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lunedì 9 Dicembre 2019

Yemen

Arabia Saudita e petrodollari amici

Via gli Usa dallo Yemen, veto di Trump e scandalo armi francesi
Una insolita mozione bipartisan approvata da Senato e Camera statunitensi contro la guerra in Yemen. La richiesta di interrompere l’intervento Usa in Yemen, togliendo così l’appoggio all’Arabia Saudita e altri ‘amici degli amici’ arabo sunniti. Gesto politicamente forte, vero è che Donald Trump ha messo il veto alla risoluzione, il secondo veto nella storia di questa travagliata presidenza.
Il Congresso aveva passato la risoluzione ricorrendo a una legge federale dei tempi della guerra in Vietnam, il War Powers Act, che consente al parlamento di chiedere al presidente di terminare le operazioni militari se queste non hanno l’autorizzazione delle Camere. Trump ha giustificato il veto dicendo che rappresentava una decisione «non necessaria, un tentativo pericoloso di indebolire la mia autorità costituzionale mettendo a rischio le vite di cittadini e militari americani, ora ed in futuro».

Macello Yemen e miliardi sauditi

La decisione sullo Yemen era passata al Senato, che va ricordato, è a maggioranza repubblicana, con 54 voti favorevoli e 46 contrari, e poi ratificata dalla Camera, maggioranza democratica, con 247 sì e 175 no. Un quasi ‘plebiscito politico’, non solo contro la guerra nello Yemen.
Una netta presa di distanze del Congresso dalle posizioni di Trump troppo vicine all’Arabia Saudita, difficilmente giustificabili e ‘scomode’ sopratutto dopo l’uccisione del giornalista saudita e collaboratore del Washington Post, Jamal Khashoggi compiuta da killer di Stato nell’ambasciata di Riyadh a Istanbul. Gli Stati Uniti, quindi, continueranno il loro impegno militare in Yemen, dal supporto logistico all’esportazione di armi.

Armi francesi anche se Parigi nega

Il sito investigativo Disclose è venuto in possesso di una nota confidenziale della Difesa di Parigi dalla quale emerge il massiccio utilizzo di armi francesi dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen. Il fascicolo era stato inviato al presidente Macron il 3 ottobre scorso in occasione di un consiglio ristretto della difesa. Quindici pagine dell’intelligence militare francese, col dettaglio sulla vendita di armi a sauditi ed Emirati.
Giustificazione francese riportata da Africa Express: «I nostri equipaggiamenti sono stati venduti per proteggere i territori sauditi da attacchi balistici yemeniti». Ovviamente. Smentita giornalistica sul campo: cannoni Ceasar prodotti dalla Nexter, società di proprietà dello Stato. Carri armati Leclerc, dotati di munizioni francesi. Dispositivi di avvistamento, fabbricati dal gruppo Thales. Eccetera eccetera

Haski: un’ambiguità diffusa

Pierre Haski, France Inter, su Internazionale. «In Europa non abbiamo il cinismo sfrontato di un Donald Trump, che dopo l’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi ha dichiarato che non si potevano mettere a rischio cento miliardi di dollari di vendite di armi all’Arabia Saudita. Eppure, nei fatti, non siamo molto lontani da questo tipo di atteggiamento».
Una Francia ‘gaullista’ che ha bisogno vitale di esportare il materiale bellico per lo sviluppo e la produzione che il mercato nazionale non riesce più ad assorbire. Risultato, Francia quarto esportatore di armi al mondo dopo gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, e prima della Germania. «Il dibattito sulla vendita di armi riemerge regolarmente a proposito della guerra sporca in Yemen, che ha devastato un intero paese ma che nessuno, tra gli alleati dei sauditi e degli Emirati Arabi Uniti, difende più sul piano dei princìpi».

