Il presidente Usa contro il papa americano. «Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare». Ma c’è ancora qualcheduno nel mondo che crede che l’attacco israelo-americano all’Iran sia legato davvero ad un pericolo di bomba atomica? Dichiarazione statunitense ancora più grave –quasi una provocazione voluta-, che arriva a poche ore dalla visita del Segretario di Stato Marco Rubbio in Vaticano, che aveva – o avrebbe avuto – tra gli obiettivi quello di ricucire i rapporti con la Santa Sede dopo lo scontro tra il Pontefice e Washington delle ultime settimane.
La replica di Parolin. «Il Papa va avanti per la sua strada, nel senso di predicare il Vangelo, la pace come direbbe San Paolo in ogni occasione opportuna e inopportuna». Così il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin a margine delle celebrazioni dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, rispondendo ai giornalisti sull’attacco di Trump. «Anche di fronte a questi nuovi attacchi io non so se il Papa risponderà». Per Parolin, Prevost «ha dato una risposta molto, molto cristiana dicendo che lui sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace. “Che questo possa piacere o non possa piacere è un discorso – ha sottolineato – capiamo che non tutti sono sulla stessa linea; però diciamo che quella è la risposta del Papa”.
Quando il Papa ebbe il coraggio di contestare Hitler per difendere un suo cardinale. Quando Papa Pacelli, Pio XII, difese il cardinale Mundelein, americano, che aveva attaccato Hitler (https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-05/eugenio-pacelli-pio-xii-convegno-roma-santa-maria-sopra-minerva.html). Pacelli a fianco di Pio XI come segretario di Stato e la difesa del cardinale arcivescovo di Chicago, George William Mundelein, il quale il 18 maggio 1937 in un discorso a porte chiuse con i suoi preti aveva pronunciato parole durissime contro Adolf Hitler: «Forse mi domanderete come sia possibile che una nazione di sessantasei milioni di uomini, e di uomini intelligenti, si voglia sottomettere a uno straniero, a un tappezziere austriaco, e uno schiappino per giunta, a quanto mi dicono, e a pochi soci come Goebbels e Göring i quali decidono di ogni mossa del popolo germanico».
Il 24 maggio l’ambasciatore tedesco von Bergen chiede di vedere il cardinale segretario di Stato, al quale consegna un foglio in cui è trascritta una dura protesta del governo di Berlino per le parole dell’arcivescovo di Chicago. Pacelli risponde a voce, e la protesta veniva rispedita con forza al mittente: la Santa Sede chiedeva conto al governo del Reich delle tante proteste per la violazione del concordato rimaste senza alcuna risposta. Il 29 maggio l’incaricato d’affari dell’ambasciata tedesca Fritz von Menshausen consegnava una nuova minacciosa nota a Pacelli, il cui scopo era quello di ottenere una pubblica sconfessione di Mundelein da parte del Vaticano. Tutto molto simile all’attuale Casa Bianca, ma col rispetto almeno della regole formali.
Papa Ratti convoca una riunione dei cardinali della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari il 20 giugno 1937. Relazione introduttiva affidata al cardinale Pacelli. «La Santa Sede non può essa stessa correggere o deplorare il discorso dell’Em.mo Mundelein. Sarebbe un atto di debolezza che non farebbe che rendere ancora più superbi i capi del nazionalsocialismo e lo stesso Hitler, che nella sua auto-illusione crede che tutto il mondo debba subito inchinarsi dinanzi a lui». «L’auto illusione di chi crede che tutto il mondo debba subito inchinarsi dinanzi a lui». Non suggerisce un pensiero di attualità anche a voi? Assieme alla singolare coincidenza ‘giornalistica’ da parte di VaticanNews?