domenica 24 marzo 2019

Yemen

Tra lo scandalo e il ridicolo

Arabia saudita ed Emirati passavano armi Usa ad Al Qaeda
L’incapacità non solo militare oltre ogni limite. L’Arabia Saudita e gli Emirati suoi principali alleati nella guerra contro i ribelli sciiti nello Yemen, hanno passato armi americane a gruppi legati ad al Qaeda e all’Isis. A rivelarlo l’americana Cnn ed imbarazzo generale tra Washington, Riyadh e Abu Dhabi. Dell’accaduto si sta occupando ovviamente il Pentagono ma i problemi sono tutti politici e per la Casa Bianca. Alleati non solo incapaci ma anche inaffidabili, culmine lo scandalo dell’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, macellato ad Istanbul per ordine dell’erede al trono Mohammed bin Salman.

Massacro infinito a perdere

L’Arabia Saudita e gli Emirati sono in guerra nello Yemen nel 2015 per riportare al potere il loro alleato messo in fuga dall’avanzata dei ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran. Più o meno una ‘passeggiata’, poco oltre la parata militare, la scemenza saudita che contava sul decisivo sostegno esterno dagli Usa. Ministro della difesa pronto ad incassare la scontata e rapida vittoria, sempre il solito giovanissimo erede al trono, MbS, che ormai sempre incapace di azzeccarne una. E quella nello Yemen si è rivelata una guerra devastante per milioni di civili in Yemen e per le stesse finanze ‘petrolifere’ di Riyadh.

I troppo furbi e al Qaeda

La Cnn spiega che sauditi ed emiratini hanno trasferito volontariamente e non per errore quelle armi a qaedisti e jihadisti per conquistate la fedeltà di milizie e clan locali e per acquisire “influenza” in uno scenario politico caotico. Peggio, armare anche il nemico diretto. Questa volta per sbaglio (se non per corruzione). Armi e automezzi sono finiti nelle mani anche dei nemici Houthi. Michele Giorgio, Nena News, fornisce anche dettegli: «A Taiz, sud-ovest del paese, la Brigata Abu al Abbas, in possesso di veicoli blindati Oshkosh di fabbricazione Usa». Fondatore e guida della milizia è Abu al Abbas accusato dagli Stati uniti di aver finanziato al Qaeda nella Penisola arabica e il ramo yemenita dello Stato islamico.

Armi pluraliste per tutti

Armi per tutti, al miglior offerente. Armi Usa anche agli insorti, forse vendute dai ‘lealisti’ poco leali, e altre conquistate sul campo di battaglia dagli Houthi. La Cnn ripropone le immagini di Mohammed Ali al Houthi, uno dei leader del movimento, seduto sulla ruota di un veicolo blindato Mrap, di fabbricazione statunitense, nella capitale Sanaa. E i superblindati Mrap sono parte di una vendita da 2,5 miliardi di dollari siglato nel 2014 da Washington con gli Emirati, anche se poi gli stessi veicoli sono stati visti in possesso dei ribelli ad Hodeidah, città portuale sulla costa occidentale da mesi teatro della battaglia che forse deciderà l’esito di una guerra che ha fatto decine di migliaia di morti e gettato il paese in una gravissima crisi umanitaria.

Considerazioni e dubbi

L’inchiesta della Cnn non metterà un freno all’accordo raggiunto nel 2017 da Trump che prevede la vendita all’Arabia saudita di armi americane per 110 miliardi di dollari. E lo stop, si prevede, non arriverà neppure dal Congresso che pure da mesi valuta se porre fine al sostegno Usa alla coalizione a guida saudita. Un terzo di tutte le bombe lanciate nei 18mila raid aerei della Coalizione ha colpito obiettivi civili secondo i dati del monitor Yemen Data Project. E molte di quelle bombe sono state costruite in Italia. “Il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen, la dichiarazione ufficiale del 28 dicembre. Lo aveva affermato il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno. 40 giorno dopo la formalizzazione non è ancora arrivata.