 

AVEVAMO DETTO

La guerra segreta di Londra nello Yemen accanto ai ragazzi soldato

Truppe britanniche segretamente
nello Yemen con i ragazzi soldato

La guerra segreta di Londra nello Yemen accanto ai ragazzi soldato
Una rivelazione del Daily Mail a inizio aprile che due settimane dopo scopre un verminaio. Lo Special Boat Service, le Forze speciali della Royal Navy britannica combattono segretamente ma da tempo nello Yemen al fianco delle truppe saudite e degli Emirati Arabi contro gli insorti sciti Houthi. Opzione politica certop esecrabile per molti, ma la vera vergogna quando le Naioni Unite aprono una indagine sulla schieramento in campo da parte saudita ed accanto ai nostri super soldati , di bambini e ragazzi soldato.
Si sapeva, anche se non molto propagandato, di un ruolo diretto delle forze militari di Londra nel conflitto che dal 2015 vede gli anglo-americani appoggiare indirettamente (con informazioni d’intelligence, forniture militari e aerei da rifornimento in volo) la coalizione araba a guida saudita. Antico vizio coloniale senza impero emerso grazie alle rivelazioni del Daily Mail che ha riferito di 5 incursori della Marina feriti nei giorni scorsi durante degli scontri a fuoco con le milizie Houthi
in operazioni ‘coperte’ in genere sporche.

Operazioni coperte = sporche

Il Daily Mail specificava che i cinque sarebbero stati feriti durante una battaglia a Sa’dah, nel nord dello Yemen, dove operano una trentina di militari delle forze speciali di Sua Maestà. Campagna militare tenuta segreta dal governo britannico e che coinvolgerebbe solo le forze speciali in operazioni appunto ‘coperte’. SBS assieme Special Air Service del British Army, attualmente impiegati ‘a basso profilo mediatico’ (segreto se ti riesce) in Siria, Libia e nello Yemen a supporto degli imvarazzati alleati sauditi.
Ma, notizia di oggi ‘Wednesday, Apr 17th 2019’ «UN launches investigation after Mail on Sunday exposé reveals British Special Forces are fighting on same side as child soldiers in Yemen civil war». L’Onu avvia un’indagine sulle forze speciali britanniche stanno combattendo dalla stessa parte dei bambini soldato nella guerra civile dello Yemen. Molto organizzazioni umanitarie denunciano che i bambini yemeniti di 13 anni sono considerati abbastanza vecchi per combattere con i sodati adulti e professionisti assoldati.

Ora The Mail on Sunday

Il reportage del Daily Mail aveva già scatenato interrogativi polemici ai Comuni sulla complicità della Gran Bretagna nel suo sostegno all’Arabia Saudita, a smentire le affermazioni del governo secondo cui il Regno Unito “non è parte della guerra”. Ora il reportage sulle forze speciali ferite mentre combattevano dalla stessa parte dei bambini soldato nello Yemen. «In seguito al nostro articolo abbiamo ricevuto una richiesta di informazioni da parte delle Nazioni Unite. Abbiamo accettato di trasmettere prove delle nostre fonti all’Onu.
Sempre il Daily Mail aveva rivelato che alcuni genieri della Royal Air Force mandati in Arabia Saudita per riparare aerei sarebbero scampati alla morte dopo che un drone teleguidato dai ribelli filo-iraniani alcuni mesi fa è stato fatto esplodere sulla base militare saudita di King Khalid, distruggendo due aerei Tornado presenti nella base per lavori di manutenzione. Il ministero della Difesa aveva sostenuto che nessun britannico era stato ferito in quell’occasione, ma nei giorni scorsi l’ex ministro Andrew Mitchell ha rinnovato la domanda.

Yemen, affari e vergogna

La guerra nello Yemen e il sostegno alla campagna militare araba guidata da Riad continua a essere una ‘spina nel fianco’ per gli europei. Dopo mesi di acceso ma semiclandestino dibattito, nei giorni scorsi è stato raggiunto un compromesso a Berlino sull’export delle armi all’Arabia Saudita. Il divieto all’esportazione di sistemi di difesa sarà prolungato di 6 mesi e sono state fissate le condizioni per proseguire la partecipazione tedesca a programmi militari con i partner europei, ersempio le bombe costruire in Sardegna.
Niente nuovi contratti con i sauditi fino al 30 settembre ma concludere i progetti europei a condizione -ipocrisia + presa per il sedere- «che i prodotti della difesa non vengano usati nella guerra in Yemen». Gran Bretagna e Francia scontente, ognuna con una volpe sotto l’ascella e qualche affare in corso. I cacciabombardieri Typhoon prodotti dal consorzio italo-anglo-tedesco-spagnolo Eurofighter che Londra cerca di vendere ai sauditi anche nell’ultima versione. E i ‘nein’ di Berlino minacciano l’intero lucroso affare.

