Nel parlamento ungherese ci sono 199 seggi: in base ai risultati (e a un conteggio piuttosto complicato) ne verranno assegnati 138 a Tisza, 55 a Fidesz e 6 al partito di estrema destra Movimento Nostra Patria. È una vittoria schiacciante per Tisza, che avrà il sostegno di almeno due terzi del parlamento (133 seggi) necessari per cambiare e approvare le leggi più importanti.
Da quando era stato eletto per la prima volta primo ministro, nel 2010, Orbán è sempre riuscito a vincere grazie al controllo che il suo partito, Fidesz, ha imposto sulle istituzioni e sui mezzi di comunicazione ungheresi. Questa volta però le elezioni si sono tenute in un contesto molto diverso: per mesi Magyar ha tenuto comizi in tutta l’Ungheria, e attorno a lui si è creato un clima di grande entusiasmo. Diversi partiti dell’opposizione avevano deciso di ritirarsi invitando i loro elettori a votare per lui.
Magyar non ha idee molto diverse da Orbán: è anche lui un politico conservatore (dopotutto lui, e pure molti altri esponenti di Tisza, provengono da Fidesz). In campagna elettorale ha parlato soprattutto di due temi. Il primo è la corruzione di Orbán e di tanti altri importanti esponenti di Fidesz. Il secondo è il modo in cui Orbán e Fidesz hanno esteso il loro controllo su gran parte delle istituzioni pubbliche in Ungheria.
Con la riforma del 2011 il governo di Orbán aveva esteso le cosiddette ‘leggi cardinali’, – leggi costituzionali che possono essere approvate solo con due terzi del parlamento -, sulla magistratura, il sistema elettorale, della gestione dei media e delle finanze pubbliche, ma anche delle politiche familiari e del rapporto fra lo Stato e la Chiesa. Con più di 133 parlamentari, Magyar avrà sufficiente potere per intervenire anche in questi ambiti, anche se le sue leggi potrebbero comunque essere bloccate dai principali tribunali del paese, guidati in molti casi da alleati di Orbán.
La sconfitta di Orbán porterà cambiamenti importanti anche nell’Unione Europea. Orbán infatti ha spesso ostacolato le decisioni dell’Unione. Sia il governo della Russia che quello degli Stati Uniti lo hanno sostenuto, sperando di avere un governo amico nell’Unione Europea. Sostegno personale di Giorgia Meloni noto, che ora per lei diventa un altro piccolo No referendario. Magyar in generale viene considerato più filoeuropeo e meno vicino alla Russia di Orbán: lui però fino a qui ha preferito non esporsi troppo sui temi di politica estera, ed è molto difficile capire quanto le sue opinioni su questi temi siano diverse.
Nella notte di domenica migliaia di persone a Budapest, la capitale, hanno riempito le strade e la metropolitana che porta alla piazza davanti alla sede del parlamento, per festeggiare la fine del governo di Orbán.