lunedì 17 giugno 2019

Nord Africa

Haftar alla Casa Bianca
sorpresa ma non troppo

Haftar che stenta in Libia torna a Washington a chiedere ‘consigli’
‘Offensiva lampo’ per la conquista di Tripoli, arenata da due mesi alla porte della capitale, ed il ‘generalissimo’, autonominato (un altro) ‘maresciallo dell’esercito libico’ (di quale Libia?) ha qualche problema che da militare, diventa politico. E allora lui, cittadino anche americano (mai scordarselo), torna a casa. L’indiscrezione, clamorosa ma ancora senza confermata ufficiale, viene da Libyan Express, secondo cui il generale della Cirenaica, a metà giugno a Washington, si incontrerà con il presidente Donald Trump, col quale finora avrebbe solo parlato al telefono.

Notizia ‘grassa’ e imbarazzi

Dietro all’evento, fine ufficiale della incerta ‘neutralità Usa’ tra le parti libiche, ci sarebbe lo zampino saudita, sostengono i media libici. Utile ricordare che Kalifa Belqasim Haftar, ex fedelissimo del fu colonnello Gheddafi regnante sulla Libia, in rottura col Rais per i suoi insuccessi della guerra in Ciad, fuggì negli Stati Uniti, accolto, coccolato e fatto cittadino. Dettaglio ‘buffo’ (diciamo così) del suo lungo soggiorno americano, la residenza a Langley, sobborgo di Washington dove ha anche sede il quartier generale della Cia. Evviva evviva.

Casa Bianca via Langley?

«La visita, prevista il 18 giugno -dice la fonte all’agenzia di stampa italiana Nova- inizierà con un incontro con il presidente Trump e il generale Haftar alla Casa Bianca alla presenza del segretario di Stato Mike Pompeo». All’ordine del giorno tra i due, raccontano, la lotta alle formazioni terroristiche in Libia, ma forse non è  l’argomento centrale. In Libia la battaglia tra le milizie del premier Serraj e il Libyan national army di Haftar resta bloccata alla periferia della capitale. Problemi militari che potrebbero costringere gli Usa ad uscire alla scoperto su alleanze e interessi in campo.

Intanto è anche alluvione

Negli ultimi giorni però l’attenzione dei media locali va soprattutto alla cittadina sud-occidentale di Ghat, ricorda al mondo Rachele Gonnelli sul manifesto. Quattro giorni da piogge torrenziali che hanno provocato una vera e propria alluvione con morti e oltre duemila sfollati climatici (oltre a quelli di guerra). Ora il timore di epidemie e infezioni in assenza di di aiuti umanitari sia da Bengasi sia da Tripoli. Un Paese con due governi, due parlamenti, due sistemi bancari, eppure la Libia non riesce a soccorrere gli alluvionati di Ghat. Col sindaco che ieri si è rivolto alla vicina Algeria.

Freddino anzichennò
non solo per clima esterno

Picchetto d’onore nel cortile di Palazzo Chigi come si deve a un capo di Stato, anche se lui di fatto uno Stato da comandare non lo ha mai avuto, e sorrisi e strette di mano, e poco altro. Fayez Serraj (meglio Al Sarraj) ieri a Roma, per un giro nelle capitali europee, Berlino e Parigi, per chiedere un maggiore appoggio al suo governo di quell’ «accordo nazionale» ormai finito a fucilate. L’Italia per prima, per geografia e per sostegno, almeno sino a ieri. Ma non ottiene la cosa principale per lui. «L’intimazione al generale Haftar a ritirarsi dalla capitale libica, che tiene sotto assedio da sud dal 4 aprile» spiega Rachele Gonnelli, anche se Serraj, ex alleato chiave e amico del cuore sul fronte anti migranti, prova a sollecitare non sapendo più chi ha alle spalle a sostenerlo.

Con l’Isis o anti Isis?

Merito rivendicato da Serraj con Conte, l’impegno delle forze di Misurata nello sgominare l’Isis a Sirte e quello della sua Guardia costiera nel ridurre drasticamente le partenze dei migranti dalla Libia verso le coste italiane, riferisce il Manifesto. Sulla questione Isis e migranti, versione opposta di Abdulhadi Ibrahim Iahweej, ministro del governo pro Haftar sul Corriere della Sera. «Le milizie di Serraj sono le stesse che proteggono e facilitano la tratta dei migranti verso le vostre coste. Tra loro si annidano estremisti islamici pronti a colpirvi. E Serraj non ha alcuna autorità per controllarle». Poi l’accusa diretta l’ospedale italiano da campo a Misurata che sta curando i feriti delle milizie contro Haftar. «Perché non ne avete aperto uno per i nostri soldati a Tarhouna o Bengasi?».

L’Italia nel mezzo

Conte, convertito dalla telefonata di Donald Trump ad Haftar, ha inaugurato la improvvisa neutralità dell’Italia, per «evitare ulteriori spirali di violenza per poter avviare un confronto fra le parti sotto l’egida delle Nazioni Unite». Passo ulteriore, Conte «confida di incontrare direttamente Haftar», con cui Serraj invece, ha ribadito, non vuole scendere a patti, ovviamente se riesce e resistere all’attacco su Tripoli che non si ferma. L’aviazione della cirenaica sta bombardando pesantemente gli approvvigionamenti di armi delle forze di Serraj a Tripoli (sempre Rachele Gonnelli) «e la contraerea ha abbattuto un caccia, riuscendo a catturare il pilota (un mercenario portoghese) ferito. In più tre brigate di rinforzo per la seconda fase dell’offensiva, avviata lunedì con l’inizio del Ramadan, sono state inviate da Zintan».

Ramadan di guerra

Sul campo dunque, nessuna tregua, nonostante le perorazioni Onu. Il generale Khalifa Haftar domenica ha lanciato il video-discorso «Determinazione e forza» in cui chiarisce che l’offensiva continuerà anche nel mese che i musulmani dedicano a pietà e perdono. Il discorso, punteggiato da riferimenti religiosi e patriottici -sempre Rachele Gonnelli- ricorda precedenti battaglie vittoriose a Derna e a Bengasi proseguite durante le feste. «Dopo aver bombardato il quartiere generale avversario, ha affermato di aver chiuso la prima fase della battaglia ma solo per aprirne una seconda, più intensa e cruenta, ed eventualmente una terza. È la risposta alla richiesta della missione Onu di una tregua per il Ramadan e la consegna di aiuti».

Ma torna anche l’ex Isis

Haftar contro Al Sarraj 430 morti dopo, ma non soltanto, e rispunta il fantasma armato e feroce dell’ec Isis, jihadisti allo sbaraglio, ormai più predatori che guerriglieri di Allah. Un attacco nei dintorni di Sebha contro la caserma del Battaglione 166 dell’Esercito nazionale libico, la milizia del generale Haftar, che ha subito pesanti perdite, almeno 9 morti, secondo altre fonti 16. E spuntano anche dei ribelli ciadiani. Sul sito Amaq dell’Isis è arrivata la rivendicazione, con foto dal teatro degli scontri. Nel suo recente videomessaggio dalla clandestinità, il califfo al Baghdadi aveva spronato i combattenti in rotta dalla Siria a «prendere l’iniziativa in Libia» sfruttando la situazione che vede le truppe di Haftar, nemico della Fratellanza musulmana ma anche dell’Isis, impegnate nella conquista della capitale.