Libia, guerra sottocasa e Sigonella in campo

QUELLO CHE L’ITALIA NON SA. 
Dunque gli Stati Uniti tornano sul luogo del misfatto e bombardano le postazioni dello Stato Islamico a Sirte, ultimo vero baluardo delle forze jihadiste in Libia. Mossa che prelude a nuovi raid anche dalla base italiana di Sigonella, su cui l’Italia dovrà decidere presto e senza trucchi. Troppe cose non dette sulla decisione americana di guerra sotto casa nostra. Proviamo a svelarne alcune.

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Raid aerei Usa su Sirte chiesti dalla Libia

5 ANNI DOPO LE BOMBE OCCIDENTALI 2011 CONTRO GHEDDAFI.

Questa volta gli attacchi aerei li ha chiesti la Libia stessa col premier Serraj. L’intervento dei caccia americani autorizzato da Obama avrà durata limitata e sarà concentrato sui bunker di difesa della città roccaforte di Gheddafi ora nelle mano delle formazioni Isis che ancora resistono. Pentagono: “L’operazione punta a negare al Califfato ‘paradisi sicuri’ nella sua roccaforte a Sirte”. Farnesina: bene, ma noi non c’entriamo.

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Britannici a Sirte per liberare il petrolio libico

“Un Paese amico ci ha offerto sostegno logistico per l’operazione militare su Sirte contro lo Stato islamico”, riconosce il premier libico al Serraj. Nessun nome ma rivelazioni successive incontestabili. Forze speciali britanniche che avevano già aiutato per l’operazione “al-Bunian al-Marsus”. E i francesi, e le armi russe, e i militari italiani col cappello Aise, e così via aiutando non solo per amicizia.

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L’imprendibile Sirte in mano al Califfo cade come una pera? Eserciti occulti e dubbi

I titoli e l’inganno. «Le milizie libiche sfondano a sirte, l’Isis si ritira». Altri forniscono dettagli sull’offensiva delle forze fedeli al governo di unità nazionale. «I jihadisti in fuga si sono tagliati la barba per non farsi riconoscere». Come se la Libia fosse tornata di colpo un Paese con un governo ed un suo esercito. Miracolo o fandonia. In campo ci sarebbero anche, «forze speciali britanniche e americane, che offrono intelligence, armi sofisticate e la copertura aerea, soprattutto tramite droni di nuova generazione». Strano. Troppi misteri.

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Libia, guerra del dinaro stampato a Mosca o a Londra

È anche guerra delle banconote nella Libia delle fantasie Onu. Nell’est controllato dal governo eletto di Tobruk le banche hanno iniziato a usare nuove banconote, stampate in Russia. Mentre la Banca Centrale di Tripoli controllata dal governo di Fayez al-Sarraj sostenuto dall’Onu ha ricevuto altri 112,5 milioni di dinari in banconote stampate dalla società britannica De La Rue.

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Dalla Libia i finti missili su Lampedusa prima dei migranti veri

Ricordate quando Reagan, 1986, bombardò Gheddafi? Probabilmente no. Allora fu Bettino Craxi a fare la spia avvertendo Gheddafi dell’arrivo dei caccia Usa che lo volevano uccidere. Ed ecco l’invenzione Usa sul missile libico lanciato contro Lampedusa, provocazione Usa per creare caos politico in casa nostra.

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Spazi aerei dalla Libia chiusi, solo esercitazioni Nato? News e dubbi

Notizie che rimbalzano in più lingue sul web. «Weird things are happening in the Mediterranean Sea. Almost simultaneously three countries in the Mediterranean have closed their airspace and territories for aircraft departing from Libya». “Strane cosa stanno accadendo nel Mediterraneo. Quasi contemporaneamente in tre paesi hanno chiuso il loro spazio aereo e i loro territori per gli aerei in partenza dalla Libia”. Strano vero? Se poi aggiungi l’interrogativo di partenza: «Imminent Intervention?».

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Oltre la Libia il caos Sahel e l’islam africano dopo Gheddafi

Per la storia, quasi certamente il britannico Cameron e il francese Sarkozy saranno incolpati del disastro Libia per l’avventata ‘liberazione’ da Gheddafi. Tempi e modi dell’evento. Non per rivalutare il vecchio tiranno, ma per ciò che è venuto dopo. La devastazione del Sahel come seguito ha radice alla guerra del 2011, una guerra che si trasforma subito nel caos che perdura ancora oggi.