 

AVEVAMO DETTO

Yemen, migliaia di ragazzi-soldato reclutati con l’inganno

Yemen vergogna
saudita  americana
e i bambini bersaglio

E’ il campo di battaglia ‘fuori casa’ della guerra anti Iran, con pessimi protagonisti e forse peggiori sostenitori. I cacciabombardieri della coalizione a guida saudita hanno colpito l’ospedale rurale di Kitaf, a un centinaio di chilometri da Saada, nel nord-ovest del Paese: sette persone sono rimaste uccise, fra loro anche quattro bambini. La struttura ospedaliera, sostenuta da Save the Children, è stata investita dall’esplosione di un missile che ha colpito un vicino deposito di carburante. ‘Effetti collaterali’ li chiamano, i bastardi assassini.

Save the children
e chi li ammazza

Secondo la Ong, il missile è caduto a una cinquantina di metri dall’edificio principale dell’ospedale. Fra le vittime straziate dall’esplosione, un operatore sanitario con i suoi due bambini e altri due minori. Le prime immagini diffuse da Save the Children mostrano la struttura devastata proprio nel giorno -segnala l’organizzazione- del quarto anniversario dall’inizio dell’escalation bellica. Già, quattro anni di una guerra-massacro di serie B nella attenzioni mediatiche.

I principi assassini
cinismo degli interessi

«Siamo scioccati e atterriti da questo attacco oltraggioso», commenta la responsabile di Save the Children Helle Thorning-Schmidt. ‘Attacco oltraggioso’, ma nessun governo al momento risulta denunci l’oltraggio subito. «Bambini innocenti e operatori sanitari hanno perso la vita in quello che sembra essere stato un attacco indiscriminato a un ospedale in un’area densamente popolata. Attacchi come questi sono una violazione delle leggi internazionali».

Bambini bersaglio
per bomba o colera

Ma l’accanimento contro i civili è solo una parte delle minacce che gli yemeniti, e i più piccoli soprattutto, devono affrontare (sempre Sava the Chikldren): le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme per il diffondersi del colera, che ha contagiato oltre 120 mila persone. I morti sono già 234 e la malattia ha colpito almeno mille bambini al giorno nelle ultime due settimane. Secondo l’ufficio per gli affari umanitari dell’Onu, la malnutrizione legata alla guerra rende i piccoli più vulnerabili alla malattia.

L’arma fame e colera
1000 bambini al giorno

Il colera si è diffuso rapidamente in sei governatorati del paese, compresa la capitale Sanaa e la zona della città portuale di Hodeidah, al centro di scontri violentissimi fra le truppe della coalizione e i ribelli sciiti Houthi. A incrementare la velocità del contagio, l’arrivo delle piogge che ha fatto saltare il sistema fognario gravemente danneggiato dai bombardamenti e ha reso ancora più difficile la vita degli sfollati. Solo nelle ultime due settimane, quarantamila nuovi casi segnalati, con un aumento del 150 per cento rispetto al mese precedente.

 

Tra lo scandalo e il ridicolo

Arabia saudita ed Emirati passavano armi Usa ad Al Qaeda
L’incapacità non solo militare oltre ogni limite. L’Arabia Saudita e gli Emirati suoi principali alleati nella guerra contro i ribelli sciiti nello Yemen, hanno passato armi americane a gruppi legati ad al Qaeda e all’Isis. A rivelarlo l’americana Cnn ed imbarazzo generale tra Washington, Riyadh e Abu Dhabi. Dell’accaduto si sta occupando ovviamente il Pentagono ma i problemi sono tutti politici e per la Casa Bianca. Alleati non solo incapaci ma anche inaffidabili, culmine lo scandalo dell’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, macellato ad Istanbul per ordine dell’erede al trono Mohammed bin Salman.

