mercoledì 19 settembre 2018

Onu

Africa epicentro della crisi

Dopo anni di decrescita, la fame nel mondo ha ricominciato ad aumentare. Le cifre stanno tutte nel Rapporto sullo stato di sicurezza alimentare e nutrizione nel mondo, presentato alle Nazioni Unite dalle agenzie Fao, Ifad, Pam Unicef e Oms. L’analisi non lascia spazio a dubbi: nel 2017 le persone colpite dalla denutrizione sono salite ad 821 milioni. Si calcola che sia lo stesso livello negativo che era stato superato nel ben 10 anni fa.
Le zone del mondo più colpite sono le regioni sub sahariane dell’Africa in particolare, e parte dell’America Latina. Risultano invece stabili le percentuali in Asia. Preoccupante il dato sui minori, 151 milioni di bambini sotto i cinque anni registrano una crescita irregolare, 50 milioni sono denutriti

Guerre e cambiamenti climatici

Le cause sono state individuate dall’Onu e sembrano corrispondere alla trama di un film catastrofista. Innanzitutto i conflitti in corso sul pianeta ma soprattutto i cambiamenti climatici. L’innalzamento velocissimo delle temperature sta minando molte colture, senza interventi a breve termine la produzione di cibo calerà in maniera esponenziale.
Secondo il rapporto, per sradicare la fame occorrerà intraprendere urgentemente più azioni entro il 2030 per raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile della fame zero. In questo senso va letta la notizia che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha convocato tra un anno esatto un vertice sul clima ai massimi livelli. Il segretario Onu ha anche delineato i focus della discussione: le aree al centro del problema, come i settori che generano più emissioni.
Forse sarà già tardi e gli ostacoli da superare sono molti a causa dell’atteggiamento di alcuni paesi come gli Stati Uniti. Ritiratisi dagli accordi di Parigi, pochi giorni fa il presidente Donald Trump ha annunciato che allenterà i vincoli sulle emissioni di metano.

Il mercato non nutre

Il Rapporto sottolinea  come sono le leggi di un mercato senza freni a determinare la diseguaglianza di nutrizione. Ciò si ricava dalle cifre che paradossalmente riguardano il grado di obesità. Quest’ultima si concentra nei paesi occidentali ma è in aumento anche in Africa e in Asia. Gli adulti obesi infatti sono 672 milioni, oltre uno su otto; i bambini sotto i 5 anni obesi, invece, sono 38 milioni. La ragione sta nella produzione industriale di cibo di bassa qualità. Economico e pieno di grassi, con molte calorie e basso valore proteico.

 

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Onu all’attacco

Onu e sanzioni. Primo atto concreto da parte delle Nazioni Unite contro i trafficanti di  esseri umani che gestiscono il business milionario  dei migranti in Libia. Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, presentata dai Paesi Bassi e approvata con il sostegno di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, ha deciso pesanti provvedimenti contro alcuni personaggi da tempo nel mirino anche della Corte penale internazionale.

Criminali noti

Al centro dell’inchiesta Onu sono finiti gli eritrei Ermias Ghermay e Fitiwi Abdelrazak e i libici Ahmad Oumar al Dabbashi, Musab Abu Qarin, Mohammed Kachlaf e Abd al Rahman al Milad. A tutti sarà impedito di uscire dal paese e sono stati congelati i conti bancari che avevano all’estero.

Di particolare importanza è la figura di Rahman al Milad. Quest’ultimo, un comandante della sedicente Guardia costiera libica, formata da ex milizie locali, coinvolta negli accordi con l’Italia che aveva addestrato e finanziato.

La guardia costiera libica nel mirino

Il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ha intervistato dalla Cnn ha dovuto ammettere che la condanna del comandante della Guardia costiera libica «dimostra che andremo ovunque e colpiremo qualsiasi organizzazione per scovare e punire i responsabili, anche se è un’organizzazione con cui stiamo lavorando insieme in altri campi»

Una contraddizione in termini che non nasconde una realtà complicata. Fondamentalmente il governo di Tripoli ha due guardie costiere, una più fedele al ministero della Difesa, l’altra a quello dell’Interno, ed è quella sulla cui l’Italia ha puntato di più. Questa confusione ha lasciato lo spazio a uomini senza scrupoli per mettere in pratica i propri disegni criminali.

Struttura mafiosa

Due anni fa un’ inchiesta giornalistica dell’emittente TRT, svolta dalla giornalista Nancy Porsia, aveva già  reso nota al mondo la figura di al-Milad, soprannominato al-Bija. Lui e i suoi uomini si erano proclamati Guardia Costiera di Zawiya andando per mare e riportando indietro migranti. Al-Bija sarebbe stato a capo di una vera e propria holding mafiosa che inseguiva e chiedeva tangenti ai trafficanti senza andare per il sottile.

