Il terrorista dell’Emirato britannico

Si chiamava Khalid Masood, cittadino britannico, 52 anni, piccoli precedenti penali, tenuto d’occhio ma non nella lista dei potenziali terroristi. Sale intanto a 5 il bilancio delle vittime. La rivendicazione Isis che si accaparra la follia di Khalid Masood che, al momento sembra aver operato da vero lupo solitario. Otto arresti in un raid a Birmingham, la città musulmana della Gran Bretagna. La moschea di Finsbury Park.

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Attacco al Parlamento di Londra, morti e feriti, terrorismo

Londra, strage cercata di fronte al Parlamento. Cinque morti, quaranta feriti. Ucciso l’assalitore, identità ignota,  in un primo tempo identificato come un noto estremista islamico, Trevor Brooks, Abu Izzadeen dopo la conversione. L’assassino si è lanciato con l’auto a colpire passanti e ciclisti zigzaggando sul ponte di Westminster lasciando a terra morti e feriti. Nel cortile del Parlamento ha poi accoltellato e ucciso un agente prima di essere a sua volta ucciso.

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Vivrà più a lungo la Regina o il Regno Unito?

In caso di morte della Regina scatta l’operazione “London Bridge” che informa il mondo in tempi e modi già decisi. La stessa attenzione e scrupolosità che manca alla Brexit ormai in piena improvvisazione che potrebbe portare alla secessione della Scozia dal Regno Unito.

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Gran Bretagna via dall’Ue e la Scozia scappa in Europa

Da Great Britain a «Little England», e il Regno Unito che rischia di andare in frantumi. La Scozia si ribella all’Inghilterra: non vogliamo la vostra Brexit, il via all’iter per la secessione nel 2019. Dall’Irlanda del Nord al Galles, c’è il rischio che Londra si trovi a dover arginare altre spinte scissioniste

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Theresa May nei guai: su Brexit decide il Parlamento

La Corte Suprema di Londra ha dato per la seconda volta dell’asino al governo britannico sulle norme costituzionali. Per avviare la procedura di uscita dall’Unione europea non basta la decisione del referendum popolare, ma serve un voto del Parlamento, libero di decidere se si o no Brexit nel piano della sua autonomia sovrana. E per il ‘simil tacherismo’ di Tehresa May, diventa ‘hard’ il percorso per arrivare alla decisione parlamentare di uscita, altro che trattativa con Bruxelles.

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Brexit sbattendo la porta e velleità d’Impero

Theresa May prigioniera letteraria di Rudyard Kipling, vive nelle glorie dell’Impero e decide la strada ‘hard’ per la Brexit. E lei, accusata di attendismo (Theresa Maybe, Teresa forse), passa da ‘Kim’, il ragazzo di strada alle prese col ‘Grande gioco della vita’ e non soltanto, e al remake della Lady di ferro, Margharet Thatcher. Risultato scadente su tutti i fronti, ad una prima valutazione.

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Brexit come e quando? Le indecisioni di Theresa May

Che accade in Gran Bretagna? Il fatto che sei mesi dopo aver assunto il comando del Regno Unito sull’onda del referendum sulla Brexit, Theresa May non ha ancora manifestato le sue priorità, speranze e linee rosse nel negoziato sull’uscita dall’Unione che si aprirà a fine marzo. Theresa May non sa cosa dire perché i britannici hanno scelto facendosi ingannare sulla reale posta in gioco in questo divorzio.

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Brexit col mal di pancia. Lascia l’ambasciatore inglese all’Ue

Sir Ivan Rogers, l’ambasciatore britannico all’Unione europea ha dato inaspettatamente le dimissioni oggi. La decisione di lasciare, confermata dal Foreign Office, ha colto di sorpresa Downing Street e priva la Gran Bretagna di uno dei maggiori esperti di Unione Europea, che avrebbe dovuto avere un ruolo di rilievo nelle trattative su Brexit.
Timori di molti a Bruxelles e in altre capitali Ue che il Governo britannico di Theresa May abbia scelto una ‘hard Brexit’, una uscita litigiosa.

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Ma sta Gran Bretagna se ne va o non se ne va?