Massacro infinito a perdere

L’Arabia Saudita e gli Emirati sono in guerra nello Yemen nel 2015 per riportare al potere il loro alleato messo in fuga dall’avanzata dei ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran. Più o meno una ‘passeggiata’, poco oltre la parata militare, la scemenza saudita che contava sul decisivo sostegno esterno dagli Usa. Ministro della difesa pronto ad incassare la scontata e rapida vittoria, sempre il solito giovanissimo erede al trono, MbS, che ormai sempre incapace di azzeccarne una. E quella nello Yemen si è rivelata una guerra devastante per milioni di civili in Yemen e per le stesse finanze ‘petrolifere’ di Riyadh.

I troppo furbi e al Qaeda

La Cnn spiega che sauditi ed emiratini hanno trasferito volontariamente e non per errore quelle armi a qaedisti e jihadisti per conquistate la fedeltà di milizie e clan locali e per acquisire “influenza” in uno scenario politico caotico. Peggio, armare anche il nemico diretto. Questa volta per sbaglio (se non per corruzione). Armi e automezzi sono finiti nelle mani anche dei nemici Houthi. Michele Giorgio, Nena News, fornisce anche dettegli: «A Taiz, sud-ovest del paese, la Brigata Abu al Abbas, in possesso di veicoli blindati Oshkosh di fabbricazione Usa». Fondatore e guida della milizia è Abu al Abbas accusato dagli Stati uniti di aver finanziato al Qaeda nella Penisola arabica e il ramo yemenita dello Stato islamico.

Armi pluraliste per tutti

Armi per tutti, al miglior offerente. Armi Usa anche agli insorti, forse vendute dai ‘lealisti’ poco leali, e altre conquistate sul campo di battaglia dagli Houthi. La Cnn ripropone le immagini di Mohammed Ali al Houthi, uno dei leader del movimento, seduto sulla ruota di un veicolo blindato Mrap, di fabbricazione statunitense, nella capitale Sanaa. E i superblindati Mrap sono parte di una vendita da 2,5 miliardi di dollari siglato nel 2014 da Washington con gli Emirati, anche se poi gli stessi veicoli sono stati visti in possesso dei ribelli ad Hodeidah, città portuale sulla costa occidentale da mesi teatro della battaglia che forse deciderà l’esito di una guerra che ha fatto decine di migliaia di morti e gettato il paese in una gravissima crisi umanitaria.

Considerazioni e dubbi

L’inchiesta della Cnn non metterà un freno all’accordo raggiunto nel 2017 da Trump che prevede la vendita all’Arabia saudita di armi americane per 110 miliardi di dollari. E lo stop, si prevede, non arriverà neppure dal Congresso che pure da mesi valuta se porre fine al sostegno Usa alla coalizione a guida saudita. Un terzo di tutte le bombe lanciate nei 18mila raid aerei della Coalizione ha colpito obiettivi civili secondo i dati del monitor Yemen Data Project. E molte di quelle bombe sono state costruite in Italia. “Il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen, la dichiarazione ufficiale del 28 dicembre. Lo aveva affermato il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno. 40 giorno dopo la formalizzazione non è ancora arrivata.

Embargo all’Arabia assassina

Le bombe dei Saud su un mercato yemenita. Ieri il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede un embargo militare contro l’Arabia saudita, adesso sul delitto di Stato dell’omicidio Khashoggi, venti giorni fa per l’offensiva di Riyadh contro lo Yemen. Appelli che cadono nel vuoto, mentre in Yemen si continua a morire di bombe saudite. Ieri, stretta attualità, 21 yemeniti sono stati uccisi in un bombardamento aereo saudita. Target dell’operazione è stato il mercato della frutta e la verdura di Bayt al-Faqih, cittadina assediata a 70 chilometri a sud di Hodeidah, la città sul Mar Rosso da mesi teatro della controffensiva anti-Houthi della coalizione a guida saudita.
Il 14 ottobre le vittime erano state 17, in un raid che aveva colpito due autobus su cui un gruppo di sfollati tentava di salire per fuggire dalla battaglia di Hodeidah. E il 18 settembre 18 pescatori sono stati uccisi dalle bombe piovute sulla loro piccola imbarcazione, nel porto di al-Khoukha. Per il portavoce della coalizione, Turki al-Malki, il ripetitivo annuncio di una inchiesta su «errori» che ogni tanto possono capitare.