Embargo all’Arabia assassina

Le bombe dei Saud su un mercato yemenita. Ieri il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede un embargo militare contro l’Arabia saudita, adesso sul delitto di Stato dell’omicidio Khashoggi, venti giorni fa per l’offensiva di Riyadh contro lo Yemen. Appelli che cadono nel vuoto, mentre in Yemen si continua a morire di bombe saudite. Ieri, stretta attualità, 21 yemeniti sono stati uccisi in un bombardamento aereo saudita. Target dell’operazione è stato il mercato della frutta e la verdura di Bayt al-Faqih, cittadina assediata a 70 chilometri a sud di Hodeidah, la città sul Mar Rosso da mesi teatro della controffensiva anti-Houthi della coalizione a guida saudita.
Il 14 ottobre le vittime erano state 17, in un raid che aveva colpito due autobus su cui un gruppo di sfollati tentava di salire per fuggire dalla battaglia di Hodeidah. E il 18 settembre 18 pescatori sono stati uccisi dalle bombe piovute sulla loro piccola imbarcazione, nel porto di al-Khoukha. Per il portavoce della coalizione, Turki al-Malki, il ripetitivo annuncio di una inchiesta su «errori» che ogni tanto possono capitare.

‘Effetti collaterali’ a raffica

Errori tanto frequenti (“i jet sauditi colpiscono da tre anni e mezzo mercati, campi profughi, case, scuole, cliniche, scuolabus, hotel”, denuncia Chiara Cruciati sul Manifesto), da disegnare una precisa strategia militare e politica: la devastazione delle infrastrutture e dei servizi del paese più povero del Golfo e la distruzione del suo tessuto sociale ed economico, ormai collassato da tempo.
Lo denuncia, anche l’Onu, a ripetizione, ed evidentemente senza risultati. L’appello più recente, martedì, del responsabile delle attività umanitarie delle Nazioni unite in Yemen, Mark Lowcock, al Consiglio di Sicurezza: «L’allarme chiaro e presente di un’imminente ed enorme carestia. Qualcosa, ha detto, molto più grande di quello che qualsiasi professionista in questo settore abbia mai visto».

5 volta i morti dichiarati

Perché in Yemen si muore, e non solo di armi: due persone su 10mila perdono la vita ogni giorno per denutrizione. Sono 22 milioni su una popolazione di 28, i civili che non hanno accesso regolare a cibo e acqua non contaminata e che sopravviveranno solo con aiuti ingenti. Aiuti che arrivano raramente a causa del blocco aereo e navale imposto nel 2015 dall’Arabia Saudita.
Nella coalizione sono presenti, per memoria di indignazione, gli Emirati Arabi Uniti e Al Qaeda, in chiave anti-Iran, ritenuto alleato degli Houti.
Secondo il Washington Post i morti tra la popolazione civile sarebbero già oggi 50 mila e non 10mila, come riportano la gran parte dei media, per’altro assenti dal quel feroce e poro reclamizzato campo di battaglia.

Yemen, vita impossibile
bombe, epidemie e fame

La strage invisibile dei sauditi. Oltre 5 milioni di bambini nello Yemen a rischio della vita. «Milioni di bambini non sanno se e quando avranno un altro pasto», denuncia Save the children. Testimoni attoniti di come nei pochi ospedali funzionanti trovi bambini erano troppo deboli per piangere, i corpi esausti dalla fame. Questa guerra rischia di uccidere un’intera generazione di bambini in Yemen che affrontano diverse minacce, dalle bombe alla fame, fino a malattie prevenibili come il colera. Valutazioni internazionali parlano di 20mila morti, ma le statistiche sono ferme da tempo. Solamente nel mese di agosto, secondo quanto l’Oxfam, sarebbero state uccise più di mille persone, tra cui almeno 300 bambini.

Indignazione umana distratta

Dall’Unicef dati ancora peggiori: 11 milioni di bambini -l’80% del Paese- che hanno bisogno di assistenza umanitaria. Paese sull’orlo del collasso, Yemen far west. Tutti, in ogni momento della giornata, possono finire nel mirino del nemico. Un triste capitolo della diplomazia fatta di accordi sotto banco, doppiezze, ipocrisia. Quanti bambini devono ancora morire per un’ammissione di complicità da parte delle potenze che alimentano questa guerra da oltre tre anni? È la domanda dei pochi testimoni sul campo. Prove di crimini di guerra perpetrati regolarmente, responsabili noti, ma l’indignazione planetaria, sollecitata ad altre mobilitazione politicamente più utili, ancora non si riscuote.