Britannici pentimenti. Aperta la battaglia alla Corte suprema. Appello del governo contro la ratifica obbligata del referendum Brexit da parte del Parlamento. Un voto sull’uscita dall’Ue che potrebbe consentire ai deputati filo-europei di ritardare l’addio all’Unione. Come da foto, fuori dal palazzo di giustizia si alternano manifestazione di attivisti pro e contro Brexit

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Londra, capitale del riciclaggio di denaro sporco dal Medio Oriente

‘PECUNIA NON OLET’ DETTO IN INGLESE: LONDRA RICICLA TUTTO –
Il ruolo del Regno Unito nella pulizia denaro sporco proveniente dal Medio Oriente. Un nuovo rapporto di Transparency International valuta che tra 36 e 90 miliardi in sterline di denaro sporco viene lavato nel centro finanziario globale di Londra. ‘Pulizie di primavera’, è il titolo del rapporto di denuncia sul ruolo del Regno Unito nel riciclaggio di ricchezza sporca dagli stati della primavera araba»

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Brexit forse No. Sul divorzio con l’Ue decida il Parlamento

«Il principio fondamentale della costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano», decreta Lord Thomas of Cwmgiedd, giudice dell’Alta corte. La Brexit va votata dal Parlamento, non basta il referendum popolare. Ha torto il governo di Theresa May che rivendica il diritto di gestire da subito l’uscita dall’Unione europea. Governo pronto al ricorso alla Corte Suprema. Sterlina in rialzo dopo il verdetto.

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Brexit, indietro tutta ma facendo finta di niente

L’Alta Corte inglese chiamata a decidere su un ricorso presentato a proposito del Trattato di Lisbona. È stato chiesto che la procedura sia avviata con un voto parlamentare dove c’è una maggioranza contraria alla Brexit. Si cerca una soluzione che congeli tutto. Come rimangiarsi tutto, magari piano piano e senza perdere la faccia? Visti i chiari di luna a Londra si è aperta una specie di riffa all’insegna del “si salvi chi può”.

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Brexit numeri segreti da catastrofe. Dopo l’arroganza la paura

Brexit: un documento del Governo di Londra, subito fatto sparire, parla di prospettive apocalittiche per le finanze del Regno Unito. Le previsioni sono molto più buie di quanto si temeva. Il Pil potrebbe crollare di 10 punti nel giro di 15 anni, a livello di quando Londra era sotto le V2 di Hitler. Il crollo delle esportazioni, inoltre, potrebbe incidere per l’astronomica cifra di 81 miliardi di dollari, mentre gli investimenti esteri si ridurranno progressivamente di un quinto.

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Theresa May-be, forse sì forse no e l’«anglo trumpismo»

Theresa May e una Brexit inelegante. Il tira e molla sull’avvio della contrattazione per l’uscita dall’Ue, molto da Suk e poco da City. La minaccia di chiusura per i lavoratori stranieri, Ue compresa e poi la retromarcia quando Merkel s’è arrabbiata. Le emozioni sembrano guidare le scelte del governo della primo ministra britannica, Theresa May, Therese Maybe, forse che si forse che no, e l’«anglo trumpismo».

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Londra applica la Brexit per l’impunità ai suoi militari

Prima deroga decisa da Londra delle norme del diritto umanitario europeo. Brexit di convenienza con alcuni aspetti che dovrebbero far discutere almeno in casa britannica. Londra esenta con una deroga i suoi militari dal rispetto delle norme del diritto umanitario europeo per evitare eventuali procedimenti giudiziari a seguito delle operazioni belliche oltremare. Parliamo dell’Iraq in particolare. 1.374 casi di accuse di abuso, sparizioni e omicidi. Finora, 326 casi risolti con un risarcimento totale di 23 milioni di euro.

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Nuovi sottomarini e missili nucleari per l’Impero britannico dopo l’Ue

I deputati britannici approvano il rinnovo del programma nucleare Trident. Quattro nuovi sommergibili nucleari per trasportare le testate atomiche britanniche. La misura, votata dai conservatori e da metà dei laburisti, costerà almeno 41 miliardi di sterline. Il leader laburista Jeremy Corbyn, pacifista convinto ma leader senza credito, ha votato contro, ma ha dovuto lasciare libertà di scelta ai suoi come per Brexit.

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