Ancora  nel 2015 Amnesty International indagava su una base militare dismessa ad Az Zawiyah, ovest di Tripoli. Già allora si parlava di personaggi influenti e con coperture notevoli. E i sospetti si sono addensati su quella che appunto viene chiamata Guardia costiera libica. Gabriele Iacovino, capo degli analisti del Centro Studi Internazionali, denunciava come “a parte alcune eccezioni, come i militari di Misurata, i guardacoste libici sono spesso espressione dei potentati locali che, in molti casi, gestiscono il traffico di esseri umani”.

Un business milionario

Il traffico di essere umani, dichiarano le Nazioni Unite nel documento che accompagna la risoluzione, “ ha raggiunto una scala e un livello di gravità senza precedenti”. Il contrabbando di ogni genere è una fonte fondamentale per l’economia di intere zone. L’attraversamento del tratto di Mediterraneo fino in Italia, nel momento della sua massima espansione, costava fino a 2500 dollari a persona. Se si moltiplica questa cifra per le 181mila persone partite solo lo scorso anno verso l’Europa, il risultato per i trafficanti è stato enorme; ai passeur libici sono entrati circa 450 milioni di dollari.

Nazioni Unite, femminile solo di nome, e l’Onu resta maschile. Non sarà una donna, come sostenuto e sperato da molti nel mondo, a prendere il posto del Segretario generale dell’Onu Ban ki-moon. E non sarà neppure un rappresentante dell’Est europeo come chiedeva Mosca. Toccherà, invece, ad Antonio Guterres, 67 anni, socialista, primo ministro portoghese dal 1995 al 2002 e per dieci anni, dal 2005 al 2015, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Un politico di lungo corso e di esperienza internazionale, dunque. Questa è la scelta fatta ieri dal Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro, una sorta di governo con ministri di serie A, sempre gli stessi, e altri di serie B che vanno e vengono. La scelta è avvenuta al termine di una votazione informale che ha premiato il portoghese con 13 voti sui 15 componenti dell’organismo di comando dell’Onu.

Necessario spiegare quel meccanismo datato ‘seconda guerra mondiale’. Schede separate e con peso diverso tra i dieci per i membri a rotazione del Consiglio di sicurezza, e i cinque permanenti, cioè i rappresentanti di Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, i vincitori della guerra mondiale, quelli col diritto di veto cioè la possibilità con un solo voto di bloccare tutto. Meccanismo da guerra fredda che di fatto sta uccidendo ruolo e funzioni delle Nazioni Unite.
Oggi alle 10 il Consiglio si riunirà di nuovo per formalizzare la decisione, con un probabile voto per acclamazione. Dopodiché la nomina dovrà essere approvata dall’Assemblea plenaria, formata da 193 Stati. Serve la maggioranza dei due terzi: ma a questo punto non dovrebbero esserci problemi. Il mandato di Ban ki-moon scade il 31 dicembre. Dal primo gennaio la poltrona di leader passerà a Guterres.

Nei mesi scorsi l’ex premier, nato a Lisbona, aveva raccolto consensi diffusi nel Palazzo di Vetro, surclassando nelle audizioni altri 10 concorrenti. Ma era opinione diffusa che la sua candidatura non sarebbe passata per far posto ad una segretario donna. Cinquanta delegazioni avevano chiesto di promuovere una donna, mentre Mosca insisteva anche sul principio di rotazione dalle aree del mondo, a favore del blocco dell’Est
Una donna e dell’Est era il profilo che sembrava potesse mettere tutti d’accordo. All’inizio era la bulgara Irina Bokova, direttrice Unesco. La Russia la appoggiava, ma la candidata è naufragata nell’incontro pubblico con l’Assemblea. Qualche giorno fa il governo di Sofia aveva offerto un’altra possibilità: Kristalina Georgevia, 63 anni, economista e vice presidente della Commissione europea.
Usa e Russia che in questi giorni in particolare hanno reciprocamente bocciato le candidate altrui, ultima l’argentina Susana Malcorra, ex ministro degli Esteri, sostenuta dagli Usa. Dopo otto Segretari maschi non ci sarà una donna al vertice dell’Onu.

L’usato sicuro. Evidentemente Guterres, ingegnere di formazione, fede cattolica praticata assieme alla lunga militanza socialista, viene considerato la figura più adatta per navigare e mediare, più di questo non può fare, in un quadro di tensioni internazionali crescenti. A cominciare dallo strappo sulla Siria, appena consumato tra Stati Uniti e Russia.
Resterà in carica cinque anni e gli specialisti di alchimie Onu si attendono continuità sul tema delle migrazioni che, per Paesi in prima linea come l’Italia significa mantenere un interlocutore attento nel Palazzo di Vetro. Per quanto possa ancora essere utile.