Le bombe occidentali

Proprio in questi giorni, diversi Paesi europei -Italia compresa- stanno discutendo se vendere o no le bombe all’Arabia Saudita. Dopo la clamorosa retromarcia della Spagna, annota Matteo Carnieletto su ‘Gli occhi della guerra’, la Germania ha deciso continuare a vendere armi a Riad. La prima spedizione di armi tedesche a Riad da marzo, quando il governo della cancelliera tedesca Angela Merkel aveva annunciato un bando alla vendita di armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen. Ora la regressione per problemi di politica interna. Elisabetta Trenta, ministro italiano alla difesa. sulle bomba montate in Sardegna, vendute a Riad e lanciate sullo Yemen, scarica sugli esteri la responsabilità dell’autorizzazione alla vendita, e prende le distanze dalle decisioni dei precedenti governi.

Divieti, trucchi e convenienze

Le legge 185 del 1990 vieta esplicitamente la vendita di armi a «Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo». L’Arabia Saudita rispetta i diritti umani? Alleato politico (e petrolifero) occidentale/americano, diventa difficile e/o poco conveniente riconoscere la verità. E quindi, o silenzi, o trucchi (società estere che lavorano in casa nostra, “non siamo noi”). Ma alla fine, concludi di fronte ai dati di Save tha children, il vero problema dello Yemen non sono le bombe. O, almeno, non sono il principale problema. Ad uccidere di più sono ora i figli dannati della guerra: la carestia, il colera e la fame. Da tempo l’Arabia Saudita sta portando avanti un vero e proprio assedio umanitario per cercare di piegare la popolazione dello Yemen. Un assedio che ha provocato la diffusione di malattie e di malnutrizione che hanno colpito essenzialmente i civili.

AVEVAMO DETTO

 

Yemen, vergogna per il mondo: chi, come, perché

Stragi, torture, fame nello Yemen sotto tiro dell’Arabia Saudita

La legge 185, legge di casa, legge italiana, vieta la vendita di armi a Paesi in guerra o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Forse quella condotta dall’Arabia Saudita nello Yemen non è una guerra, e il regno dove comanda è diventato campione e garante di diritti umani. O forse capita che qualcuno sia un po’ distratto, visto che l’Europarlamento ha dovuto rinnovare, per la terza volta in due anni, l’invito all’Alto Rappresentante per la politica estera, l’italiana Federica Mogherini, a sollecitare l’embargo sulle armi all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen.
A quasi 900 giorni dall’inizio dell’intervento, le agenzie dell’Onu documentano un altissimo numero di vittime, più di 10mila morti fra i civili, tra cui migliaia di bambini. Un rapporto delle Nazioni Unite definisce parte di quelle azioni militari, crimini di guerra.

Vergogne di casa. Nel rapporto delle Nazioni Unite viene documentato anche l’impiego di ordigni italiani per bombardare zone civili in Yemen. Sono le bombe prodotte dall’azienda italiana ‘RWM Italia’, che sono prodotte ed esportate con l’autorizzazione del governo italiano. Sia da parte del governo Renzi, che le ha autorizzate, sia del governo Gentiloni che sta continuando a permettere le spedizioni. Che accade a Roma? Eravate distratti?
Eppure la legge italiana, la già citata 185 del 1990, vieta espressamente l’esportazione di sistemi militari “a paesi in conflitto armato” e, se proprio il governo intende esportare armamenti in zone di guerra, per interessi nazionali assoluti, è obbligato a consultato il Parlamento. Dibattito mai avvenuto, almeno a memoria giornalistica.

Alcuni Paesi dell’Unione europea come la Svezia e l’Olanda hanno deciso di sospendere l’invio di armamenti all’Arabia Saudita. Altri Paesi come la Germania, si sono fatti lo sconto, e hanno sospeso le forniture di sistemi militari ‘che potrebbero essere utilizzati proprio nel conflitto in Yemen’. Come diamine sia possibile non si sa, ma almeno hanno fatto finta di…
Inghilterra, Francia e Italia invece stanno proseguendo con le esportazioni.
Che diamine vuole sto parlamento europeo, oltre a pagare lauti stipendi ad eletto non sempre molto zelanti? L’Italia nel 2016 ha autorizzato l’esportazione di quasi 20 mila bombe aeree per un valore di oltre 411 milioni di euro: è la maggiore esportazione di bombe mai effettuata dall’Italia dal dopoguerra. Quindi i Sauditi sono i bravi e fanno bene a massacrare i cattivi dello Yemen?

