martedì 18 giugno 2019

Politica

Lite sino a notte fonda
attorno a Palazzo Chigi

Sea Watch, 20 giorni ostaggio per prova di forza elettorale 
Avrebbero litigato fino a notte, narrano gli sfortunato cronisti di cose politiche di casa, litigato non tanto sul destino dei migranti della Sea Watch ma su chi tra Lega e Cinque stelle doveva ingoiarsi una retro marcia politica su quella trincea elettorale per le europee di maggio. Al termine, caricatura finale: «intesa», ma con due distinti comunicati e con le due letture contrapposte. Ognuno ‘se la canta e se la sona’ a convenienza. Per i 5S, poco più di una decina di migranti sbarcati a Malta saranno accolti in Italia e affidati alla Chiesa Valdese disposta a farsene carico. Si tratta delle donne con mariti e dei minori. Per il Carroccio, invece, questo avverrà solo dopo che l’Europa avrà accolto decine di altri sbarcati in Italia negli ultimi mesi. Prima o poi anche noi capiremo.

Tra Varsavia e Roma

Tutto risolto? Salvini, al termine di una giornata vissuta tra Varsavia e Roma sull’orlo della rottura con gli alleati di governo. «L’immigrazione la gestisce il ministro dell’interno». Il diplomatico di sempre. Poi il ‘mantra’ a che a forza di ripetere, prima o poi si avvera. «Il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle Ong. Aggiungo che ogni nuovo eventuale arrivo dovrà essere a costo zero per i cittadini Italiani». Sembrano quasi giustificazioni visto che alla fine, ha prevalso la scelta di Conte di porre fine alla commedia che rischiava di farsi tragedia, e per 10 migranti vittime, loro, di una pressante campagna elettorale europea che ormai batte alla porte di tutti i partiti.

Le temute ritorsioni

Slitta a venerdì il Consiglio dei Ministri per l’approvazione del decreto su reddito di cittadinanza e quota 100: la Ragioneria, infatti, ha chiesto altro tempo per trovare altri soldi. Conti che non tornano, e non soltanto cui numeri. Mentre questo accade in Italia, Salvini è a Varsavia con l’ultranazionalista Kaczynsky per la prima tappa del tour sovranista con cui punta ad accreditarsi come leader delle patrie autoritarie e dei «migranti zero». Un tour tra Ungheria di Orbán, Francia di Marine Le Pen, Germania dell’Afd, Spagna di Vox. Amici non molto solidali con l’Italia. Ma i problemi per ora sono tutti in casa. Da Roma la notizia del sì di Palazzo Chigi all’intesa sui 49 migranti. Con Conte, che si permette persino un battuta a Porta a Porta. Salvini dice no agli sbarchi nei porti? «Vorrà dire che li prenderò con l’aereo».

Per ora, partita ‘comunicativa’

Qualcuno definisce l’accordo sui migranti come calcio d’inizio della partita delle europee, ma quale accordo, se gli alleati diventano avversari? Non solo 5S e Lega. In Parlamento c’è ancora l’opposizione. Matteo Renzi perfido: «Alla fine finisce come era logico finisse. Malta fa sbarcare, l’Europa accoglie, l’Italia fa la sua parte. Bravo Muscat, bene Conte. Quanto a Salvini: la solita figura da sciacallo». In serata, colpo sparato in casa: «Il presidente del Consiglio è Conte e la politica migratoria è materia di competenza del governo, non di un singolo ministro», precisa un sottosegretario a tante stelle. Elezioni europee e travaglio tutto interno italiano, con scadenze imprevedibili ma ravvicinate, spiega chi di certo giornalismo se ne intende.