‘Effetti collaterali’ a raffica

Errori tanto frequenti (“i jet sauditi colpiscono da tre anni e mezzo mercati, campi profughi, case, scuole, cliniche, scuolabus, hotel”, denuncia Chiara Cruciati sul Manifesto), da disegnare una precisa strategia militare e politica: la devastazione delle infrastrutture e dei servizi del paese più povero del Golfo e la distruzione del suo tessuto sociale ed economico, ormai collassato da tempo.
Lo denuncia, anche l’Onu, a ripetizione, ed evidentemente senza risultati. L’appello più recente, martedì, del responsabile delle attività umanitarie delle Nazioni unite in Yemen, Mark Lowcock, al Consiglio di Sicurezza: «L’allarme chiaro e presente di un’imminente ed enorme carestia. Qualcosa, ha detto, molto più grande di quello che qualsiasi professionista in questo settore abbia mai visto».

5 volta i morti dichiarati

Perché in Yemen si muore, e non solo di armi: due persone su 10mila perdono la vita ogni giorno per denutrizione. Sono 22 milioni su una popolazione di 28, i civili che non hanno accesso regolare a cibo e acqua non contaminata e che sopravviveranno solo con aiuti ingenti. Aiuti che arrivano raramente a causa del blocco aereo e navale imposto nel 2015 dall’Arabia Saudita.
Nella coalizione sono presenti, per memoria di indignazione, gli Emirati Arabi Uniti e Al Qaeda, in chiave anti-Iran, ritenuto alleato degli Houti.
Secondo il Washington Post i morti tra la popolazione civile sarebbero già oggi 50 mila e non 10mila, come riportano la gran parte dei media, per’altro assenti dal quel feroce e poro reclamizzato campo di battaglia.

Yemen, vita impossibile
bombe, epidemie e fame

La strage invisibile dei sauditi. Oltre 5 milioni di bambini nello Yemen a rischio della vita. «Milioni di bambini non sanno se e quando avranno un altro pasto», denuncia Save the children. Testimoni attoniti di come nei pochi ospedali funzionanti trovi bambini erano troppo deboli per piangere, i corpi esausti dalla fame. Questa guerra rischia di uccidere un’intera generazione di bambini in Yemen che affrontano diverse minacce, dalle bombe alla fame, fino a malattie prevenibili come il colera. Valutazioni internazionali parlano di 20mila morti, ma le statistiche sono ferme da tempo. Solamente nel mese di agosto, secondo quanto l’Oxfam, sarebbero state uccise più di mille persone, tra cui almeno 300 bambini.

Indignazione umana distratta

Dall’Unicef dati ancora peggiori: 11 milioni di bambini -l’80% del Paese- che hanno bisogno di assistenza umanitaria. Paese sull’orlo del collasso, Yemen far west. Tutti, in ogni momento della giornata, possono finire nel mirino del nemico. Un triste capitolo della diplomazia fatta di accordi sotto banco, doppiezze, ipocrisia. Quanti bambini devono ancora morire per un’ammissione di complicità da parte delle potenze che alimentano questa guerra da oltre tre anni? È la domanda dei pochi testimoni sul campo. Prove di crimini di guerra perpetrati regolarmente, responsabili noti, ma l’indignazione planetaria, sollecitata ad altre mobilitazione politicamente più utili, ancora non si riscuote.

Le bombe occidentali

Proprio in questi giorni, diversi Paesi europei -Italia compresa- stanno discutendo se vendere o no le bombe all’Arabia Saudita. Dopo la clamorosa retromarcia della Spagna, annota Matteo Carnieletto su ‘Gli occhi della guerra’, la Germania ha deciso continuare a vendere armi a Riad. La prima spedizione di armi tedesche a Riad da marzo, quando il governo della cancelliera tedesca Angela Merkel aveva annunciato un bando alla vendita di armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen. Ora la regressione per problemi di politica interna. Elisabetta Trenta, ministro italiano alla difesa. sulle bomba montate in Sardegna, vendute a Riad e lanciate sullo Yemen, scarica sugli esteri la responsabilità dell’autorizzazione alla vendita, e prende le distanze dalle decisioni dei precedenti governi.