Mancano risposte politiche e il dibattito su due mozioni di opposizione in parlamento finirà quasi certamente in un litigio tra i partiti in vista delle elezioni di primavera, con buona pace per i prossimo bambini yemeniti che moriranno per bombe italiane. Giusto ricordare che le norme internazionali e quelle dell’Unione europea non prevedono sanzioni nei confronti di chi viola il Trattato internazionale sull’esportazione di armi o anche la posizione comune dell’Unione europea. E non è certo un caso. Vi è stata una grossa pressione degli stessi Stati per fare in modo che non ci fossero sanzioni. L’unico organo competente a livello internazionale attualmente in grado di definire delle sanzioni è il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, col solito e strangolante potere di veto delle cinque potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. Ognuna con qualche cliente da riarmare sempre.

Le analisi di Giorgio Beretta, dell’Osservatorio sulle armi e Rete Italiana per il Disarmo, e i dati di Enrico Piovesana, giornalista esperto di Difesa e cofondatore di MIL€X, Osservatorio sulle spese militari italiane. 2016 raddoppio rispetto al 2015.14,16 miliardi nel 2016 contro 7,9 miliardi nel 2015. Conto sestuplicato rispetto al 2014, cioè 2,6 miliardi. Il Ministero degli Esteri italiano lo propaganda come trionfo del Made in Italy. Oggi l’Italia risulta terza a livello mondiale per numero di clienti e ottava per valore dell’esportazione. Ed il cliente chiave è il Medio Oriente.
A dirci che in Italia la legge vale ancora, anche quella scomoda per le tasche sulla vendita delle armi, la stessa Farnesina, che poi è soltanto l’anello di congiunzione con ben altri contraenti, è sotto inchiesta da parte della Procura di Roma. Inchiesta in corso, ma forse vedremo finire prima la guerra nello Yemen.

Colera non per caso

La guerra della vergogna araba, araba saudita e petrolifera e amica dell’accidente americano e ora, ‘trumpista’. Yemen, uno Stato che non esiste più ed una guerra che non ha mai conquistato le sensibilità mediatiche occidentali. Un inferno in terra che sta divorando un popolo.
Dove si muore sotto le bombe, molte quelle anche italiane, e ora anche di colera. Una epidemia che ha la forza di ordigno assoluto, come un gas mortale inarrestabile: oltre 200.000 casi sospetti che aumentando ad una media di 5.000 al giorno. E a morire sono per primi i bambini tutti malnutriti, che prima già stavano morendo di fame.
Colera non per caso. Epidemia mortale, denunciano Unicef e Organizzazione mondiale della Sanità, conseguenza diretta di due anni di duro conflitto. Il collasso dei sistemi idrici e igienico-sanitari ha tagliato fuori 14,5 milioni di persone dall’accesso all’acqua e ai servizi igienici, aumentando la capacità della malattia di diffondersi. L’aumento dei tassi di malnutrizione -sempre dato Oms- ha indebolito la salute dei bambini e li ha resi più vulnerabili alla malattia.

Vergogna araba

Un conflitto ormai diventato guerra tra potenze regionali e in casa Islam. A semplificare, sunniti contro sciiti, Arabia Saudita e satelliti contro Iran. La guerra che dal marzo 2015 sta travolgendo lo Yemen ha sinora causato più di 16mila morti, di cui almeno 10mila civili, e oltre 3 milioni di sfollati su una popolazione di poco superiore ai 25 milioni di abitanti, devastando un Paese già da tempo classificato tra i più poveri del mondo.
Ospedali, scuole, fabbriche e campi profughi bombardati. Oltre 1.000 bambini uccisi nei raid aerei sauditi, e oltre 740 morti nei combattimenti.
«Una catastrofe umanitaria senza precedenti», ha denunciato Stephen O’Brien, affari umanitari delle Nazioni Unite. Human Rights Watch ha documentato 119 violazioni delle leggi di guerra della coalizione a guida saudita.

Vergogna occidentale

Yemen, la vergogna di tutti. Gli sfollati sono ormai oltre tre milioni. Più della metà degli yemeniti dipende dagli aiuti umanitari e solo un bambino su 10 riesce ad arrivare vivo a cinque anni. Peggio che in Siria. L’anno scorso, l’Arabia Saudita riuscì a bloccare l’istituzione di una commissione sui crimini di guerra in Yemen. Gli sporchi affari che l’Occidente con Riad. Affari miliardari. Affari di armi. Prima Obama adesso Trump, con 132 miliardi di dollari in armi sofisticate in arrivo.
Ma la questione riguarda anche l’Italia, anche se in misura infinitesima. Su una parte delle bombe sganciate dai caccia sauditi sulle città yemenite c’è la sigla «MK83». Un gran ‘bell’ordigno’, dicono gli specialisti, un modello prodotto da ‘Rwm Italia’, stabilimento-arsenale di Domusnovas, nel cagliaritano. Proprio da qui, nel 2015, sono partite cinquemila bombe. Un quinto in più rispetto all’anno precedente.
Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post ci ricorda la risoluzione del Parlamento Europeo che stabilisce “un embargo sulla vendita delle armi alla Arabia Saudita.

