mercoledì 19 settembre 2018

Molise, una regione in bilico tra M5S e destre. Ecco dove si gioca la sorte della partita elettorale

Domenica 22 aprile gli elettori residenti in Molise sono chiamati alle urne per l’elezione del presidente della Regione e per il rinnovo del Consiglio regionale. Seggi aperti dalle 7 alle 23 ed immediato spoglio delle schede. A contendersi la vittoria ci sono quattro candidati: Andrea Greco del Movimento 5 Stelle,  Donato Toma per il centrodestra, […]

Domenica 22 aprile gli elettori residenti in Molise sono chiamati alle urne per l’elezione del presidente della Regione e per il rinnovo del Consiglio regionale. Seggi aperti dalle 7 alle 23 ed immediato spoglio delle schede. A contendersi la vittoria ci sono quattro candidati: Andrea Greco del Movimento 5 Stelle,  Donato Toma per il centrodestra, Carlo Veneziale per il centrosinistra e Agostino Di Giacomo di Casapound. L’elezione del ‘governatore’ è diretta e quella dei consiglieri regionali avviene con meccanismo proporzionale con un premio di maggioranza. Il Molise è la più piccola delle Regioni italiane a statuto ordinario: conta poco più di 313mila abitanti.  Gli aventi diritto al voto sono 332.653, e tra questi 78.025 residenti all’estero. Le sezioni allestite nei 136 comuni del Molise saranno 394. Il collegio è unico e corrisponde all’intero territorio della regione.
A meno di clamorose sorprese, il centrosinistra non ha alcuna possibilità di contendere alle destre ed al Movimento 5Stelle, la vittoria e la guida della Regione Molise. Già le ultime elezioni politiche hanno decretato il default del Pd, che non è andato oltre il 15,2% e di Leu, che invece ha fissato la sua percentuale al 3,7%, riuscendo, nella regione del ‘cappotto’ politico a 5 Stelle, ad eleggere Giuseppina Occhionero nel proporzionale, una vera e propria lotteria molisana, che ha permesso alla giovane avvocata di strappare il seggio plurinominale, grazie proprio alla percentuale ottenuta da Leu.
Si arriva al voto con una esperienza di governo traballante ed innefficace
Quanto al Pd ‘non pervenuto’ almeno alle politiche, visto che nulla ha potuto contro le macchine da guerra mieti consensi, messe in campo dalle destre e dal M5S.  Ma il partito che fu di Renzi, e che oggi è tenuto come ‘reggente’ da Martina, arriva a questo voto con una esperienza di governo regionale a dir poco traballante e contestata aspramente dalle organizzazioni sindacali, che al presidente Frattura, che guidava da ex di Forza Italia una coalizione spuria di centrosinistra, non fanno nessuno sconto, imputandogli la gestione scellerata della sanità e le mancate tutele di alcuni fondamentali siti produttivi dell’alimentare, del tessile e del tecnologico. Dunque di praticamente tutta o quasi la filiera produttiva di una regione che si tiene relativamente in piedi grazie agli stabilimenti Fca di Termoli ed al suo indotto, oltre che all’agricoltura ed al pastorale.
Drammatici i dati sull’occupazione, persi in 5 anni oltre 9000 occupati
I conti sono presto fatti: in 5 anni di governo in una regione di 308mila abitanti, i lavoratori rimasti senza occupazione sono stati più di 9000 ed a questi vanno aggiunte altre aree di crisi che al momento sono tenute sotto controllo dagli ammortizzatori sociali ma che potrebbero esplodere in qualsiasi momento in tutta la loro drammaticità. In buona sostanza la leadership di governo uscente, non avrebbe assicurato al Molise proiezioni di sviluppo e certezze per il futuro, ed ecco allora che, di fronte alle lusinghe del M5S (reddito di cittadinanza ndr)  ed alle promesse delle destre (abolizione della Legge Fornero ndr), la scelta dell’elettorato è stata alle politiche molto semplice, e probabilmente lo sarà anche alle amministrative.
La partita sembra destinata a giocarsi tra le destre e i M5S
Dunque la partita, escluso dai giochi il fronte chiamiamolo progressista, è tra il M5S e le destre. Va detto che almeno per questa volta, il Molise è diventato terra politica di conquista. Mai come questa volta i leader politici di ‘prima grandezza’ hanno consumato pneumatici e scarpe in giro per questa regione che conta circa 300mila abitanti, più o meno i residenti di un grande municipio di Roma. Qui sono arrivati i leader di tutti gli schieramenti: Di Maio, Di Battista, Martina, Salvini ed anche Berlusconi, che ad Isernia è riuscito per la foga di raggiungere il centro del palco, a scivolare e cadere. L’entusiasmo per questa competizione elettorale amministrativa, che si consuma anche nei giorni delle consultazioni che dovrebbero dare all’Italia un governo stabile, è al calor bianco.
Sul filo di lana la scelta degli elettori sul nuovo governatore
Tra i due contendenti si gioca tutto al filo di lana. Pur uscendo con successo dalle ultime politiche e con il massimo dei consensi, il M5S deve guardarsi al lato e non dietro, visto che le destre (FI, Lega e FdI) sono ormai ad un passo. Al momento sembrerebbe inutile ogni paragone con la recente consultazione del 4 di marzo, quando i grillini riuscirono ad affermarsi con un incredibile 44,79%. Quel dato, potrebbe essere falsato dalla liquidità dell’elettorato che mai, come in questa regione, potrebbe riservare incredibili sorprese. Se andiamo a vedere gli altri competitor, con i numeri dell’ultima tornata elettorale, la partita dovrebbe essere vinta a tavolino dai grillini, visto il 29,81% dell’insieme delle destre, il 18,1 del Pd ed il 3,7 di Leu, ma non tutto è scontato come potrebbe sembrare. In una Regione che per decenni è stata governata dalle destre, qualcuno scommette sul miracolo del candidato Donato Toma, commercialista in quota Forza Italia.
La contesa si gioca tra campagne, montagna, città e litorale Adriatico
La coalizione delle destre è convinta di recuperare soprattutto nelle campagne e nelle montagne, dove il linguaggio del M5S, non riesce ancora ad attecchire. Il recupero potrebbe  partire proprio da lì, da quei territori, con nuovi voti da strappare all’astensionismo. Ed ecco allora che la Lega ha mobilitato, in queste ore, decine di parlamentari e lo stesso Salvini che hanno battuto, passo passo, non solo i grandi centri come Campobasso, Termoli, Venafro, Isernia, Larino, dove risiede il 50% della popolazione, ma anche le periferie di questa regione fluida elettoralmente, a caccia di conferme e nuovi consensi. Quanto ai grillini Luigi Di Maio si è letteralmente fatto in quattro per conquistare quella che potrebbe essere la prima Regione a guida 5Stelle. Il capo politico del Movimento ha battuto la regione in lungo e in largo, confrontandosi con varie categorie economiche, specie sulla più dinamica costa adriatica a sostegno del candidato M5s Andrea Greco. Infine il fronte unito del centrosinistra (Pd e Leu) che punta su Carlo Veneziale, assessore regionale uscente del Pd, cerca di giocare la sua partita, ma le distanze dagli altri competitor sembrano decisamente incolmabili, a meno di miracoli…

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