AVEVAMO DETTO

Forse una donna salverà le Nazioni Unite dalla irrilevanza

La composizione dei vertici delle Nazioni Unite farraginosa ed assurda, disegnata sugli equilibri del mondo alla fine della seconda guerra mondiale e in piena guerra fredda. Un Consiglio di sicurezza che dovrebbe decidere tutto e che, col potere di veto reciproco tra i suoi cinque membri di diritto, i vincitori della guerra mondiale, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, non ha mai fermato una guerra nel mondo. Salvo benedire o esecrare le guerre in corso o già fatte. Insomma l’Onu, o meglio, le Nazioni Unite, costosissima macchina burocratica planetaria con sede a New York, Palazzo di vetro, sono molto molto molto meno di quanto il mondo avrebbe bisogno che fossero.

Ed ecco la pensata, per come la racconta Internazionale. L’attuale segretario generale, il sudcoreano Ban Ki-moon, l’aveva ‘buttata lì’ ad agosto in un discorso informale, quasi a caso.
“Dopo sette decenni e otto leader uomini non potrebbe essere venuto il momento di vedere una donna al vertice dell’organizzazione?”.
Ovviamente la decisione non spetta a Ban Ki-moon, ma ai rappresentanti dei quindici paesi membri del Consiglio di sicurezza, che devono raccomandare un candidato e sottoporlo all’approvazione dell’Assemblea generale.

Per tradizione il segretario generale viene scelto a rotazione tra le diverse regioni del mondo. L’incarico è già stato ricoperto da funzionari provenienti da Asia, Africa, America Latina ed Europa occidentale. I paesi dell’Europa orientale, tra cui la Russia, sostengono che adesso toccherebbe a loro.

Il Consiglio di sicurezza, tutto al maschile, ha condotto tre votazioni informali su dodici candidati, ora ridotti a dieci: in testa alle preferenze è risultato sempre Antonio Guterres, ex primo ministro portoghese ed ex alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Ma ora la bomba ‘femminista’.

Il candidato finale dovrebbe essere selezionato entro ottobre ed entrare in carica il 1 gennaio 2017.

Ecco le cinque donne che rientrano nella rosa dei candidati e potrebbero puntare a guidare le Nazioni Unite

bokova-fbIrina Bokova, 64 anni, Bulgaria
Direttrice generale dell’Unesco
Parla fluentemente quattro delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite ed è stata eletta due volte alla guida dell’Unesco con voto diretto degli stati membri. Le credenziali Onu di Irina Bokova sono solidissime. Vorrebbe vedere “un’Onu più efficiente”. È appoggiata dalla Russia.

helen-clark-66-anni-nuova-zelanda-fbHelen Clark, 66 anni, Nuova Zelanda
Capo del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite
Alla guida dell’Undp dal 2009, Helen Clark è stata la prima donna a ricoprire questa carica. In precedenza è stata per tre volte primo ministro della Nuova Zelanda, dal 1999 al 2008. Clark ritiene che “per essere forte e rilevante, l’Onu deve essere flessibile, pratica ed efficace”.

christiana-figueres_fbChristiana Figueres, 60 anni, Costa Rica
Segretario esecutivo della Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni UniteA Figueres è ampiamente riconosciuto il merito di aver contribuito a rinvigorire l’azione globale sul clima dopo il fallimento del vertice di Copenaghen del 2009, dove è stato impossibile raggiungere un accordo poi effettivamente firmato nel 2015. In caso di vittoria, si è impegnata a dare vita a un nuovo modello di “diplomazia collaborativa”.

natalia-gherman-47-anni-moldova-fbNatalia Gherman, 47 anni, Moldova
Ministra degli esteri e dell’integrazione europea della Moldova (2013-2016)
Una carriera nella diplomazia, Gherman ha ricoperto l’incarico di ministra degli esteri e dell’integrazione europea e di vice primo ministro della Moldova. Gherman parla quattro lingue e ha guidato per la Moldova i negoziati per l’accordo di associazione Moldova-Unione europea e per la Zona di libero scambio globale e approfondito con l’Unione europea.

susana-malcorra-61-anni-argentina-fbSusana Malcorra, 61 anni, Argentina
Ministra degli esteri dell’Argentina
Attualmente alla guida del ministero degli esteri in Argentina, Malcorra ha ricoperto in passato l’incarico di capo di gabinetto dell’ufficio esecutivo delle Nazioni Unite, nominata dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Parla quattro lingue e ha lavorato alla Ibm prima di diventare presidente di Telecom Argentina.