Divieti, trucchi e convenienze

Le legge 185 del 1990 vieta esplicitamente la vendita di armi a «Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo». L’Arabia Saudita rispetta i diritti umani? Alleato politico (e petrolifero) occidentale/americano, diventa difficile e/o poco conveniente riconoscere la verità. E quindi, o silenzi, o trucchi (società estere che lavorano in casa nostra, “non siamo noi”). Ma alla fine, concludi di fronte ai dati di Save tha children, il vero problema dello Yemen non sono le bombe. O, almeno, non sono il principale problema. Ad uccidere di più sono ora i figli dannati della guerra: la carestia, il colera e la fame. Da tempo l’Arabia Saudita sta portando avanti un vero e proprio assedio umanitario per cercare di piegare la popolazione dello Yemen. Un assedio che ha provocato la diffusione di malattie e di malnutrizione che hanno colpito essenzialmente i civili.

AVEVAMO DETTO

 

Yemen, vergogna per il mondo: chi, come, perché

Stragi, torture, fame nello Yemen sotto tiro dell’Arabia Saudita

La legge 185, legge di casa, legge italiana, vieta la vendita di armi a Paesi in guerra o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Forse quella condotta dall’Arabia Saudita nello Yemen non è una guerra, e il regno dove comanda è diventato campione e garante di diritti umani. O forse capita che qualcuno sia un po’ distratto, visto che l’Europarlamento ha dovuto rinnovare, per la terza volta in due anni, l’invito all’Alto Rappresentante per la politica estera, l’italiana Federica Mogherini, a sollecitare l’embargo sulle armi all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen.
A quasi 900 giorni dall’inizio dell’intervento, le agenzie dell’Onu documentano un altissimo numero di vittime, più di 10mila morti fra i civili, tra cui migliaia di bambini. Un rapporto delle Nazioni Unite definisce parte di quelle azioni militari, crimini di guerra.

Vergogne di casa. Nel rapporto delle Nazioni Unite viene documentato anche l’impiego di ordigni italiani per bombardare zone civili in Yemen. Sono le bombe prodotte dall’azienda italiana ‘RWM Italia’, che sono prodotte ed esportate con l’autorizzazione del governo italiano. Sia da parte del governo Renzi, che le ha autorizzate, sia del governo Gentiloni che sta continuando a permettere le spedizioni. Che accade a Roma? Eravate distratti?
Eppure la legge italiana, la già citata 185 del 1990, vieta espressamente l’esportazione di sistemi militari “a paesi in conflitto armato” e, se proprio il governo intende esportare armamenti in zone di guerra, per interessi nazionali assoluti, è obbligato a consultato il Parlamento. Dibattito mai avvenuto, almeno a memoria giornalistica.

Alcuni Paesi dell’Unione europea come la Svezia e l’Olanda hanno deciso di sospendere l’invio di armamenti all’Arabia Saudita. Altri Paesi come la Germania, si sono fatti lo sconto, e hanno sospeso le forniture di sistemi militari ‘che potrebbero essere utilizzati proprio nel conflitto in Yemen’. Come diamine sia possibile non si sa, ma almeno hanno fatto finta di…
Inghilterra, Francia e Italia invece stanno proseguendo con le esportazioni.
Che diamine vuole sto parlamento europeo, oltre a pagare lauti stipendi ad eletto non sempre molto zelanti? L’Italia nel 2016 ha autorizzato l’esportazione di quasi 20 mila bombe aeree per un valore di oltre 411 milioni di euro: è la maggiore esportazione di bombe mai effettuata dall’Italia dal dopoguerra. Quindi i Sauditi sono i bravi e fanno bene a massacrare i cattivi dello Yemen?

Mancano risposte politiche e il dibattito su due mozioni di opposizione in parlamento finirà quasi certamente in un litigio tra i partiti in vista delle elezioni di primavera, con buona pace per i prossimo bambini yemeniti che moriranno per bombe italiane. Giusto ricordare che le norme internazionali e quelle dell’Unione europea non prevedono sanzioni nei confronti di chi viola il Trattato internazionale sull’esportazione di armi o anche la posizione comune dell’Unione europea. E non è certo un caso. Vi è stata una grossa pressione degli stessi Stati per fare in modo che non ci fossero sanzioni. L’unico organo competente a livello internazionale attualmente in grado di definire delle sanzioni è il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, col solito e strangolante potere di veto delle cinque potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. Ognuna con qualche cliente da riarmare sempre.

