E l’eccezione Deir al-Balah è stata scelta perché è l’unica zona relativamente meno colpita dai bombardamenti israeliani. Raid che non sono finiti nonostante la tregua: Israele continua a colpire Gaza quasi ogni giorno. Ieri altri tre palestinesi, tra cui due poliziotti, sono stati uccisi da un drone a Sheikh Radwan, a nord di Gaza City. Durante l’offensiva israeliana scattata dopo il 7 ottobre, Deir al-Balah è diventata un punto di raccolta per decine di migliaia di sfollati, accrescendo la pressione sui servizi pubblici essenziali, non a caso al centro della campagna elettorale cominciata 14 giorni fa e sviluppatasi in gran parte sui social. Pochi gli striscioni e i cartelli elettorali nelle strade. Troppo pericoloso.
«Pace e Costruzione», «Deir al-Balah ci unisce», «Futuro di Deir al-Balah» e «Rinascita di Deir al-Balah» sono i nomi delle liste. Indicano una convergenza su programmi di carattere tecnico-amministrativo, in apparenza lontani da ideologia e politica. Una scelta politica e non soltanto formale da parte degli elettori comunque aggregati da infiniti esodi e persecuzioni. Michele Giorgio su Manifesto racconta della priorità del vivere tra quei sopravvissuti. «Gli elettori sperano che, nonostante le grandi difficoltà nel reperire risorse finanziarie, materiali da costruzione e pezzi di ricambio a causa delle pesanti restrizioni israeliane all’ingresso degli aiuti a Gaza, il nuovo consiglio comunale riesca ad alleviare almeno in minima parte la crisi umanitaria e la carenza di servizi. Soprattutto la penuria d’acqua potabile, uno dei problemi quotidiani più gravi: nelle case l’acqua arriva, quando va bene, solo una volta ogni 4-5 giorni».
La politica, però, conta e anche molto nel voto di oggi a Deir al-Balah. Strategica a contradditoria assieme. Hamas, che boicotta le amministrative che le denuncia come un riconoscimento di fatto di Israele previsto dalla legge elettorale imposta. E l’Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen, che invece accetta e propone una propria lista ‘indipendente’, «Deir al-Balah ci unisce», guidata da Adnan Al Fleit. Ufficialmente un tecnico, Al Fleit ha una lunga esperienza nel settore bancario, prima alla Bank of Palestine e poi alla Palestinian Islamic Bank, e anche lui parla di servizi: acqua, strade, fognature, rimozione delle macerie e altro ancora. Hamas, come movimento politico, invece tace e si limita a ripetere che rispetterà il risultato delle votazioni. «In realtà la leadership di Hamas assegna molta importanza a questo voto, per due ragioni», spiega Aziz K., giornalista di Gaza. «La prima è testare la sua popolarità dopo il 7 ottobre 2023 e le sofferenze provocate dal conseguente attacco israeliano contro Gaza. La seconda è rinunciare al governo della Striscia sapendo allo stesso tempo che manterrà la propria presenza politica attraverso liste elettorali o partiti affiliati».
Se Adnan Al Fleit e la sua lista vinceranno con un margine ampio, come è probabile, Hamas potrà affermare di mantenere consensi significativi nella Striscia nonostante la guerra. Segnalerà inoltre di essere pronto a cedere il governo di Gaza al Comitato tecnico palestinese (Ncag), emanazione del Board of Peace di Donald Trump. Al Cairo, infatti, proseguono gli incontri tra il capodelegazione di Hamas, Khalil al-Hayya, il rappresentante del Board of Peace Nikolay Mladenov e gli inviati americani. Ma non si segnalano progressi però. Gli Stati uniti condividono la posizione di Israele: la ricostruzione di Gaza da parte del Ncag avrà inizio solo dopo il disarmo di Hamas. Ma soprattutto, oggi Trump e i suoi ‘Stati satelliti’ inseriti nel Board, caricatura di Onu privato, , oggi hanno ben altri guai fa affrontare a boro Medio Oriente. All’esito del voto a Deir al-Balah guarderà con attenzione anche Fatah. Il partito spina dorsale dell’Anp controlla a Deir al Balah una delle liste in corsa e spera che le conseguenze catastrofiche dei bombardamenti giochino a sfavore di Hamas. Nei desideri, o meglio nei sogni, di Hussein Sheikh, vice di Abu Mazen e già leader di fatto al posto del presidente, molto anziano e malato, un risultato modesto per Hamas fornirebbe argomenti all’Anp per proporsi, presso l’amministrazione Trump, alla guida della Striscia aggirando il veto di Israele.
«In Cisgiordania, invece, Fatah e le liste «indipendenti» affiliate vinceranno ovunque con grande facilità perché, oltre ad Hamas, il voto è boicottato anche dal Fronte popolare (sinistra), dal Jihad islamico e in parte dall’Iniziativa nazionale del dottor Mustafa Barghouti, che contestano la legge elettorale condizionata al riconoscimento di Israele e dell’Olp come unico rappresentante del popolo palestinese».
Addirittura, a Nablus, seconda città della Cisgiordania, e a Ramallah, ‘capitale’ dell’Anp, i candidati delle liste di Fatah assumeranno il controllo dei consigli comunali per acclamazione, non avendo avversari, sottolinea Michele Giorgio. «La vittoria incontrastata delle liste di Fatah in due città delle dimensioni di Nablus e Ramallah», spiega l’attivista ed ex consigliere comunale Omar Assad, «è il segno di una crisi grave, la cui causa principale è la legge elettorale che ha estromesso forze e gruppi politici molto importanti e persino i veri indipendenti».