Vergogna americana

Carceri segrete e torture negli Emirati e in Yemen con gli Usa coinvolti. Militari statunitensi complici di torture, abusi e violenze contro sospetti terroristi, compiute dalle forze armate degli Emirati Arabi Uniti e dello Yemen sul loro territorio, denuncia l’Associated Press. Le carceri sono controllate da ufficiali di Abu Dhabi e Sana’a e i dettagli che emergono dai racconti dei testimoni sono raccapriccianti. I prigionieri sono chiusi all’interno di container per spedizioni, cosparsi di feci e urina, bendati per settimane.
E ancora, i sospetti sono picchiati e legati a una griglia circondata dal fuoco. A questo si aggiungono gli abusi a sfondo sessuale e interrogatori compiuti su navi segrete da parte di “esperti psicologi” ed “esperti di poligrafia” statunitensi.
Gli informatori riferiscono -ed Analisi Difesa riporta- che gli abusi sono “una routine” e le torture inflitte “estreme”. Altre fonti parlano di circa 2mila persone scomparse, che sarebbero ancora oggi rinchiuse nelle carceri. Familiari, parenti, amici hanno promosso proteste e iniziative per la loro liberazione, finora invano.

Dopo 25 mesi di conflitto lo Yemen è in piena emergenza umanitaria. L’ennesima denuncia arriva da Medici senza Frontiere che denuncia come «tutti gli attori in guerra stiano compiendo attacchi indiscriminati senza alcun rispetto per i civili o infrastrutture come ospedali, scuole e mercati».
Il dottor Roberto Scaini, capo dell’équipe medica di Msf, è appena rientrato in Italia e ha raccontato la sua esperienza in questo «conflitto a porte chiuse in un’area fuori dal tempo, dove i civili muoiono ignorati sotto le bombe e dove i bambini muoiono combattendo per difendere interessi che non sono i loro».

Nella capitale yemenita, Sana’a, è esplosa intanto una epidemia di colera e gli ospedali sono al collasso. Dal 6 maggio, i pazienti, tra cui molti bambini, sono stati ricoverati nei corridoi o messi in reparti improvvisati all’aperto. Più di due anni di guerra hanno raso al suolo più della metà di tutte le strutture sanitarie in Yemen, inoltre, ci sono carenze di medici in oltre il 40 per cento di tutti i distretti, secondo il ministero della Sanità.
Il colera viene trasmesso attraverso l’acqua potabile contaminata e potrebbe rivelarsi fatale fino al 15 per cento dei casi non trattati.

Quasi 3,3 milioni di persone dello Yemen, tra cui 2,1 milioni di bambini, soffrono attualmente di malnutrizione acuta, con più di sette milioni di Yemeniti che affrontano una situazione acuta. persone dello Yemen.
The Post Internazionale propone l’immagine (che noi scegliamo invece di non proporvi) e la storia di Jamila Ali Abdu, una bambina yemenita di appena sette anni, che è morta in questi giorni dopo aver sofferto di malnutrizione e aver contratto delle infezioni da vermi, a causa della mancanza di cure mediche adeguate.

La guerra civile si protrae da due anni e tre milioni di yemeniti sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni. Trovare cibo e acqua spesso è difficile, per la catastrofica carestia causata dal conflitto. In due anni i tassi di malnutrizione tra la popolazione sono schizzati del 200 per cento. A essere in pericolo sono soprattutto i bambini: circa un milione e mezzo, secondo le Nazioni Unite, soffrono di forme di malnutrizione e 370mila sono in pericolo di vita.
La Banca centrale dello Yemen non ha denaro da investire nelle importazioni alimentari e le principali vie di rifornimento sono frequentemente attaccate, rese inagibili dai bombardamenti della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Le Nazioni Unite hanno delineato un quadro drammatico: in Yemen un bambino sotto i cinque anni di età muore ogni 10 minuti per la carestia che affligge il paese, sottolineando come molti bambini che riescono a sopravvivere sono comunque soggetti a precarie condizioni di salute per tutta la vita.