Le analisi di Giorgio Beretta, dell’Osservatorio sulle armi e Rete Italiana per il Disarmo, e i dati di Enrico Piovesana, giornalista esperto di Difesa e cofondatore di MIL€X, Osservatorio sulle spese militari italiane. 2016 raddoppio rispetto al 2015.14,16 miliardi nel 2016 contro 7,9 miliardi nel 2015. Conto sestuplicato rispetto al 2014, cioè 2,6 miliardi. Il Ministero degli Esteri italiano lo propaganda come trionfo del Made in Italy. Oggi l’Italia risulta terza a livello mondiale per numero di clienti e ottava per valore dell’esportazione. Ed il cliente chiave è il Medio Oriente.
A dirci che in Italia la legge vale ancora, anche quella scomoda per le tasche sulla vendita delle armi, la stessa Farnesina, che poi è soltanto l’anello di congiunzione con ben altri contraenti, è sotto inchiesta da parte della Procura di Roma. Inchiesta in corso, ma forse vedremo finire prima la guerra nello Yemen.

Colera non per caso

La guerra della vergogna araba, araba saudita e petrolifera e amica dell’accidente americano e ora, ‘trumpista’. Yemen, uno Stato che non esiste più ed una guerra che non ha mai conquistato le sensibilità mediatiche occidentali. Un inferno in terra che sta divorando un popolo.
Dove si muore sotto le bombe, molte quelle anche italiane, e ora anche di colera. Una epidemia che ha la forza di ordigno assoluto, come un gas mortale inarrestabile: oltre 200.000 casi sospetti che aumentando ad una media di 5.000 al giorno. E a morire sono per primi i bambini tutti malnutriti, che prima già stavano morendo di fame.
Colera non per caso. Epidemia mortale, denunciano Unicef e Organizzazione mondiale della Sanità, conseguenza diretta di due anni di duro conflitto. Il collasso dei sistemi idrici e igienico-sanitari ha tagliato fuori 14,5 milioni di persone dall’accesso all’acqua e ai servizi igienici, aumentando la capacità della malattia di diffondersi. L’aumento dei tassi di malnutrizione -sempre dato Oms- ha indebolito la salute dei bambini e li ha resi più vulnerabili alla malattia.

Vergogna araba

Un conflitto ormai diventato guerra tra potenze regionali e in casa Islam. A semplificare, sunniti contro sciiti, Arabia Saudita e satelliti contro Iran. La guerra che dal marzo 2015 sta travolgendo lo Yemen ha sinora causato più di 16mila morti, di cui almeno 10mila civili, e oltre 3 milioni di sfollati su una popolazione di poco superiore ai 25 milioni di abitanti, devastando un Paese già da tempo classificato tra i più poveri del mondo.
Ospedali, scuole, fabbriche e campi profughi bombardati. Oltre 1.000 bambini uccisi nei raid aerei sauditi, e oltre 740 morti nei combattimenti.
«Una catastrofe umanitaria senza precedenti», ha denunciato Stephen O’Brien, affari umanitari delle Nazioni Unite. Human Rights Watch ha documentato 119 violazioni delle leggi di guerra della coalizione a guida saudita.

Vergogna occidentale

Yemen, la vergogna di tutti. Gli sfollati sono ormai oltre tre milioni. Più della metà degli yemeniti dipende dagli aiuti umanitari e solo un bambino su 10 riesce ad arrivare vivo a cinque anni. Peggio che in Siria. L’anno scorso, l’Arabia Saudita riuscì a bloccare l’istituzione di una commissione sui crimini di guerra in Yemen. Gli sporchi affari che l’Occidente con Riad. Affari miliardari. Affari di armi. Prima Obama adesso Trump, con 132 miliardi di dollari in armi sofisticate in arrivo.
Ma la questione riguarda anche l’Italia, anche se in misura infinitesima. Su una parte delle bombe sganciate dai caccia sauditi sulle città yemenite c’è la sigla «MK83». Un gran ‘bell’ordigno’, dicono gli specialisti, un modello prodotto da ‘Rwm Italia’, stabilimento-arsenale di Domusnovas, nel cagliaritano. Proprio da qui, nel 2015, sono partite cinquemila bombe. Un quinto in più rispetto all’anno precedente.
Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post ci ricorda la risoluzione del Parlamento Europeo che stabilisce “un embargo sulla vendita delle armi alla Arabia Saudita.

