu.
– L’Europa balbetta.
Ucraina, le verità nascoste. Parlano i cecchini di Maidan. Titoli categorici di provenienza inaspettata con riletture plurali, partendo da destra ripercorri tutto il giornalismo più curioso. Autore Gian Micalessin, reporter di litigata collocazione ma di grinta certa e importanti successi giornalistici.
Possibilità di strumentalizzazioni infinite, come in ogni conflitto e come fu da subito su tutta la partita informativa sull’Ucraina, da Soros a Putin.
Sarajevo 1994, credo di ricordare, terzo anno di guerra. Strana storia quella raccontata, e strana la storia di come nasce quel racconto. Francesca de Carolis, da autentico gatto randagio gira e guarda di qua e di là, e poi le cose che sceglie divengono sue. Ad esempio il racconto di un collega che la Sarajevo assediata frequentava negli allucinanti anni della guerra.
La strana storia di un cecchino raccontata ad una collega fuori dagli eroismi di guerra. Storia lieve di un mancato reportage per il Tg1, per l’impossibilità di dare immagini a quella favola nell’orrore. Il racconto, riesumato da Francesca de Carolis tra le mille belle cose del suo scrivere, ne nasconde un altro, quello dell’inviato speciale amico del cecchino innamorato a Sarajevo.
Quel reporter che forse un giorno di quella strana storia ne avrebbe scritto (o forse segretamente qualcosa scrisse), ma che forse, letta la rivisitazione del cecchino innamorato fatta di Francesca, non volle entrare in gara col bel racconto che state per leggere. Perché anche nei racconti, c’è differenza tra la poesia e la prosa. Oggi poesia, e non sia mai che un giorno arrivi la prosa.
Gatto randagio con l’elmetto in testa, assolutamente poco credibile. La scusa usata da Francesca de Carolis per raccontarci di un libro decisamente controcorrente per ciò a cui ci ha abituato. Un libro grondante sangue fin dall’immagine di copertina. Titolo: ‘Snipers’, cecchini. Quasi una fantasia ‘post trumpiana’, a descrivere la guerra del tutti contro tutti per appropriarsi del sopravvivere. In una solitudine tanto assoluta da desiderare persino un cecchino che ci faccia bersagli.
‘Perché nulla può accaderci di peggio che essere veramente, definitivamente soli’.