A fare il punto di quel ‘vuoto collettivo’ giovedì 16 aprile a Milano, alla Casa della Cultura, è stato presentato il libro «Quando c’era l’Unità». Un volume che raccoglie testimonianze di 39 ex firme del quotidiano.
Una serata ricca di spunti di riflessioni, di Amarcord, un tuffo nel passato dove ognuno dei presenti ha tracciato la sua personale esperienza nel quotidiano fondato da Antonio Gramsci ‘nel settembre del 1923’, un anno dopo la Marcia su Roma e un anno prima dell’omicidio di Giacomo Matteotti, senza dimenticare che «dal ‘27 al ‘45 il giornale uscì in modo clandestino». Cuperlo ha svelato un aspetto divertente della sua militanza quando da giovane quindicenne della FGCI, a Trieste, andava in casa dei vecchi compagni per distribuire le sue 15 copie dell’Unità e ne usciva alticcio a causa dei numerosi caffè corretti che gli venivano offerti con generosità per sostenere le rigidità del clima e della Bora che soffiava impetuosa.
Cuperlo ha poi descritto il lapidario commento di Fortebraccio (Mario Melloni) che commentò la morte di Enrico Berlinguer sull’Unità con la celebre frase: «È stato un uomo politico. Vi pare una banalità?», per sottolineare la straordinaria dedizione alla politica del segretario del PCI che portò il partito a un soffio dal sorpasso della Dc anche grazie a un giornale di partito, che aveva contribuito a conquistare l’egemonia politica in campo informativo anche perché aveva tra i suoi collaboratori il filosofo della scienza Ludovico Geymonat, Hemingway, Quasimodo, Italo Calvino, Cesare Pavese, Elio Vittorini.
Non sempre anche se il tempo che scorre tende ad edulcorare i ricordi e a stemperare i fallimenti. Luciano Fontana, il direttore più longevo del Corriere della Sera dal dopoguerra con 11 anni di direzione alle spalle, e giornalista dell’Unità dal 1986 al 1996, ha rivelato, ad esempio, quanto a Massimo D’Alema, fare il direttore del giornale del partito interessasse poco e «preferisse parlare con i colleghi della redazione politica e giocare al computer ai videogiochi». O quando arrivò all’Unità nel 1990, e il mondo stava davvero cambiando, il primo direttore non politico, cioè non proveniente dalla classe dirigente del Pci, Renzo Foa: una piccola rivoluzione!
Quanto al lascito personale e professionale di quella esperienza straordinaria Fontana ha ricordato «il rigore, la serietà, l’attenzione alla organizzazione», tutti elementi che gli sono serviti al Corriere «per la trasformazione digitale del maggior quotidiano del paese che oggi vanta 780mila copie di abbonamenti digitali». Poi Fontana ha sottolineato con ironia la complessità giornalistica di redigere ai tempi i «resoconti del Comitato centrale» ma senza indulgere in nostalgie consolatorie non ha tralasciato il fatto che ci siano stati «imperdonabili sperperi ed errori strategici che hanno portato nel tempo al declino del quotidiano».
Rinaldo Gianola ha ricordato quando la vecchia Unità chiude e arrivano i proprietari privati con un direttore, Furio Colombo, della Columbia University di New York «capace di parlare a mondi diversi». Sono i tempi dell’attacco allo Statuto dei lavoratori e «la crisi del sistema dell’informazione rende sempre più difficile dare sale alla democrazia». E soprattutto su una vicenda strategica per l’economia del paese che si poneva la domanda se il mondo delle cooperative rosse dovesse limitarsi ad occuparsi di grande distribuzione o potesse accedere al mondo bancario sia rimasta nell’immaginario collettivo, forse anche per una debolezza informativa, la famosa frase «abbiamo una banca» di Fassino.
Nessuno ricorda più quando si trattò di trovare in fretta un acquirente al gruppo Sai Fondiaria in difficoltà e gli esponenti del capitalismo italiano bussarono alla porta delle cooperative rosse emiliane perché, questa volta, ne avevano bisogno. Ma ormai l’Unità era una barca in tempesta. Eppure alla fine della serata si respirava la nostalgia di quella irripetibile esperienza informativa che ha segnato, con la sua testimonianza diretta e la responsabilità di informare in modo onesto, la vita dei momenti più importanti del paese.