venerdì 14 dicembre 2018

Est Europa

Osce, se esisti batti un colpo

Russia e Ucraina la crisi di Natale
Milano, venticinquesimo Consiglio ministeriale dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. I ministri degli Esteri i 57 Stati partecipanti e di 11 ‘Paesi partner’, invitati fissi: Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Marocco, Tunisia sottocasa mediterranea, e Afghanistan, Australia, Corea del Sud, Giappone, Thailandia dall’Asia lontana e oltre. Sfida generale, provare a dimostrare di servire realmente a qualche cosa. A giro stretto, verifica immediata, riuscire e mettere un freno alla crisi ormai endemica tra Ucraina e Russia che accelera sul fronte del mar Nero me che prepara un caldissimo inverno da qui al Donbass e alla elezioni politiche ucraine di primavera. Sull’Huffington Post Umberto di Di Giovannangeli ci precisa che i ministri veri saranno solo 40, poi un po’ di vice, 80 ‘capo delegazione’ e circa 1400 delegati. Speriamo servano a qualcosa, oltre agli acquisti di Natale per cui Milano ringrazia.

Chi viola gli accordi di Minsk

Enzo Moavero Milanesi, ministro di passaggio ma diplomatico di mestiere, va subito al punto: «Applicare e subito gli accordi che le parti hanno firmato a Minsk». Sì, caro ministro, ma finora a litigare per primi sono stati gli arbitri che avrebbero dovuto fischiare i falli commessi dalle due squadre. Peccato che anche l’Osce somigli più ad una gita di tifosi in trasferta più che di arbitri a disquisire di regole da rispettare. Altro che VAR a bordo campo, sopratutto dopo l’incidente molto poco casuale nel Mare di Azov, con l’arresto di marinai ucraini da parte di Mosca il 25 novembre. Il loro rilascio anticipato sarà la mossa di dialogo attesa, ma il clima che si respira resta quello di una nuova Guerra fredda. A dimostrarsi subito Capo Tifoso, lo statunitense Wess Mitchell che non ha dubbi sul colpevole Russia, sorvolando su tutta la Minsk di autonomie mai iniziate.

Ucraina, Nagorno-Karabakh, Georgia e Transnistria

Tifoserie organizzate e replica ai massimo livelli. Serghei Lavrov, ministro degli esteri russo, con ‘ripassino storico’ per smemorati o asini: «Il sostegno dato da alcuni degli Stati presenti al colpo di Stato in Ucraina, pressioni in Macedonia, l’ampliamento della Nato e il suo potenziamento sul fianco orientale, il rafforzamento dello scudo antimissilistico e degli Stati Uniti e le sanzioni illegali internazionali contro Mosca». Qualche forzatura, ma lì attorno ruotano i veri problemi. Proposta per andare oltre il bla bla: “Contatti regolari fra militari che l’Occidente e non vuole ripristinarli”. Prima di rischiare di picchiarci, parliamone. Va detto che l’Osce ha osservatori solo nell’est ucraino, in Donbass, nelle regioni separatiste filo-russe, ma non in Crimea. Accusa finale di Lavrov agli arbitri accusati d’essere molto ‘vichinghi’: «Gli accorsi di Minsk costantemente sabotati da Kiev, il cui regime si avvale della piena impunità da parte dei suoi protettori internazionali», e Lavrov si fa strabico un occhio a Washington e l’altro a Bruxelles.