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Libia, Isis all’attacco con un attentato kamikaze

Un colpo, durissimo all’illusione che la cacciata dell’Isis potrebbe essere una «passeggiata», spiega Guido Ruotolo, che svela un grave attentato kamikaze praticamente occultato. Libia moderna Tela di Penelope, passi avanti a Vienna e arretramento sul campo. I francesi e gli egiziani con Haftar, gli inglesi con Misurata, noi, gli americani e altri alleati con Serraj. Fare un passo indietro tutti?

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Non soldati ma armi nell’attesa di un «Lawrence di Libia» contro il caos

NIENTE SOLDATI OCCIDENTALI IN LIBIA MA SOLO ARMI. Scorciatoia occidentale al capezzale della Libia a Vienna, in attesa del taumaturgo, del mago. Qualcosa di simile a un moderno Lawrence d’Arabia in grado di risvegliare qual poco che c’è di senso di appartenenza di una nazione. Di un popolo sull’orlo della separazione. Ma ad essere frantumati per primi sono gli interessi del blocco occidentale che appoggia frazione libiche diverse.

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Libia: la favola del governo Serraj che a malapena galleggia

GUIDO RUOTOLO DA OGGI SU REMOCONTRO. Senza una maggioranza parlamentare, Fayez Serraj, il commerciante di Tripoli fatto premier, dà l’impressione di galleggiare, di navigare a vista più che di tentare di portare il Paese fuori dalla crisi. Il generale Haftar ha iniziato la sua Lunga Marcia verso Sirte. E la diplomazia occidentale si divide in contrapposte tifoserie. 

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Libia, Italia bersaglio: agguati armati smentiti e trappole spionistiche certe

Una storia oscura. Il sito d’intelligence israeliano Debka ha descritto una battaglia a est di Sirte in cui le milizie dell’Isis avrebbero attaccato un convoglio di miliziani di Misurata affiancati da ‘marines’ italiani e forze speciali britanniche. Il Ministero della Difesa italiano ha smentito. Mezze verità e mezze bugie? Altre notizie dubbie con l’Italia come bersaglio. Quali trame e quali i protagonisti occulti?

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Libia, attacco all’Italia. O forse no.. Rivelazioni, smentite, sospetti

Il sito di intelligence israeliano Debka ha descritto una battaglia a est di Sirte in cui le milizie dell’Isis avrebbero attaccato un convoglio di miliziani di Misurata affiancati da ‘marines’ italiani e forze speciali britanniche. Il Ministero della Difesa italiano ha smentito: “Notizia priva di fondamento, non ci sono militari italiani in Libia”. Ma Piero Orteca fa di mestiere il ficcanaso. Sempre «La virtù del dubbio»

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Libia, soldati italiani a guardia della missione Onu a Tripoli? Chi riarma la Libia?

Una notizia pubblicata ieri dal Corriere della Sera, sull’invio di 900 militari italiani in Libia e la difesa smentisce. Ma chi è Pinocchio e chi da i numeri? In attesa dei soldati italiani in Libia sbarcano pick up e blindati per l’esercito di Haftar. La nuova partita del petrolio tra fazioni.

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I governi della Libia e le forze in campo oltre l’Isis spauracchio

Alla fine il governo di Tripoli, uno dei tre, cede il passo a quello di unità nazionale di Fayez al Sarraj. Resta il nodo Tobruk. Quel Parlamento ha respinto le sanzioni Onu contro il presidente dell’Assemblea che non ha dato luce verde al governo Sarraj, sostenendo l’esecutivo di Abdullah al-Thinni. Intanto, è corsa alla riapertura delle ambasciate a Tripoli. Ma cosa bolle in pentola nella Libia vera, oltre le finzioni diplomatiche?

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Libia, tensione a Tripoli per il «premier Onu». Gran pasticcio

Alta tensione a Tripoli, dopo l’arrivo via mare del premier libico designato Fayez al Sarraj, accolto con colpi d’arma da fuoco da parte delle milizie che non accettano il governo voluto dalle Nazioni Unite. Le strade della capitale bloccate da gruppi armati. I residenti, intimoriti, si sono ritirati in casa. Botteghe chiuse, coprifuoco di fatto.

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