Volodymyr Zelensky si è detto «pronto a compiere un passo simmetrico e a rispettare la tregua», ma allo stesso tempo è tornato a criticare l’atteggiamento di Mosca verso i negoziati e a mettere in dubbio la reale volontà di Vladimir Putin di porre fine al conflitto, riporta sul Manifesto Sabato Angieri. Pessimismo politico contrastato dal suo consigliere e capo dei servizi segreti militari Kyrylo Budanov, del GUR,che in un’intervista a Bloomberg ha dichiarato: «in linea di principio, ora tutti comprendono chiaramente i limiti di ciò che è accettabile. Si tratta di un progresso enorme».
Secondo Budanov uno dei risultati chiave dei negoziati di pace sarebbe quello di «mantenere l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump impegnata nel ruolo di mediatore». E Trump uomo di pace tra Iran e Gaza, suscita molte perplessità. Incerta tregua iraniana permettendo, diversi alti funzionari ritengono che la settimana prossima gli inviati speciali della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbero recarsi a Kiev in quella che sarebbe la loro prima visita in Ucraina dall’inizio della guerra.
Zelensky aveva prima annunciato di aver concordato con la parte americana «un incontro trilaterale nel prossimo futuro oppure un formato in cui il gruppo americano verrà da noi, e probabilmente poi andrà dai nostri vicini». Barlume di ottimismo subito rivisto e corretto. Ieri invece, si dichiara è piuttosto scettico sulla reale attuazione di questo piano. Secondo un funzionario statunitense anonimo citato da Bloomberg, una visita a Kiev è stata effettivamente discussa «ma la Casa Bianca non ha ancora fissato una data». Si, no, forse.
Da Mosca il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha fatto sapere che «la parte russa non è a conoscenza di piani certi per l’eventuale incontro e che le informazioni finora sono arrivate solo dalle dichiarazioni ucraine». Il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha inoltre aggiunto che i contatti diplomatici per la risoluzione del conflitto sono effettivamente proseguiti «in modo informale e riservato». Secondo Lavrov «I mediatori, che i nostri colleghi Usa si erano offerti di essere, sono attualmente impegnati in altre faccende, e poiché hanno la stessa squadra per tutte le direttrici della politica estera, si è creata una certa pausa».
A livello ufficiale le trattative sull’Ucraina – sempre Angieri -si sono arenate da quando è scoppiata la guerra in Iran. Secondo Kiev non sono arrivate dai partner le garanzie di sicurezza necessarie per concludere i negoziati e perciò al momento «è inutile parlare di cessione di territori». Tra le questioni sul tavolo, le più importanti per gli ucraini restano il finanziamento all’esercito, la fornitura di sistemi di difesa aerea e gli accordi con gli alleati in caso di nuova aggressione russa.
Il presidente ucraino si è nuovamente detto «pronto a incontrare Vladimir Putin, ma né a Mosca né a Kiev». Ma il mondo sembra ormai preoccupato di altro rispetto ad una guerra tanto lunga da diventare consueta tra i tanti mali del mondo, che non riesce neppure più ad indignare.