Vergogna americana

Carceri segrete e torture negli Emirati e in Yemen con gli Usa coinvolti. Militari statunitensi complici di torture, abusi e violenze contro sospetti terroristi, compiute dalle forze armate degli Emirati Arabi Uniti e dello Yemen sul loro territorio, denuncia l’Associated Press. Le carceri sono controllate da ufficiali di Abu Dhabi e Sana’a e i dettagli che emergono dai racconti dei testimoni sono raccapriccianti. I prigionieri sono chiusi all’interno di container per spedizioni, cosparsi di feci e urina, bendati per settimane.
E ancora, i sospetti sono picchiati e legati a una griglia circondata dal fuoco. A questo si aggiungono gli abusi a sfondo sessuale e interrogatori compiuti su navi segrete da parte di “esperti psicologi” ed “esperti di poligrafia” statunitensi.
Gli informatori riferiscono -ed Analisi Difesa riporta- che gli abusi sono “una routine” e le torture inflitte “estreme”. Altre fonti parlano di circa 2mila persone scomparse, che sarebbero ancora oggi rinchiuse nelle carceri. Familiari, parenti, amici hanno promosso proteste e iniziative per la loro liberazione, finora invano.

Dopo 25 mesi di conflitto lo Yemen è in piena emergenza umanitaria. L’ennesima denuncia arriva da Medici senza Frontiere che denuncia come «tutti gli attori in guerra stiano compiendo attacchi indiscriminati senza alcun rispetto per i civili o infrastrutture come ospedali, scuole e mercati».
Il dottor Roberto Scaini, capo dell’équipe medica di Msf, è appena rientrato in Italia e ha raccontato la sua esperienza in questo «conflitto a porte chiuse in un’area fuori dal tempo, dove i civili muoiono ignorati sotto le bombe e dove i bambini muoiono combattendo per difendere interessi che non sono i loro».

Nella capitale yemenita, Sana’a, è esplosa intanto una epidemia di colera e gli ospedali sono al collasso. Dal 6 maggio, i pazienti, tra cui molti bambini, sono stati ricoverati nei corridoi o messi in reparti improvvisati all’aperto. Più di due anni di guerra hanno raso al suolo più della metà di tutte le strutture sanitarie in Yemen, inoltre, ci sono carenze di medici in oltre il 40 per cento di tutti i distretti, secondo il ministero della Sanità.
Il colera viene trasmesso attraverso l’acqua potabile contaminata e potrebbe rivelarsi fatale fino al 15 per cento dei casi non trattati.

Quasi 3,3 milioni di persone dello Yemen, tra cui 2,1 milioni di bambini, soffrono attualmente di malnutrizione acuta, con più di sette milioni di Yemeniti che affrontano una situazione acuta. persone dello Yemen.
The Post Internazionale propone l’immagine (che noi scegliamo invece di non proporvi) e la storia di Jamila Ali Abdu, una bambina yemenita di appena sette anni, che è morta in questi giorni dopo aver sofferto di malnutrizione e aver contratto delle infezioni da vermi, a causa della mancanza di cure mediche adeguate.

La guerra civile si protrae da due anni e tre milioni di yemeniti sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni. Trovare cibo e acqua spesso è difficile, per la catastrofica carestia causata dal conflitto. In due anni i tassi di malnutrizione tra la popolazione sono schizzati del 200 per cento. A essere in pericolo sono soprattutto i bambini: circa un milione e mezzo, secondo le Nazioni Unite, soffrono di forme di malnutrizione e 370mila sono in pericolo di vita.
La Banca centrale dello Yemen non ha denaro da investire nelle importazioni alimentari e le principali vie di rifornimento sono frequentemente attaccate, rese inagibili dai bombardamenti della coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Le Nazioni Unite hanno delineato un quadro drammatico: in Yemen un bambino sotto i cinque anni di età muore ogni 10 minuti per la carestia che affligge il paese, sottolineando come molti bambini che riescono a sopravvivere sono comunque soggetti a precarie condizioni di salute per tutta la vita.