L’Ue che ci prova, Usa permettendo

Federica Mogherini mediatrice. «Chiediamo alla Russia di rilasciare navi e marinai senza ulteriore indugio e di garantire il passaggio libero allo stretto di Kerch». Deescalation della crisi, l’obiettivo. Affermazione di rito sulla Crimea ucraina, anche dall’Ue la richiesta a Kiev di attuare veramente gli accordi di Minsk. Esce allo scoperto persino l’anonimo e semisconosciuto segretario generale Osce, Thomas Greminger. Misk che, nonostante la violazione dei principi quest’ultimi “rimangono validi”. Previsioni del tempo, nuovo vento gelido dall’Est sull’Europa. Dopo di che uno si legge Corrado Maria Daclon Docente di geopolitica, fondatore e segretario generale della Fondazione Italia Usa, e si consola. Un intelligente parallelo, il conflitto nel 2008, tra Russia e Georgia, fronte separatista dell’Ossezia del Sud e i parallelismi con l’Ucraina sono molti. Problemi di territori ma sopratutto di energia. La Russia che tende sempre più a divenire un “petro-Stato”. E gli Stati Uniti che quasi sfacciatamente hanno fornito appoggio alle ‘rivoluzioni colorate’ di Georgia, Ucraina ed Uzbekistan, il tutto in funzione di contenimento della Russia.

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Le SS Waffen «Galicina»

Nazisti a Leopoli. ‘Un tranquillo sabato pomeriggio a Leopoli, L’vov, capitale dell’Ucraina occidentale’, racconta Yurii Colombo. Tute mimetiche, teste maschili rasate a zero e ragazze bionde in costume tradizionale che attraversano la città in corteo alternando saluti nazisti a slogan contro il mondialismo. Non la solita manifestazione della estrema destra ucraina col richiamo a Stepan Bandera, leader fascista ucraino fatto eroe dalla Maidan.
«Peggio», dice Yurii. Marcia per il 75esimo anniversario delle SS Waffen «Galicina», una divisione ucraina incorporata nell’esercito nazista durante l’ultimo conflitto mondiale. Al termine della manifestazione, autorizzata dalle autorità locali, sul grande palco allestito nella piazza principale comizi conclusivi al grido di «SS Galicina eroi per sempre» e foto ricordo dei partecipanti sotto il monumento a Bandera.

Codardi feroci

Le SS Waffen «Galicina» furono create nel 1943 per supportare la Wermacht sul fronte orientale, arrivando ad arruolare 80mila volontari. Grande adesione ideologica e posa sostanza militare. L’Armata Rossa le schiacciò a Brody nell’estate del 1944, bollati dai tedeschi di ‘codardia di fronte al nemico’.
I superstiti poco eroici della ‘Galicina’ combatterono a fianco dei nazisti contro la resistenza ceca, francese e yugoslava, e lì furono ‘bravi’. Si distinsero -narra la storia- solo per brutalità nei confronti della popolazione civile come nel caso del massacro di Guta Penyazka in Polonia dove bruciarono 172 case e massacrarono 500 persone compresi donne e bambini.

Salto di qualità

La manifestazione di sabato, figlia della legge «sull’eroismo dell’Esercito nazionale ucraino». Equivoci sul significato di eroismo a soprattutto di democrazia, denunciano 57 parlamentari del Congresso americano che si sono rivolti al Dipartimento di Stato «perché intervenga per far cessare questo scandalo». Risposta di Mike Pompeo improbabile. Legge che ha trasformato i collaboratori dei nazisti in eroi e fatto diventare reato penale la negazione di certo ‘eroismo’.
Distratti a Kiev e non solo, su quei gruppi paramilitari di ‘eroi’ che con i nazisti e furono responsabili in Ucraina dell’uccisione di migliaia di ebrei, di 70-100mila polacchi e di altre minoranze etniche.

Vergognosi silenzi

Imbarazzato silenzio dall’Ue, e opportunistica ‘distrazione’ ufficiale Kiev, per paura di perdere le generose sovvenzioni dagli Usa.
Ma intanto a Leopoli, il 20 aprile, nell’anniversario della nascita di Hitler, un’insegnante delle superiori, Mariana Batyuk, ha tenuto una lezione sul Fuhrer ai suoi studenti, definendolo «un grande uomo» e leggendo «meravigliosi» passi del Mein Kampf.
Lo racconta Yurii Colombo sul Manifesto -fonte di sinistra sospetta per alcuni-, ma a denunciarlo sono sempre quei 57 parlamentari Usa, fonte politicamente indiscutibile, dato l’argomento. Lezioni di tal genere, hanno concluso i deputati, «si sono tenute un po’ dappertutto nell’ovest ucraino»

 

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